Scultura dal passato. In mostra ad Ancona

La Mole-Magazzino Tabacchi, Ancona – fino al 7 maggio 2017. Quaranta fra i più grandi scultori del Novecento, da Marino Marini a Mimmo Paladino, dialogano con gli spazi della Mole Vanvitelliana. In una mostra che regala al pubblico un approccio emotivo ai lavori esposti.

Ecce Homo - Fausto Melotti - Mole Vanvitelliana, Ancona 2016 - photo Roberto Cicchinè
Ecce Homo - Fausto Melotti - Mole Vanvitelliana, Ancona 2016 - photo Roberto Cicchinè

CORPO, MATERIA E CORTOCIRCUITI
Una serie di opere realizzate dai principali scultori di figura italiani creano ad Ancona dei veri e propri cortocircuiti nella connessione tra loro e con lo spazio. Così la pittura materica di Enzo Cucchi è messa in prospettiva con la ceramica di Luigi Ontani; i bronzi di Arturo Martini con il mare e la pioggia artificiali di Gino Marotta; la scacchiera di Enrico Baj è guardata dalle sculture di Mirko Basaldella e da Apollo e Dafne di Alik Cavaliere; la figura di Tebe di Giacomo Manzù si distende accanto alla potente installazione dei Dormienti di terracotta di Mimmo Paladino, mentre poco oltre svettano i Sette savi di Atene di Fausto Melotti, esposti per la prima volta fuori da Milano.
Tema cardine della mostra è “corpo e materia” e gli ideatori – Comune di Ancona e Fondazione Cariverona – in un’epoca che va verso la smaterializzazione, nell’arte come nella vita, hanno trovato opportuno indagarlo attraverso gli artisti più significativi del secondo Novecento. La mostra è un’occasione culturalmente importante per la città, dal punto di vista qualitativo delle opere esposte, ma suscita alcune perplessità: è davvero attuale parlare di fisicità della scultura, di materia, oggi? Ed esiste ancora per gli artisti un “rapporto creativo tra l’uomo e la materia”? In che modo? Il senso storico con cui il tema è indagato mi sembra contrastare con la scelta dell’approccio emozionale, e l’interazione delle opere tra loro genera un po’ di confusione, anche nell’allestimento, dove i materiali interferiscono eccessivamente con i lavori, alterandone a volte il significato stesso.

Ecce Homo - Mimmo Paladino - Mole Vanvitelliana, Ancona 2016 - photo Roberto Cicchinè
Ecce Homo – Mimmo Paladino – Mole Vanvitelliana, Ancona 2016 – photo Roberto Cicchinè

VALORIZZARE IL PRESENTE?
Alcune delle sculture, secondo la comunicazione ufficiale, “rimarranno alla Mole in permanenza e qui saranno riallestite, al fianco di esibizioni temporanee degli anni successivi”. Questa operazione potrebbe risultare piuttosto ambigua: è la città a guadagnarci o sono piuttosto le collezioni private a valorizzarsi grazie alle esposizioni? Non sarebbe meglio sfruttare l’opportunità che il rapporto con importanti fondazioni e collezioni nazionali offre, per avviare una politica culturale di studio dei tanti artisti marchigiani che hanno percorso le molteplici correnti dell’arte contemporanea? Non nel senso dell’autoreferenzialità localistica, ma in quello di una sincera contestualizzazione in un panorama nazionale; tanti sono i nomi già storicizzati che aspettano di essere valorizzati come Eliseo Mattiacci, Arnaldo Pomodoro, Pericle Fazzini; pittori come Osvaldo Licini, lo stesso Cucchi; gli iniziatori di generi come la videoarte – Mario Sasso – e della street art – Blu –…

A SOSTEGNO DEI GIOVANI
Non sarebbe inoltre opportuno pensare a un sostegno per la nuova produzione, ad attrarre nuove voci di giovani artisti in un sistema laboratoriale, che è quello che sembra dare oggi nuove opportunità all’arte contemporanea, anche al di fuori dei sistemi stagnanti? Oppure pensare alla Mole come un centro di coordinamento delle diverse realtà regionali di produzione artistica che operano da anni sul territorio? In realtà tutto ciò è dichiarato sulla carta, e la mostra Ecce homo viene descritta come “il capitolo fondamentale di un progetto più ampio, destinato a farne un sistema culturale capace di ospitare produzione, formazione, programmazione ed esposizione culturale ed artistica”. L’augurio è che ciò avvenga, perché oggi la mostra, priva di altre azioni, pur rimanendo assai suggestiva, sembra essere decontestualizzata dal territorio che la ospita, creando uno spiazzamento temporale verso il passato: su corpo e materia ben altre voci e linguaggi artistici potrebbero esprimere l’attualità.

Annalisa Filonzi

Ancona // fino al 7 maggio 2017
Ecce Homo
a cura di Flavio Arensi
LA MOLE – MAGAZZINO TABACCHI
Banchina Giovanni da Chio 28
071 2225011
[email protected]
www.lamoleancona.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57123/ecce-homo-da-marino-marini-a-mimmo-paladino/

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.