Biennale di Venezia 2020. Ecco i Leoni per il Teatro e la Danza

I settori Teatro e Danza de La Biennale di Venezia, diretti rispettivamente da Antonio Latella e Marie Chouinard, hanno annunciato le attribuzioni dei Leoni 2020. Il Leone d’Oro alla carriera è assegnato per il Teatro al sound designer Franco Visioli, e per la Danza alla coreografa “indisciplinata” ispano-elvetica La Ribot. Il Leone d’Argento va per il Teatro al giovane regista, coreografo e pedagogo Alessio Maria Romano, mentre per la Danza è attribuito a Claudia Castellucci, drammaturga, coreografa e didatta.

La Ribot. Photo © Pablo Zamora
La Ribot. Photo © Pablo Zamora

Le condizioni inaspettate e complesse imposte dalla pandemia non hanno fermato La Biennale di Venezia che, nonostante il rinvio al prossimo anno dell’edizione 2020 della Mostra di Architettura, non rinuncia ai Festival di Teatro, Musica e Danza, che seguiranno la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica in autunno. Un segnale positivo della maggior attenzione che si vuole dare nei prossimi anni alle arti dal vivo, sottolinea il neo presidente Roberto Cicutto, così come del dialogo fra le arti che costituiscono l’anima della Biennale e di cui teatro, musica e danza sono un virtuoso esempio.
I Leoni assegnati in queste edizioni dei Festival di Teatro e Danza sono ben rappresentativi delle connessioni interdisciplinari che intercorrono tra le arti contemporanee. Antonio Latella, giunto al quarto e conclusivo atto della sua direzione della Biennale Teatro, con Nascondi(NO) concentra la sua attenzione sul panorama artistico nazionale, troppo poco visibile sia in patria che all’estero.

Alessio Maria Romano. Photo © A. Macchia
Alessio Maria Romano. Photo © A. Macchia

I LEONI PER IL TEATRO

Sin dall’inizio della sua direzione Latella ha voluto porre una lente d’ingrandimento sul processo creativo e mettere in luce, anche tramite i Leoni assegnati, quelle maestranze fondamentali nello spettacolo dal vivo che restano però troppo spesso nell’ombra. Il Leone d’Oro alla carriera va quest’anno a Franco Visioli, compositore del suono che ha collaborato con grandi registi tra cui Thierry Salmon, Peter Stein, Massimo Castri e lo stesso Latella. Le drammaturgie sonore di Visioli, si legge nella motivazione del direttore, “sono vere e proprie scritture che si aggiungono alla scrittura drammaturgica, creando sinergie che vanno a valorizzare passi fondamentali dell’autore e del regista”.
A Venezia, però, sarà Visioli stesso a debuttare con la sua prima regia.
Con il Leone d’Argento, assegnato ad Alessio Maria Romano, si vuole invece riflettere sulla formazione. Il giovane regista e coreografo è stato infatti scelto soprattutto per il suo ruolo di pedagogo, svolto con dedizione e impegno nell’insegnare “agli attori quanto sia necessaria, soprattutto per la nuova figura dell’attore-performer, la consapevolezza del proprio corpo, e quanto un gesto teatrale possa essere più incisivo di una battuta”. La figura del pedagogo è per Latella fondamentale nel teatro, è “colui che dà inizio al tutto, occupandosi di trovare ed esaltare talenti prendendosene cura fin dagli esordi”.

Claudia Castellucci. Photo © Pierre Planchena
Claudia Castellucci. Photo © Pierre Planchena

I LEONI PER LA DANZA

Al dialogo e all’ibridazione tra le arti guarda anche AnD Now!, l’edizione conclusiva del quadriennio di direzione artistica di Marie Chouinard alla Biennale Danza. Il Leone d’Oro alla carriera è attribuito alla coreografa e artista transdisciplinare ispano-elvetica La Ribot, la cui “opera rigorosa e radicale critica e irride la metamorfosi, l’ibridismo, l’assurdità e la libertà”. Un’artista totale che, come afferma Chouinard nella motivazione, è “lei stessa un manifesto incarnato che si rinnova senza sosta massacrando allegramente i preconcetti”.
Il Leone d’Argento per la Danza va a Claudia Castellucci, drammaturga, didatta e “coreografa sobria, seria, minimalista ed esigente, che lavora con sacralità alla sua arte”. Castellucci presenterà a Venezia in prima assoluta Fisica dell’aspra comunione, spettacolo basato sul Catalogue des Oiseaux  di Olivier Messiaen, che ha stupito, nelle parole della direttrice, “perché emergono, con accenti sempre sobri, delle folgorazioni delicate, sempre pudiche, che ci riconducono alle origini della creazione e in particolare alla casa madre dell’amore per la danza e per l’arte, in generale”.

Margherita Dellantonio

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AutoreClaudia Castellucci
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Margherita Dellantonio
Laureata in Beni Culturali con un percorso ibrido tra la storia dell'arte e dello spettacolo, i suoi studi e la sua ricerca si concentrano attualmente sulle arti performative contemporanee. Ha collaborato al progetto editoriale "93 % - materiali per una politica non verbale" ed è tra i fondatori della rivista di critica teatrale "Le Nottole", legata all'Università di Roma La Sapienza. Si occupa inoltre di organizzazione di eventi teatrali e culturali, ambito nel quale ha collaborato, tra gli altri, con La Joven Compañía, residente a Madrid, e con il Teatro di Roma - Teatro Nazionale.