Biennale Danza: le parole del Leone D’Oro Alessandro Sciarroni a Venezia

Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla Biennale Danza di Venezia condivide con Artribune il discorso di ringraziamento pronunciato alla premiazione

Alessandro Sciarroni Augusto © Alice Brazzit
Alessandro Sciarroni Augusto © Alice Brazzit
A inaugurare la Biennale Danza il 21 giugno a Venezia, le consuete premiazioni. Quest’anno
Il Leone d’Argento va al giovane duo francese Théo Mercier e Steven Michel e il Leone d’Oro alla carriera al coreografo Alessandro Sciarroni. Un premio che ha fatto discutere, e una risposta, quella di Alessandro nel suo discorso di ringraziamento, che é un invito a guardare al futuro. Pubblichiamo di seguito la trascrizione del discorso integrale pronunciato da Sciarroni su gentile concessione dell’artista.
Alessandro Sciarroni ph. ©Andrea Macchia
Alessandro Sciarroni ph. ©Andrea Macchia

IL TESTO DI ALESSANDRO SCIARRONI

Buongiorno a tutti,
vorrei ringraziare  la Direttrice Artistica della Biennale Danza, Marie Chouinard, il Presidente, Paolo Baratta, e il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia per questo premio.
Un premio che a mio avviso, oltre a riconoscere il lavoro svolto in questi anni insieme alle persone straordinarie con le quali ho avuto modo di collaborare, intende guardare soprattutto al futuro, nella scelta di premiare una carriera che è ancora evidentemente in divenire.
La notizia mi ha colto molto di sorpresa, mi ha colmato di gioia e, come al solito, quando mi succede qualcosa di straordinario, mi ha riempito di paura. A distanza di mesi da quella notizia, e al di sopra di questi sentimenti contrastanti, è nato in me il desiderio di stilare una lista di ringraziamenti imprescindibili.
Vorrei iniziare rivolgendo il mio pensiero ai maestri che hanno ricevuto questo importante riconoscimento in passato, rispetto ai quali il mio percorso artistico probabilmente sembra essere ben poca cosa. Ringrazio in particolare tutti quegli artisti i quali hanno capito quanto fosse necessario uscire dai confini della propria disciplina per raccontare la complessità della contemporaneità.
Così come vorrei ringraziare anche tutti coloro che hanno deciso di restare dentro ai confini della tradizione, mantenendola viva.
Vorrei ricordare soprattutto coloro i quali, a causa delle loro idee radicali, sono stati esclusi dal circuito ufficiale e dalle premiazioni: grazie per non essere scesi a compromessi, neanche quando il pubblico lasciava la sala o quando si diceva che ciò che facevate non era danza. È grazie a voi che la mia generazione e le generazioni più giovani della mia non devono più combattere per le stesse battaglie.
Grazie per averci insegnato che è attraverso l’impegno, la volontà e la disciplina che è possibile superare i limiti del corpo.
Grazie per aver insistito affinché studiassimo, ma anche affinché non concedessimo a nessuno il diritto di dirci cosa studiare.
Infine, grazie per averci raccontato che a volte è importante tradire i proprio maestri: vi saremo grati anche se riuscirete a perdonarci per le volte in cui vi abbiamo tradito, e per le volte in cui lo faremo ancora.
Vorrei continuare ringraziando tutti i danzatori, i performer, i light-designer, i musicisti, le persone che mi hanno aiutato con la loro conoscenza, i produttori con i quali ho avuto modo di lavorare in questi anni, così come chi ha curato il mio lavoro dal punto di vista tecnico, logistico, amministrativo, e chi ha avuto l’onere della curatela e della comunicazione. Sono così felice di avere alcuni di voi oggi qui con me.
Nella danza ho trovato un territorio fertile e l’ispirazione per tutti i miei lavori, come in un paese nel quale è possibile essere accolti pur non essendoci nato. Per questo vorrei ringraziare di cuore tutti quelli che hanno avuto fiducia in me e che hanno immaginato che io potessi restare.
Vorrei dedicare questo premio alla mia famiglia, ai miei amici, e alla memoria di mia zia Maria Pia, che aveva 30 anni più di me e la sindrome di Down. Lei mi ha insegnato che il tempo si dilata quando fai a lungo una sola cosa, e in un certo senso è da lei che ho imparato a perdere la cognizione del tempo restando conscio.
Grazie a tutti.
Alessandro Sciarroni
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