Ai Weiwei debutta in scena: nella primavera 2020 la sua Turandot al Teatro dell’Opera di Roma

Lo abbiamo visto in gallerie, musei e nelle principali piazze del mondo. Questa volta però l’artista cinese si cimenta in un ambito nuovo, quello teatrale. Non mancano, tuttavia, rimandi al suo messaggio etico e sociale

Il Teatro dell’Opera di Roma

A lui è stata recentemente dedicata una mostra, tutt’ora in corso, alla Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf, che espone le opere realizzate negli ultimi dieci anni. Ai Weiwei (Pechino, 1957) è un artista e attivista noto a livello internazionale per i suoi contrasti con il governo cinese, per la sua lotta per i diritti umani (di cui l’opera “dei gommoni” a Palazzo Strozzi di Firenze del 2017, con le relative critiche,  era stata emblematica) e per il tema delle migrazioni che torna costantemente nella sua produzione. Dopo quasi cinquant’anni di carriera, si trova ora a fare i conti con un palcoscenico per lui inedito, quello del teatro. È in programma dal 25 marzo al 5 aprile 2020 all’Opera di Roma la sua versione della Turandot, l’opera in tre atti di Giacomo Puccini di cui l’artista cinese curerà regia, scene e costumi.

LA TURANDOT DI AI WEIWEI 

Qual è la connessione tra un classico dell’opera e un rinomato artista che si esprime con i linguaggi della contemporaneità? Innanzitutto, il luogo in cui si svolge la storia, ovvero Pechino, città natale di Ai Weiwei. Ma anche i muri che separano i due protagonisti, il principe persiano Calaf, che cerca disperatamente di conquistare il cuore di Turandot, la bella e gelida principessa cinese. Le prove che il principe supera non sono sufficienti ad aggiudicarsi la mano della donna, così come le differenze di sangue che intercorrono tra i due si rivelano insormontabili. Una storia di ostilità tra popoli che, nonostante il passare delle epoche, pare ripetersi sempre uguale a se stessa. “Questa Turandot verrà inscenata seguendo il mio personale punto di vista“, ha dichiarato Ai Weiwei, che circa un mese fa aveva visitato il Teatro dell’Opera di Roma. “Sarà un’opera immersa nel mondo contemporaneo, nelle attuali lotte culturali e politiche rappresentate attraverso la storia di Puccini“. Ma c’è anche un legame personale: come ha spiegato, da giovanissimo – proprio nel periodo in cui muoveva i suoi primi passi come artista – fece la comparsa nella Turandot al Metropolitan di New York, diretta dal compianto Franco Zeffirelli.

Ai Weiwei Regista ® Yasuko Kageyama Teatro dell'Opera di Roma
Ai Weiwei Regista ® Yasuko Kageyama Teatro dell’Opera di Roma

IL CAST

Ad affiancare l’artista sarà il direttore d’orchestra Alejo Pérez (Buenos Aires, 1974), uno specialista del Novecento recentemente affermatosi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev e che negli anni scorsi si è fatto notare per la sua direzione de Il naso di Šostakovič. All’interno del cast, nel ruolo della principessa Turandot, si alterneranno Anna Pirozzi e Amber Wagner, mentre quello di Calaf sarà interpretato da Gregory Kunde (in alternanza con Arsen Soghomonyan, anche lui al debutto).

– Giulia Ronchi

www.operaroma.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.