Gioie, dolori e giraffe sul palcoscenico di Modena

Al Teatro delle Passioni di Modena è andato in scena “Gioie e dolori nella vita delle giraffe”, opera del drammaturgo portoghese Tiago Rodrigues.

Tiago Rodrigues, Gioie e dolori nella vita delle giraffe. Teatro delle Passioni, Modena 2018. Photo Davide Silvi
Tiago Rodrigues, Gioie e dolori nella vita delle giraffe. Teatro delle Passioni, Modena 2018. Photo Davide Silvi

Non avevamo ancora visto in Italia l’opera di Tiago Rodrigues. Ci ha pensato il Teatro delle Passioni a portare a Modena Gioie e dolori nella vita delle giraffe, che aveva debuttato al Festival di Avignone la scorsa estate. Lui è un giovane (classe 1977) drammaturgo portoghese. Poco lineare la sua produzione, che combina il gusto per la scrittura (anche giornalistica, cinematografica e televisiva), ai linguaggi della danza (ha collaborato anche con Anne Teresa De Keermaeker) e naturalmente quelli del teatro. Gioie e dolori nella vita delle giraffe, favola tremenda e melanconica, è da un po’ sulla pagina scritta: già nel 2011 era un testo famoso in Portogallo.
Teodoro Bonci Del Bene ne ha diretto la versione italiana, portando in scena Carolina Cangini, Martin Chishimba, Dany Greggio e Jacopo Trebbi. Non servono le note di sala per capire che il calco su cui si modella la fabula lineare ‒ e quasi accademica nel rispettare le direttive di Propp ‒ è il Mago di Oz. Qui, come nel testo di Frank Baum, una Dorothy suburbana viaggia in una città che è poco “di smeraldo” e molto di grigio. Ed è didascalica pure quella strada che si fa ancora una volta metafora di cammino e percorso.

Tiago Rodrigues, Gioie e dolori nella vita delle giraffe. Teatro delle Passioni, Modena 2018. Photo Davide Silvi
Tiago Rodrigues, Gioie e dolori nella vita delle giraffe. Teatro delle Passioni, Modena 2018. Photo Davide Silvi

VUOTO E PIENO

L’interessante non è in quei segni per terra come le tracce di una Dogville di trieriana memoria. È chiaro fin da subito che i protagonisti sono parcheggiati fuori dalla vita. Più accattivante per noi è che lo siano anche dalla materia narrativa. Come dire che la fiaba è un classico che non solo si può svuotare fino all’osso, ma che poi si può riempirne la struttura con quello che si vuole. Si può svuotare Pinocchio o il Mago di Oz e arrivare a quella ossatura che consente di dedicarsi alla materia-scrittura con giochi linguistici degni di una Alice di Lewis Carroll. Ogni incontro è un indizio e ogni indizio è una rottura della logica e dell’unità sintattica del testo. La protagonista dà definizioni da vocabolario e mentre le pronuncia dà ordine al peggiore dei mondi possibili.

Tiago Rodrigues, Gioie e dolori nella vita delle giraffe. Teatro delle Passioni, Modena 2018. Photo Davide Silvi
Tiago Rodrigues, Gioie e dolori nella vita delle giraffe. Teatro delle Passioni, Modena 2018. Photo Davide Silvi

GLI STRATI DI LETTURA

Così gli strati di lettura si fanno almeno tre. Primo strato: le subculture, inzuppate di stilemi e connotazioni estetiche underground, camminano on the road senza tornare indietro. La strada è un parcheggio, si cresce ma non si va da nessuna parte. La maturazione è involuzione all’infanzia, almeno nel cuore. Secondo strato: il testo gioca con l’immagine e si fa divergente, in terza persona. Personaggio e parlato sono l’uno la didascalia dell’altro, in una sorta di differita narrativa. La protagonista parla di sé in terza persona. Come per un’opera di Kosuth, c’è una voragine di senso tra immagine e parola. Infine lo straniamento dalla rappresentazione. Ciò che si dice in scena accade da un’altra parte, ma non in un “fuori scena” di tipo aristotelico. Un fuori scena temporale. Sarà accaduto ciò di cui si parla? Quando? Dove? Come si vagabonda nella città, così si va alla deriva (nel senso di Fluxus) nel testo narrativo. La linearità del Mago di Oz cede il passo a una città di Miyazaki. Abitata tanto dalle giraffe quanto da uomini che, come le giraffe, “sembrano animali immaginari”.

Simone Azzoni

http://modena.emiliaromagnateatro.com/

Dati correlati
Spazio espositivoTEATRO DELLE PASSIONI
Indirizzoviale Carlo Sigonio 382 - Modena - Emilia-Romagna
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Simone Azzoni
Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art e Art marketing tips. Ha curato numerose mostre all’Arsenale di Verona tra cui Mokka, Mistral, e La Sedia. Docente di lettere presso la scuola secondaria è critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali (L’Arena, Sipario, Drammaturgia). È autore di seminari di Lettura critica dello spettacolo presso l’Università di Verona. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione con La Fondazione Teatro Nuovo di Verona e da tre anni è co-direttore artistico di Theatre Art Verona. Tra le pubblicazioni recenti, per la casa editrice Universitaria è uscito "Frame – Videoarte e dintorni". Per Fondazione Aida, è autore di testi teatrali rappresentati a Parigi, New York e attualmente in tournée.