Kilowatt Festival. Parola al Teatro delle Albe

Fino al 22 luglio, il Kilowatt Festival di Sansepolcro ospita Ermanna Montanari del Teatro delle Albe come madrina. E proprio lei è stata al centro di un incontro con Marco Martinelli, co-fondatore e regista del Teatro delle Albe, e il compositore Luigi Ceccarelli.

Teatro delle Albe, photo Enrico Fedrigoli
Teatro delle Albe, photo Enrico Fedrigoli

Ermanna Montanari è la madrina della quindicesima edizione del Kilowatt festival di Sansepolcro. Nel cartellone si sono rivisti così spettacoli come Maryam e si sono ascoltate le letture tratte da Miniature Campianesi, suo recente libro. L’uscita del saggio Acusma (edizioni Quodlibet), a cura di Enrico Pitozzi, è stata anche l’occasione per parlare, guidati dal direttore del festival Luca Ricci, del ruolo del suono nel percorso artistico del Teatro delle Albe. Una battaglia, quella tra voce e suono, che nasce da lontano.
Fin dalle origini è stato così. Anche una semplice battuta pronunciata dall’attore è suono”, ha raccontato Ermanna Montanari. “Il regista è un concertatore, è colui che orchestra le parti sul palco”, ha aggiunto Marco Martinelli, co-fondatore e regista del Teatro delle Albe, “gli attori producono musica con le loro parole, è così necessario trovare buoni compagni di viaggio, noi li abbiamo avuti nei senegalesi del griot e ora in Luigi Ceccarelli, un complice, un alleato”. Per lavorare con Ceccarelli è necessario microfonare la voce, altrimenti la battaglia è impari e il terremoto di suoni e materia sonora è sproporzionato.

Ermanna Montanari, photo Francesca Marra
Ermanna Montanari, photo Francesca Marra

UN RAPPORTO FISICO

Il rapporto tra parola e suono è un rapporto fisico e psichico, un’alchimia che anima la materia di pensiero.
Da piccola avevo non solo il nome ma anche una voce da bambino”, racconta Ermanna, “un imbarazzo con cui ho imparato a convivere, amando la Callas e i cantanti lirici. Però alle origini il lavoro è stato soprattutto sullo spazio, quello sulla voce è arrivato per cambiare una nota tragica che mi portavo dentro nell’interpretazione. Marco mi suggeriva di contagiarmi con la vivezza. Mi sono misurata con la menzogna di questa voce cupa, maschile e da lì è nata una verità”.
Ora quella voce occupa lo stesso spazio, lo stesso luogo, lo stesso piano del suono ma la voce ha bisogno di possedere del suono la gamma per creare quel combattimento che Luigi Ceccarelli chiama “emozionalità”.

Ermanna Montanari, Teatro delle Albe, photo Francesca Marra
Ermanna Montanari, Teatro delle Albe, photo Francesca Marra

COMBATTIMENTO E COERENZA

Combattimento, vocabolo ricorrente anche per incorniciare la genesi dell’incontro tra il musicista e il Teatro delle Albe. “Volevamo non essere intellettuali, guardavamo con sospetto alla musica di Luigi, volevamo evitare i salotti di Radio Tre e forte era l’esigenza di legare le profondità vulcaniche di Ermanna alla contemporaneità della musica”, ha aggiunto Marco Martinelli. Quella contemporaneità musicale che negli Anni Novanta riprendeva la comprensibilità del testo dopo averne distrutto il senso e la linearità vent’anni prima. Cercare il senso della parola divenne allora trovare un luogo sonoro in cui mettere lo spettatore e fare della parola un verbo oracolare che mostra le cose. Ciò che è sconosciuto appare, ciò che è lontano si avvicina, perché il vero combattimento, ha sottolineato ancora Martinelli, è “fondamentale per crescere”, e per trasmettere verità.
Cos’è trasmettere? Per Ermanna Montanari “è mettersi in relazione alla propria visione etica, fare parte di una compagnia è fare parte di una comunità di sodali con cui si condivide il pane e questo è un atto etico ed è qualcosa su cui educarsi giornalmente. La trasmissione è già fondata sull’opera che un artista può fare, è la sua grandezza; la distruzione dei pregiudizi è trasmissione, entrare in una chiesa è trasmissione”. E per Martinelli: “Quando ero piccolo dividevo il mondo in buoni e cattivi: nei buoni coincideva ciò che facevano con ciò che dicevano. Questa coerenza è trasmissione”.

Simone Azzoni

www.kilowattfestival.it

Evento correlato
Nome eventoKilowatt Festival 2017
Vernissage14/07/2017
Duratadal 14/07/2017 al 22/07/2017
Generiarte contemporanea, performance - happening, incontro - conferenza, musica, teatro, danza, festival
Spazio espositivoCOMPLESSO DI SANTA CHIARA
Indirizzovia Santa Croce - Sansepolcro - Toscana
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Simone Azzoni
Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art e Art marketing tips. Ha curato numerose mostre all’Arsenale di Verona tra cui Mokka, Mistral, e La Sedia. Docente di lettere presso la scuola secondaria è critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali (L’Arena, Sipario, Drammaturgia). È autore di seminari di Lettura critica dello spettacolo presso l’Università di Verona. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione con La Fondazione Teatro Nuovo di Verona e da tre anni è co-direttore artistico di Theatre Art Verona. Tra le pubblicazioni recenti, per la casa editrice Universitaria è uscito "Frame – Videoarte e dintorni". Per Fondazione Aida, è autore di testi teatrali rappresentati a Parigi, New York e attualmente in tournée.