Addio al danzatore e coreografo Ismael Ivo. Morto a soli 66 anni

Ancora una vittima della pandemia. Scompare in Brasile una delle figure creative più interessanti della danza contemporanea.

Ismael Ivo
Ismael Ivo

Aveva mani grandi. La corporatura imponente, e una presenza che catturava attenzione. L’uomo nero dall’incedere elegante, sempre controllato alle frontiere perché di una pelle sempre sotto sospetto: come spesso lui stesso raccontava. Aveva una risata contagiosa e liberatoria, era una roccia ma il suo sguardo era un lago, pieno anche di malinconia.

CHI È ISMAEL IVO

E così, a San Paolo del Brasile, questa pandemia, gestita in modo criminale da una dittatura ignorante, si è portata via Ismael Ivo, a soli 66 anni. Danzatore e coreografo di origini brasiliane, è stato un interprete di grande fascino, e di una bellezza sempre al servizio dell’idea coreografica o drammaturgica, non senza però mantenere viva una sottile attrazione tensiva con la bianchezza, il nitore, il colore dell’altro: così in Francis Bacon, nel 1994, e poi nell’Othello dell’anno successivo, in collaborazione con uno dei più politici e intransigenti maestri del teatrodanza tedesco, Johann Kresnik. Fu per lui una vera scuola. Ma anche ne Le serve di Jean Genet con la regia di Yoshi Oida (premiato nel 2005 con il Time Out Award for the most outstanding performance of the year), o nel suo assolo dedicato al mondo visivo di Robert Mapplethorpe (2002), la questione della razza e della sessualità erano componenti capaci di far assumere, alla performance, una iniziativa di dialogo, di risposta a una precisa richiesta. Questo suo attraversamento del nero (la pelle come gli scatti fotografici) spronava a un gesto creativo capace di concordia e di libertà.

ISMAEL IVO: GLI ANNI A VENEZIA

Ivo è stato co-fondatore (con Karl Regenburger) di Impulstanz a Vienna (nel 1984 come International Tanzwochen Festival), che ha poi diretto per più di 15 anni, ed è stato direttore artistico del settore Danza della Biennale di Venezia dal 2005 al 2011, nonché del progetto di studio e ricerca coreografica Choreographic Collision, sempre a Venezia, dal 2007 al 2010. Sono stati, questi ultimi, anni anche istitutivi, nella ricerca di fondare e sostenere un processo di formazione permanente, in Italia, per la coreografia e la danza contemporanea, in dialogo stretto con le realtà europee di maggior rilievo. Fra mille difficoltà e resistenze, però, ma non di pubblico che affollava invece in modo insperato tutti gli open doors organizzati durante l’anno; e una vocazione coreografica prolifica ma non sempre efficace, l’esperienza curatoriale di Ismael Ivo è stata invece all’altezza di una idea di programmazione internazionale. Ma era tutta un’altra Venezia. Anche se sembra ieri, un’intera epoca con lui si è compiuta per sempre.

– Stefano Tomassini

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Stefano Tomassini
Stefano Tomassini insegna Coreografia (studi, pratiche, estetiche), Drammaturgia (forme e pratiche) e Teorie della performance all’Università IUAV di Venezia. Si è occupato di Enzo Cosimi, degli scritti coreosofici di Aurel M. Milloss, di Ted Shawn e di librettistica per la danza. Nel 2018 ha pubblicato la monografia "Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell'impossibile" (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, "Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi".