Romanticismo francese in musica. A Venezia

Il Palazzetto Bru Zane, nel cuore della città lagunare, fa da cornice al Centre per la Musique Romantique Française, producendo e ospitando opere liriche nel solco di un genere, e di un’epoca, spesso dimenticati.

2 Bouffes en 1 acte. Palazzetto Bru Zane, Venezia
2 Bouffes en 1 acte. Palazzetto Bru Zane, Venezia

Al di fuori del ristretto numero di critici musicali e di appassionati soprattutto del Veneto, pochi italiani sanno che il principale istituto di analisi e ricerca sulla musica francese dell’Ottocento si trova nel nostro Paese, a Venezia: è il Centre per la Musique Romantique Française, creato e sostenuto a Venezia da una Fondazione svizzera, la Fondazione Bru.
La sede centrale, il Palazzetto Bru Zane, accoglie una bella sala da concerto e produce, a Venezia e altrove in Europa, circa 150 concerti e opere liriche l’anno, a volte in collaborazione con differenti partner. Dal 2009, quando è stato istituito, alla fine del 2017, il Centro ha prodotto quasi 140 registrazioni (diffuse da alcune delle maggiori case discografiche mondiali) e una cinquina di libri. Nel Veneto, ha avviato un progetto didattico sulla musica romantica francese che coinvolge quasi mille alunni e una quarantina di classi. Il costo annuale di queste attività sfiora i quattro milioni di euro, di cui l’80% è coperto dalla Fondazione Bru e il resto da ricavi della vendita di attività musicali, libri e dischi e dalla biglietteria. Quest’istituzione sta compiendo un’attività di ricerca, di approfondimento e di divulgazione molto importante. Infatti, pur se sulla musica e sul teatro in musica francese esiste una letteratura ricchissima, le occasioni di ascoltarla dal vivo sono per varie ragioni poco frequenti.
Per trattare di Romanticismo francese, occorre innanzitutto stabilire alcune date ‒ quando inizia e quando termina ‒, pur tenendo conto che vari generi e stili si accavallano. Nelle conversazioni avute a Palazzetto Bru Zane, il Direttore Scientifico del Centre, Alexandre Dratwicki, ci ha raccontato un aneddoto: secondo Hector Berlioz (che pur si considerava un “classico”, non un “romantico”), il Romanticismo francese inizia con Christoph Willibald Gluck, ovviamente con il Gluck francese, in particolare con il Gluck di Iphigénie en Tauride, raramente messa in scena in Italia. Più difficile dire quando termina: la Francia non ha un’esplosione neo-romantica a partire dagli Anni Settanta del secolo scorso, come avuta dall’Italia (Marco Betta, Michele Dall’Ongaro, Lorenzo Ferrero, Marco Tutino) e soprattutto dagli Stati Uniti d’America (William Bolcom, Thomas Pasatieri).
Durante la Prima Guerra Mondiale il Romanticismo francese sparisce dalle “prime” dei teatri e delle sale di concerto – è il momento e il mondo del “Gruppo dei Sei”, Darius Milhaud, Arthur Honegger, Francis Poulenc, Germaine Tailleferre, Georges Auric e Louis Durey, e della loro “musica oggettiva” ‒ per riapparire come un fiume carsico, però, nella musica da film. Qualcosa del genere si verificò in Germania con quei musicisti tardo-romantici che, di fronte al nazismo, finirono a Hollywood dove conquistarono un Oscar dopo l’altro per la loro musica da film. Il Centre si dedica principalmente ad attività di riscoperta di autori o di partiture oggi dimenticate.

2 Bouffes en 1 acte. Palazzetto Bru Zane, Venezia
2 Bouffes en 1 acte. Palazzetto Bru Zane, Venezia

LA RISCOPERTA DELL’OPERETTA

Un aspetto importante è la riscoperta dell’operetta francese, spesso messa in scena in occasione del Carnevale di Venezia. Tre anni fa, ad esempio, venne proposto Le Ventre de Paris, spettacolo successivamente visto a Milano (in occasione dell’Expo) e a Parigi al Théâtre des Bouffes du Nord. È un’espressione del nesso tra gastronomia, vini di classe e musica nel Romanticismo francese. È una determinante che caratterizzata il periodo 1780-1910 in Francia più che, ad esempio, in Italia e Germania, nel cui teatro in musica non mancano i banchetti ma questi non hanno il ruolo che assumono in Francia, anche a ragione di come il cibo distingueva le classi sociali. Si pensi alla regina Marie-Antoinette, che suggeriva di dare brioches al popolo affamato che protestava, chiedendo pane, di fronte ai palazzi reali. Oppure alla borghesia sempre più golosa che accompagna l’industrializzazione trionfante e l’aumento della produttività in agricoltura sino a tutta la Belle Époque. Le Ventre de Paris ha un unico legame, molto labile, con il trucido romanzo di Émile Zola del 1873, che è stato oggetto di varie riduzioni cinematografiche: il titolo. La storia di Zola si svolge interamente alle Halles, i mercati generali di Parigi costruiti tra il 1854 e il 1870. In effetti, al di là delle intricate e intrecciate vicende, Le Ventre de Paris è una metafora che fa riferimento all’abbondanza di cibo nel quartiere dei mercati generali e alla bellezza di donne “grassocce”, ma anche alla miseria nei bassifondi e nelle periferie. Nulla di ciò è presente nello spettacolo veneziano. In primo luogo, non si basa sul grand-opéra ma sull’operetta e sulla musica popolare, dalle canzonette ai canti d’osteria. Quindi non si mangia e non si beve per tessere intrighi, ma solo per il piacere del gusto (associato a quello dell’eros).
Due anni fa è stata la volta de Les Chevaliers de la Table Ronde al delizioso, più piccolo Teatro Malibran. In effetti si tratta di un’operetta di Florimond Ronger detto Hervé. L’opéra-bouffe, andata in scena per la prima volta nel 1866 al Théâtre des Bouffes-Parisiens e considerata il primo dei quattro capolavori dell’autore, proposta in una trascrizione per 13 cantanti e 12 strumentisti curata da Thibault Perrine e in un nuovo allestimento con la direzione musicale di Christophe Grapperon, regia, scene e costumi di Pierre-André Weitz e, come interpreti, i cantanti e gli strumentisti della compagnia Les Brigands. Ironia e sapidità sono gli ingredienti che rendono Les Chevaliers de la Table ronde uno dei capolavori nel genere. A essere “presi di mira” sono, apparentemente, gli eroi del ciclo bretone, cavalieri e gentildonne dei più celebri poemi cavallereschi che diventano qui damerini cialtroni e dame rapaci, protagonisti di situazioni esilaranti e cariche di divertimento. Ma regia e scene mostrano che certi abitudini o prassi sono ancora presenti in alcune sfere del centro dirigente; il programma di sala contiene un PS, e avvisa che non si tratta di un Post Scriptum. Fin troppo chiara l’allusione (piaccia o non piaccia) all’inquilino dell’Eliseo e a numerosi componenti dell’Assemblea Nazionale.

2 Bouffes en 1 acte. Palazzetto Bru Zane, Venezia
2 Bouffes en 1 acte. Palazzetto Bru Zane, Venezia

GLI SPETTACOLI

Nel Carnevale 2017 è stata la volta di Votate per me!, un collage di canzoni della tradizione satirica della Francia del XIX secolo sul tema delle elezioni, che rievoca l’atmosfera goliardica dei café concerts parigini. In queste partiture spiritose tratte da compositori come Offenbach, Saint-Saëns, Lecocq, Hervé, Bruant, Boissière, la personificazione della Francia sarà contesa tra due candidati politici, in uno scenario pittoresco tra propaganda e protesta popolare. A interpretare questo recital brillante ci saranno i soprano Lara Neumann e Ingrid Perruche, e il baritono Arnaud Marzorati con l’accompagnamento musicale de La Clique des Lunaisiens.
Quest’anno due brevi operette ciascuna in atto: Les Deux Aveugles di Offenbach e Le Compositeur Tocqué di Hervé. L’allestimento è il più possibile fedele agli stilemi di metà Ottocento: in un salone per una settantina di spettatori al massimo, elementi scenici facilmente trasformabili a vista, il palcoscenico e la buca d’orchestra (con solo il pianoforte), costumi sgargianti che i cantanti-attori cambiano in scena. Si tratta di deliziosi sketch: nel primo si è alle prese con due mendicanti che fanno finta di essere ciechi e tentano di rubare “clienti” l’uno all’altro su un ponte di Parigi; nel secondo si ironizza sui compositori “seri” di epoca romantica. Ha già girato in Francia. Sono programmate recite in mezza Europa.

Giuseppe Pennisi

www.bru-zane.com

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.