Marina Abramović e Gustavo Dudamel insieme a Napoli per emozionare il pubblico tra musica e performance

“Histoire du soldat” di Igor Stravinsky e “El amor brujo” di Manuel de Falla, queste le due opere presentate nello spettacolo ideato dalla leggendaria artista e dal noto direttore d’orchestra in scena in prima mondiale, il 18 e il 19, aprile al Teatro San Carlo di Napoli

Un corpo attraverso. qui, nè altrove, ma attraverso le dimensioni, interfaccia e portale tra di esse. Non rappresentato, non semplicemente vissuto, ma simbolico e connettivo, tra immaginario e reale.

La concezione artistica nata dalla collaborazione tra la grande artista e performer Marina Abramović (Belgrado, 1946), il celebre direttore d’orchestra venezuelano Gustavo Dudamel (Barquisimeto, 1981) e il noto videomaker e regista Nabil Elderkin (USA, 1982) per lo spettacolo Dudamel/Abramović al Teatro San Carlo di Napoli esprime una nuova filosofia del corpo. Una realtà da ridefinire urgentemente in un orizzonte antropologico in cui non più solo la sua fisicità è ampliata – e al tempo stesso disconnessa e disancorata – dai suoi umani limiti nel virtuale, ma anche e sempre più la sua componente mentale, nell’AI.

Non stupisce che la riflessione provenga proprio dalla Abramović, che dagli Anni Settanta del corpo emotivo e cognitivo sonda appunto limiti e superamenti, e che oggi non si sottrae a indagarne le trasformazioni.

Il programma dello spettacolo “Dudamel/Abramović” al Teatro San Carlo di Napoli

Il programma prevede due parti, integrate in un crescendo che, dal favolistico incanto sospeso di Histoire du soldat di Igor Stravinsky, solleva il corpo in una rubedo alchemica, un distillato di contemplazione emotiva prolungato come un mantra, con El amor brujo di Manuel de Falla, che intuisce e costruisce una nuova funzione per il soma.

Igor Stravinsky al San Carlo nell’interpretazione di Abramović e Dudamel

Nella prima, la storia del soldato che vende l’anima al diavolo, sperimentazione stravinskyana tra radici popolari e innovazioni jazz, riecheggia l’eterna lotta tra ego e autenticità, attorno all’azione salvifica dell’arte. In consonanza col cammino della Abramović, sempre più sintonizzata sulla verità spirituale del sé.

Si intrecciano tre piani. Sulla scena, il corpo vissuto reale, quello dell’ipnotico attore Valentino Mannias e dell’orchestra. Nel video fondale di Nabil Elderkin, il corpo rappresentato come ombre e silhouettes che – tra rayographies surreali e teatro delle ombre – trova, con un ralenti narrativo e ingrandimenti visivi, dimensione, spazio e tempo propri, in contrappunto col ritmo più mosso della musica e con le proporzioni dei corpi reali. In un equilibrio visivo essenziale e intimo di vuoti Yin e pieni Yang, di color seppia à gros grain. Intervallando istanti contemplativi di pura musica e visione all’azione, o interagendo con essa e col piano live, offre l’essenza emotiva di quanto accade nella vicenda. Con la sorpresa, inoltre, di riconoscere sul finale la silhouette della Abramović stessa nei movimenti del diavolo, densi, lenti, carismatici, carichi di simbolismo atemporale e verità carnale.

Infine, il terzo livello del corpo attraverso: quello dell’attore che, nei momenti di maggiore intensità scenica, sale fino a stagliarsi sul fondale video con movimenti performativi, fondendo reale e video, connettore e interfaccia tra dimensioni.
Non più realtà immersa nel flusso fenomenologico della narrazione, non più puro distillato emotivo, ma partecipe e tramite attraverso entrambi.
Trinità corporea – corpo incarnato e reale sulla scena, corpo rappresentato e metafisica quintessenza spirituale ed emotiva nelle proiezioni, corpo simbolizzante come connettore tra i due nei movimenti performativi – che ritorna potenziata e più mistica nella seconda parte.

Dudamel/Abramovic, ph. Luciano Romano, Csy San Carlo
Dudamel/Abramovic, ph. Luciano Romano, Csy San Carlo

Manuel de Falla nella visione di Abramović e Dudamel a Napoli

La storia di un amore sospeso, finché non si libera dai fantasmi del possesso, non è più una favola, ma innalza la passionale e soprannaturale melodia prolungata di de Falla – con l’intenso canto di Pasiòn Vega -in una monumentale, eppure aerea, azione contemplativa.

Lento e potente, il femminile della performer Sara Maurizi avanza come Nike scolpita d’aria, connettore mistico tra mondi, verso il corpo maschile nel fondale video, che le corre incontro in opposto movimento tra le fiamme.

Riecheggiando sia Bill Viola che le atmosfere apocalittiche di 7 deaths of Maria Callas della stessa Abramović, sempre al San Carlo nel 2022, ma soprattutto l’azione e il vissuto di The Lovers: The Great Wall Walk dell’artista con Ulay, cammino-performance celebratorio, con la propria vita e sangue, dell’eterno perdersi e cercarsi di uomo e donna.

La scena reale quasi non si nota più, eppur nulla sarebbe il virtuale del video senza il contrappunto col reale corporeo di orchestra e cantante. Viatico tra i due, ancora una volta il fluido corpo e gesto performativo.

“Dudamel/Abramović” al Teatro San Carlo di Napoli, una riflessione sul destino dell’umano

Se già in The life, pionieristica performance in Mixed Reality del 2019, l’artista indagava il senso di assenza/presenza del corpo materiale, interpretando l’evidenza dell’esistente nella tangibilità emotiva dell’energia da esso promanante, in Dudamel Abramovic porta nel tempio del San Carlo, primo teatro d’opera al mondo, una riflessione epifanica non solo sui destini teatrali, ma su quelli di ogni umano.

Lo sfondamento della quarta parete, già dai tempi del metalinguismo di Plauto, sconfessava l’ontologia del teatro come illusione al di là del concreto, ma Marina Abramović sfonda ora altre pareti e suggerisce la nuova sfida del corpo: non preoccuparsi più di radicarsi nel reale, o nel fittizio, ma permettersi di farsi fluido, connettore, per navigare attraverso entrambi.

Diana Gianquitto

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Diana Gianquitto

Diana Gianquitto

Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea.…

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