Teatro a domicilio: Pietro Montandon recita Lunaria di Vincenzo Consolo

Secondo appuntamento con le pillole di teatro, recitato da casa dai grandi attori. Questa volta vi presentiamo il Risveglio del Vicerè, un brano tratto dalla favola barocca Lunaria che Pietro Montandon reinterpreta tra le mura domestiche.

È questo il terzo dei cinque monologhi recitati da attori reclusi per un pubblico recluso, messo a disposizione da Artribune: pochi minuti anche per questo come  per i due precedenti, dove alle spalle della voce recitante apparivauna libreria contenete una raccolta di opere di Pirandello contenente i versi di Una notte di giugno.  È stato, invece, un tavolo in cucina a sostituire l’assito di un teatro off-off Broadway dove assistere alla recita di un brano tratto da Laughing Wild di Christopher Durang. Questa volta la scena è quasi invisibile. Appare solo un quadro appena sfuocato alle spalle di Pietro Montandon che in 3’37” recita Il Risveglio del Vicerè tratto da Lunaria, una favola barocca cheVincenzo Consolo ha scritto nel 2003. Nel salotto della sua casa romana Montandon recita per Artribuneun brano dove interpreta contemporaneamente il ruolo del “Cuntastorie” e quello del piagnucoloso Vicerè che  sogna la caduta della luna mentre la luna cade davvero, ma poco più in là, in una contrada remota e senza nome.

IL BRANO DEL RISVEGLIO DEL VICERÈ

Palermo, Palazzo Reale, Camera da letto del Viceré:

Cuntastorie Porfirio. “È sempre Porfirio, negro delle nuove Indie, che ogni mattina scosta appena le cortine di un balcone della camera del Viceré. Cos’ questa mattina, e un fascio di luce dorata saetta nella stanza, trapassa i veli che cascano dal baldacchino, colpisce il viceré sepolto nei lenzuoli, imbozzolato nelle sete e nelle trine della notte. Porfirio sosta, aspetta gli effetti di questo morso di luce, i primi segni di vita del sovrano”.

Viceré. “No, no, no… Avverso giorno, spietata luce, abbaglio, città di fisso sole, isola incandescente… Porfirio, pietà… Questo giorno imperioso, senza fine… questa notte, crespo che si càmola, volo di farfalla, soffio di fantasma… e i sogni a tormentarla… Porfirio, ascolta, ascolta il sogno che questa notte m’ha buttato nel terrore. Ancor ne tremo e bagno di sudore… Ero in cima alla torre, sulla terrazza dell’Osservatorio dove l’Abate astronomo m’indicava Cerere e altre stelle intorno… Quand’ecco all’improvviso distaccatasi la luna, rotola sul profilo del Grifone, Gibilrossa, Bellolampo, scivola sui merli delle torri, le curve delle cupole in cima ai campanili, e s’appressa crescendo a dismisura, fino a che viene ad adagiarsi nel giardino sopra i bastioni, tra le palme le voliere, grande come il rosone d’una chiesa, e vomita scintille dal suo corpo. In quel modo si spegne a poco a poco, annerando, mentre pigolano gli uccelli e passi con sfrigolando i gelsomini, le pomelie, le aiuole d’erbe, di fiori senza nome. Allora guardando il cielo, vedo, dove lei s’era divelta, un’orma, una nicchia, un vano nero che m’attrae e dona nel contempo le vertigini… Ancora ne risento… Porfirio, non ho abènto. Questo tormento che non conosce alba né tramonto, questa inedia di stagno, questa noia greve, quest’ansia ferma, questa melanconia amaricante…”

Cuntastorie Porfirio. “E scivola a poco a poco, il Viceré, di nuovo dentro il letto, fino a sparire sotto i lenzuoli”. 

-Aldo Premoli

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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