Pillole di teatro: Graziano Piazza recita Lisbona di Luca Cedrola

Continuano gli appuntamenti con le pillole di teatro recitato dai grandi attori. L’intervento di Graziano Piazza su un testo scritto durante il lockdown da Luca Cedrola.

Lisbona via Wikipedia
Lisbona via Wikipedia

In questo caso tanto l’attore che l’autore hanno performato durante la quarantena. Graziano Piazza che è anche uno straordinario regista mi ha scritto: “Nel tempo di quarantena il mio amico Luca Cedrola, ha scritto questo testo ispirato a Pessoa e al suo studio, pensando che io potessi interpretarlo. Io ne ho tratto un momento che potrebbe ricordarci in futuro di noi e di questo tempo che stiamo vivendo”. Luca Cedrola (Napoli, 1968) è un avvocato specializzato in crisi di impresa, ma pure scrittore e drammaturgo. Lo scorso aprile ha pubblicato appunto il racconto breve Lisbona: negli occhi di Fernando Pessoa.Con Graziano Piazza aveva già collaborato nel 2015 con la pièce Onorevole Catilinae il dramma Diario di sé – Nel labirinto di Anais Nin in scena in prima nazionale al Napoli Teatro Festival Italia. Il brano di Lisbona che Graziano Piazza  recita qui è eseguito da balcone della sua  casa di Roma, anche se Piazza finge di trovarsi a Barcellona e termina con questi versi tanto veri quanto inquietanti (soprattutto ora).

-Aldo Premoli

“… tutti dormiamo. La vita intera è un sogno.
Nessuno sa cosa fa, nessuno sa quel che vuole, nessuno sa cosa sa.
Dormiamo la vita, eterni bambini del Destino”.
Da qui, dalla mia finestra vedo Lisbona.

Vedo le botteghe, i marciapiedi, le vetture che passano. Vedo gli esseri viventi che s’incrociano. Vedo i cani. Sì, anche loro esistono. 

A Rua Nova Almada, lì, si lì, sulla destra, passano coppie di fidanzati e i giovani ansiosi di conquiste. Dei pensionati invece sono là, lungo il fiume. Fumano mentre delle donne li osservano con aria svagata. 

Il padrone della Tabaccheria. Si è appena affacciato sulla porta.

“Buongiorno. Buongiorno.”

Da questa stanza sento i rumori che salgono da Rua dos Douradores.

Grida di venditori.

“Comprate i biglietti della lotteria. La fortuna vi aspetta. “
Lo stridore circolare di ruote e carrozze che sobbalzano.

Lo sentite lo scuotere del tessuto da quella finestra?

E il fischiettare di un ragazzo del quarto piano?

 Ah, la Signora Borges. La sua risata.

E il gemito metallico del tram che sale verso il Castello; e tutte le parole che emergono dalle vie trasversali a Rua da Prata. E i silenzi, sì i silenzi li udite? 

E tutti i passi, gli inizi, le continuazioni, i finali dei discorsi? Ah, ecco i passi dentro le case, i piatti, la scopa, una canzone interrotta… è un fado… si è un fado.

Sento dentro di me distintamente l’irritazione per quello che manca a tavola e la richiesta delle sigarette dimenticate sul cassettone.

E i passi leggeri della domestica. La vedo in ciabattine con una treccia rossa e nera.

E poi i passi sicuri, decisi, degli stivali del figlio del padrone di casa.

5 Sta uscendo e saluta a voce alta, sbattendo la porta dal palazzo di Rua dos Fanqueiros. “A dopo. A dopo” Rumore di stoviglie da lavare; lo scorrere dell’acqua; E poi infinito… immenso il silenzio del Tago.

In una casa a Rua de Garrett una donna di nome Ophelia sta fantasticando sul suo futuro.

Un uomo sta uscendo dalla Tabaccheria. Infila il resto nella tasca dei pantaloni.

Ah, sì lo conosco: è Esteves “Arrivederci Esteves! Arrivederci.”

Se la nostra vita potesse essere un eterno stare alla finestra. Se potessimo solo osservare il mondo… e non viverlo. Essere fumo immobile. Sempre con lo stesso momento del crepuscolo nei nostri occhi. 

O se almeno potessimo fermarci, senza agire, senza profferire parola! 

Stamane, venendo qui, ho notato le spalle dell’uomo che camminava davanti a me. Erano le normali spalle di un uomo qualunque. 

La giacca di un completo modesto su un dorso di passante occasionale.

11 Una vecchia cartella sotto il braccio sinistro. Batteva a terra, al ritmo della sua andatura, un ombrello chiuso, che teneva per la curva del manico nella mano destra.

All’improvviso ho sentito tenerezza per quell’uomo; quella

che si prova per la normalità umana, per la sua banale quotidianità per la innocenza di vivere… senza analizzare.

La sua schiena è una finestra attraverso cui ho visto questi pensieri.

Quell’uomo cammina davanti a me… e dorme.
È incosciente. Vive incosciente. dormiamo. La vita intera è un sogno.
 Dorme, perché tutti dormiamo. La vita intera è un sogno.

 Nessuno sa cosa fa, nessuno sa quel che vuole, nessuno sa cosa sa.

Dormiamo la vita, eterni bambini del Destino.

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post ha fondato a Catania, l’Onlus Mediterraneo Sicilia Europa che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà.