Energia in trasformazione. La danza di Cristina Kristal Rizzo

“Prélude”, la nuova creazione della coreografa Cristina Kristal Rizzo, esprime un’essenza e una purezza della danza con la visione di un ensemble che, nella pratica del suo gesto primario, fa emergere quelle forze invisibili legate all’energia continuamente cangiante di un atto comunitario. Quel principio di uguaglianza che governa la legge universale della natura.

Cristina Kristal Rizzo, Prelude © diane, ilaria scarpa, luca telleschi
Cristina Kristal Rizzo, Prelude © diane, ilaria scarpa, luca telleschi

Il fascino di un luogo di archeologia industriale come la Stazione Leopolda di Firenze, vasta e imponente nelle sue colonne e mura sbrecciate, è talmente dominante che potrebbe incutere timore in chi volesse abitarlo con la danza. Cristina Kristal Rizzo non ne sembra intimorita. La sua nuova creazione, Prélude (a Fabbrica Europa, in prima nazionale, e a Roma, Teatro India, il 4 e 5 luglio, per la rassegna Il teatro che danza), è un’architettura coreografica in dialogo con quella materiale della Leopolda. Quello spazio, inizialmente illuminato da una notturna luce bluastra, lei lo guarda, lo osserva, lo percorre col suo gesto in movimento, fino a possederlo, a farlo vivere e vibrare con quel corpo minuto e intenso. Intercalando movenze diverse lo illumina seguendo il continuo variare della musica – che alterna sonorità afro, jazz, pop, techno –, dapprima discreta nel muoversi da un punto all’altro dell’ampia piattaforma quadrata a terra; a tratti uscendone, fermandosi a scrutarlo per rientrarvi e riprendere la danza. Instaura così un dialogo vero e proprio con quello spazio e quell’architettura imponente, come a prenderne le misure e prepararli ad altri che li abiteranno subito dopo.

Cristina Kristal Rizzo, Prelude © diane, ilaria scarpa, luca telleschi
Cristina Kristal Rizzo, Prelude © diane, ilaria scarpa, luca telleschi

UN ATTO COMUNITARIO

Il gruppo, infatti, che lentamente entra, articola dinamiche gestuali indipendenti, azioni solitarie decentrate, con un performer sempre distaccato da tutti che poi rientra nell’insieme in una danza all’unisono, per lasciare spazio a un altro assolo. E così via. Fino a ricompattarsi. In questo atto comunitario, nella ricerca di posizionamento, di relazione, di pesi diversi, gli otto danzatori (Annamaria Ajmone, Alice Raffaelli, Marta Bellu, Vera Borghini, Leonardo Maietto, Charlei Laban Trier, Tiana Hemlock-Yensen) scorrono, si incontrano, si trasformano continuamente scandendo un ritmo e una energia che si trasmettono dall’uno all’altro. Lo spazio sembra la tela di un enorme quadro dove i corpi assumono tensioni e forze diverse, dove le forme semplici di una danza pura, primaria, si espandono, si amplificano, si ripercuotono nell’attraversamento spaziale che asseconda le geometrie delle linee e delle diagonali. E il coinvolgente viaggio ritmico è dettato dal continuum musicale di Sun Ra, jazzista sperimentale e pioniere del movimento Afro Futurista, elaborato in un’ampia playlist dalle ricerche sonore di Palm Wine e Simone Bertuzzi.

Giuseppe Distefano

www.cristinarizzo.it

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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).