A Roma va in scena il “Tancredi” di Emma Dante tra folklore e tragedia

Dopo oltre vent’anni l’opera "seria" di Gioacchino Rossini torna al Teatro dell’Opera della capitale. In una cornice da teatro dei pupi, la parte del protagonista Tancredi è affidata al controtenore Carlo Vistoli

La Sicilia rosso fuoco, il voluto folklore del Teatro dei Pupi, un’orchestrazione misurata e delicata, il meccanismo del doppio, in aperto dialogo con il titolo della stagione 2025/2026, Doppio Sogno, e che qui diventa dispositivo emotivo. Questi gli ingredienti del Tancredi (1813), opera giovanile di Gioacchino Rossini (Pesaro, 1792 – Parigi, 1868) per la regia di Emma Dante, in questi giorni al Teatro dell’Opera di Roma. E non poteva essere più visionaria e al contempo radicata nelle passioni e nei sentimenti, la visione della regista siciliana, alla sua quarta esperienza per il Teatro Costanzi.

Tancredi, regia di Emma Dante. Ph: Fabrizio Sansoni, Teatro dell'Opera
Tancredi, regia di Emma Dante. Ph: Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera

La nuova messa in scena del “Tancredi” di Rossini

Un approccio sofisticato e colto che fa del doppio il “filo di sutura” che corre lungo tutta la storia d’amore e morte della rappresentazione. La messinscena si sviluppa dentro la cornice di un teatrino di pupi siciliani: tende rosse di cartone delimitano lo spazio dell’azione e trasformano il racconto in una sorta di meta-teatro epico e popolare. All’inizio il meccanismo produce distanza, quasi un effetto di straniamento. Poi, lentamente, lo spettatore entra dentro questa grammatica ottica, accompagnato dalla direzione misurata e attentissima di Michele Mariotti, per la prima volta alle prese con questo titolo rossiniano.

Lo sguardo di Emma Dante punta all’immedesimazione e alla compassione

Il cuore della regia sta nella trasformazione dei personaggi. I pupi, alter ego dei protagonisti, si muovono rigidamente, manovrati da bastoni e costretti in posture artificiali. Ma la musica e il sentimento del canto finiscono per incrinare quella fissità. Gli abiti cadono, i gesti si sciolgono, la linea melodica rossiniana disgela e umanizza progressivamente le figure. I pupi smettono di essere tali e diventano corpi vulnerabili e vibranti di sentimento. Emma Dante lavora così sulla possibilità dell’immedesimazione e della compassione, la cui rappresentazione fisica è nel finale tragico scelto dall’Opera di Roma: quello composto da Rossini per Ferrara nel 1813, in cui Tancredi muore tra le braccia di Amenaide. Un epilogo moderno, lontano dal lieto fine veneziano, che restituisce all’opera una tensione drammatica quasi preromantica. Ed è proprio lì che la regia trova il suo momento più intenso: nel singhiozzo finale di Amenaide, ultimo suono della scena, capace di congelare per un istante il respiro della sala dando forma a quella compassione così necessaria in questo momento storico.

Tancredi, regia di Emma Dante. Ph: Fabrizio Sansoni, Teatro dell'Opera
Tancredi, regia di Emma Dante. Ph: Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera

Gli intensi protagonisti del “Tancredi”

Quattroapplausi a scena aperta nella recita del 24 maggio, tutti per i due protagonisti. Martina Russomanno, voce intensa, interpretazione in tuning con il personaggio, perfetto dominio tecnico e capacità di abitare lo spazio scenico. Carlo Vistoli, controtenore di straordinaria capacità vocale e attoriale, la cui pasta vocale è intensa nelle colorature, misurata nell’uso degli abbellimenti e capace di passare da momenti di agilità a melodie semplici e tenere. Scelta intelligente, quella di affidare a una voce controtenorile una parte scritta in origine per voce femminile, contralto o soprano en travesti. I loro duetti, meravigliosi castoni di intenso lirismo fatto di articolazione, pronuncia e coloritura vocale perfetti, sospendono il tempo in sala, anche grazie al dialogo con l’orchestra, delicato e filologicamente esatto. Convince il coro, compatto nei grandi interventi collettivi e capace di sostenere il respiro epico della vicenda.

“Tancredi” è una storia contrastata tra amore, morte, onore e patria

Siamo nella Siracusa dell’anno 1005, allora come ora crocevia di culture e conflitti tra Occidente e Oriente. Nel pieno della guerra contro i Saraceni, Argirio promette la figlia Amenaide a Orbazzano per ricomporre le divisioni interne della città. La giovane, però, ama Tancredi, esule e creduto traditore. Una lettera destinata all’amato viene intercettata, facendo apparire Amenaide complice del nemico e infedele agli occhi dello stesso Tancredi. Condannata a morte, sarà difesa proprio da lui, giunto sotto falsa identità. Ma il chiarimento arriva troppo tardi: dopo aver salvato Amenaide e sconfitto Orbazzano, Tancredi muore ferito tra le braccia della donna amata. È una vicenda di amore, onore e potere che mette al centro il destino di una donna, privata del diritto di scegliere liberamente la propria vita. Una storia ancora troppo attuale.

Tancredi, regia di Emma Dante. Ph: Fabrizio Sansoni, Teatro dell'Opera
Tancredi, regia di Emma Dante. Ph: Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera

Il primo capolavoro “serio” di Gioacchino Rossini

Decima tra trentanove opere e scritta nel 1813 su libretto di Gaetano Rossi tratto dal Tancrède di Voltaire (tragedia in cinque atti del 1760), Tancredi rappresenta il primo grande approdo al dramma da parte del giovane Rossini. Non è un caso che Stendhal, nelle sue celebri memorie Vie de Rossini, la definisse “l’opera più perfetta” del compositore, una sintesi tra la delicata melodia italiana e l’armonia tedesca. Dentro questa partitura convivono infatti l’equilibrio formale settecentesco e una nuova attenzione alla dimensione psicologica dei personaggi. Nel Tancredi iniziano a incrinarsi le architetture apollinee illuministe che assorbono e trasformano passioni amorose travolgenti. Perché travolgente è l’amore dei due protagonisti, così come la loro giovinezza, che fa da contrappunto al continuo correre degli eventi ed al contrasto dei sentimenti. Questo melodramma eroico lascia filtrare lirismo, dolore individuale, fragilità sentimentale. Rossini avvia così una trasformazione irreversibile del teatro musicale, dove amore e morte non sono più semplici funzioni narrative ma diventano materia emotiva. La stessa che riguarda ancora tutti noi.

Cristiana Montani Natalucci

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