È morta la grande artista e coreografa italo-americana Simone Forti. Aveva 91 anni
Forti, tra le massime esponenti della post-modern dance, aveva contribuito al Fluxus e aveva ricevuto il Leone d'Oro alla Carriera nella Danza alla Biennale di Venezia
È morta a 91 anni la famosa artista Simone Forti, coreografa italo-americana tra le massime esponenti della post-modern dance. A dare la notizia è la galleria che l’ha rappresentata dal 2018, Raffaella Cortese: “La ricordiamo con affetto, ammirazione e profonda gratitudine e restiamo impegnati a tramandare la memoria della sua straordinaria opera”.
Chi era Simone Forti
Forti è nata a Firenze il 25 marzo 1935, in una famiglia ebrea: nel 1938, anno di emanazione delle leggi razziali, la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti. Forti ha frequentato il Reed College a Portland, in Oregon, prima di abbandonare gli studi e trasferirsi a San Francisco, dove iniziò a studiare con la ballerina Anna Halprin, il cui approccio aperto all’improvvisazione ebbe un grande impatto su di lei. Lavorò con Halprin per anni, prima di trasferirsi a New York con l’allora marito e artista Robert Morris nel ’59.

L’esplosione della carriera di Simone Forti: New York, Roma
A New York Forti contribuì al nascente movimento Fluxus: tra il 1960 e il 1961, nell’ambito della Chambers Street Loft Series (ospitata da Yoko Ono), presentò in anteprima le Dance Constructions, opere che avrebbero trasformato il futuro della coreografia e della danza. Trascorse un anno a Roma, dal 1968 al 1969, dove ha utilizzato gli spazi de L’Attico per studiare ed esibirsi. Andò spesso allo zoo, che influenzarono le performance e i disegni poi noti come Animal Studies. “Cari amici, voglio condividere con voi il mio dolore per la morte di Simone Forti. Simone è stata una fonte d’ispirazione molto importante per il mio lavoro. “Danza-costruzioni”, nell’ottobre 1968 a l’Attico di piazza di Spagna, è stata la prima performance in Europa in assoluto, il via libera alla presenza di corpi, oltre a quadri e sculture, in una galleria d’arte. Grazie Simone“, l’hanno ricordata Fabio ed Elsa Sargentini dell’Attico.
Il ritorno a Los Angeles, Logomotion e l’arte minimale
Dopo aver vissuto per un periodo in comunità a Woodstock, dagli Anni ’70 cominciò a insegnare al California Institute of the Arts: qui tenne per decenni dei famosi workshop, i cui studenti spesso diventavano suoi collaboratori. Nel ’98 tornò a Los Angeles e si concentrò sulla Logomotion – che includeva le News Animations, improvvisazioni che rispondevano ai titoli dei giornali – e si esibì da The Box L.A. per molti anni. Qui, con Yvonne Rainer e Steve Paxton, presentò in anteprima l’opera Tea for Three (2016). E infatti il suo lavoro è considerato un precursore del celebre Judson Dance Theater – un gruppo di artisti che sperimentavano con la danza, tra cui Trisha Brown e gli stessi Paxton e Rainer – e della Minimal Art, sebbene lei preferisse essere definita solo come “artista del movimento”.

Il successo e il Leone d’Oro alla Carriera nella Danza alla Biennale di Venezia
Forti ha scritto numerosi e influenti libri d’artista – il più famoso è Handbook in Motion – e le sue opere sono state esposte e collezionate in tutto il mondo: tra le mostre più famose, quella al MoMA del 2018 e quella al MOCA di Los Angeles nel 2023, anno in cui ha anche ricevuto il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia. Forti non ha mai smesso di sperimentare.
Il ricordo della Biennale di Venezia
“Il Presidente, il Direttore generale, la Responsabile dell’Archivio Storico, il Direttore artistico del Settore Danza, il Consiglio di amministrazione e la Biennale di Venezia tutta, esprimono il loro cordoglio per la scomparsa della grande artista e coreografa Simone Forti, Leone d’oro alla carriera del 2023, figura seminale della postmodern dance americana e della performance che ha rinnovato costantemente investendo tutte le arti”, hanno fatto sapere dalla Biennale di Venezia. “Presente numerose volte alla Biennale nei suoi diversi settori, Simone Forti aveva partecipato alla 39. Biennale Arte del 1980 nella sezione dedicata a L’arte negli anni Settanta – film e videoproduzioni di artisti che lavorano in performance curata da Achille Bonito Oliva, Michael Compton, Martin Kunz, Harald Szeemann; mentre alla Biennale Danza del 2018 veniva presentato An Evening of Dance Construction (2009), il film che ripropone quelle danze radicalmente nuove diventate leggendarie che la Forti aveva originariamente presentato nel loft/studio di Yoko Ono nel 1961, serie poi ricostruita per il Museum of Contemporary Art (MOCA) nel 2004; fino al 2023, quando le viene attribuito il Leone d’oro alla carriera al 17. Festival Internazionale di Danza Contemporanea per “un corpus di opere – performance, disegni, film, video, fotografia, installazioni e scritti – sorprendente per varietà e unico per capacità visionaria” come recitava la motivazione del direttore Wayne McGregor. E proseguiva: “Autodefinitasi artista o movement artist, così da non costringersi nelle convenzioni e ortodossie dell’essere una ‘coreografa’, Simone Forti si è sempre mossa liberamente e senza confini tra mondi creativi, intrecciando diverse discipline e – facendo questo – ha sostenuto la superiorità del corpo, o piuttosto ‘il pensare con il corpo’ come forza di sperimentazione, azione e (re)invenzione”.
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