18 gommoni dei profughi sulla facciata di Palazzo Strozzi. Ecco come sarà la mostra di Ai Weiwei a Firenze

Primi dettagli della mostra del celebre artista cinese, che sarà allestita a Palazzo Strozzi dal 22 settembre 2016 al 22 gennaio 2017



Il Direttore Arturo Galansino con Ai Weiwei nel Loggiato di Palazzo Strozzi (credito fotografico: Foto di Alessandro Moggi)
Il Direttore Arturo Galansino con Ai Weiwei nel Loggiato di Palazzo Strozzi (credito fotografico: Foto di Alessandro Moggi)

Diciotto grandi gommoni di salvataggio arancioni ancorati alle finestre di Palazzo Strozzi. Sarà questo l’elemento qualificante – e decisamente quello più vistoso – dell’arrivo a Firenze di un nuovo grande protagonista dell’arte contemporanea globale: Ai Weiwei.
In termini generali la notizia ve l’avevamo anticipata appena trapelata, ovvero nel dicembre scorso: Firenze conferma dunque la sua scelta di affiancare all’inimitabile patrimonio artistico ricevuto in eredità dai secoli scorsi la sua visione dell’arte d’oggi. E dopo aver dato spazio a personaggi notissimi come Jeff Koons e Jan Fabre – autori di installazioni e performance che hanno portato il capoluogo al centro dell’attenzione di media e opinione pubblica di tutto il mondo, ma anche di polemiche lunghe e articolate – ora replica con Ai Weiwei.

Ai Weiwei, installazione alla Konzerthaus di Berlino, 2016
Ai Weiwei, installazione alla Konzerthaus di Berlino, 2016

NEL CORTILE UN’INSTALLAZIONE DA 5 TONNELLATE
E si iniziano a conoscere alcuni dettagli della mostra del celebre artista cinese, che andrà in scena a Palazzo Strozzi dal 22 settembre 2016 al 22 gennaio 2017. Si tratterà della prima grande retrospettiva dedicata dall’Italia a uno dei più controversi artisti contemporanei, sempre al centro delle cronache per le sue creazioni, ma ancor più per il suo impegno sociale e politico, spesso in contrasto con le autorità cinesi. I gommoni a cui si accennava sopra si iscrivono appunto nell’ultimo filone del suo impegno civile, quello che mette al centro il grave e irrisolto problema dei profughi, che aveva già ispirato a inizio 2016 un’installazione realizzata sulla facciata della Konzerthaus di Berlino utilizzando circa 14mila giubbotti di salvataggio arancioni.
Il cortile sarà invece occupato da Refraction, monumentale ala metallica del peso di oltre cinque tonnellate realizzata con pannelli solari tibetani, “metafora della costrizione e della negazione della libertà”. Curata da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra si dipanerà in tutti gli spazi del palazzo, dalla facciata al cortile, al Piano Nobile alla Strozzina.

Massimo Mattioli

http://www.palazzostrozzi.org/

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.