Oriente e Occidente in festival. A Rovereto

Danza, ricerca e tradizione al festival Oriente Occidente. In Trentino arriva l’eccellenza del panorama delle danza internazionale con un programma ricco di appuntamenti. Un viaggio circolare sul terreno delle arti performative, per indagare la relazione tra corpo e confine, tema della trentaseiesima edizione del festival in scena dal 30 agosto all’11 settembre.

Ohad Naharin, Batsheva Dance Company, Three - photo Gadi Dagon
Ohad Naharin, Batsheva Dance Company, Three - photo Gadi Dagon

DANZA CHIAMA CORPO
Corpi e confini. Corpo che interroga lo spazio, la socialità. Corpo che si muove, migra, scopre territori, culture e vive sulla sua materia fisica lo sradicamento, lo spaesamento personale e collettivo. Con i corpi migrano le storie, le letterature si incontrano e dialogano: come nel caso di Romeo & Juliet / Rebellion & Johannesburg, moderna interpretazione del classico nella subcultura giovanile di Johannesburg, della coreografa sudafricana Jessica Nupen all’Auditorium Melotti. Contaminazioni e confini, letterari o esistenziali, come nel lavoro che apre il festival, Attends, attends, attends… (pour mon père), l’assolo di Jan Fabre dedicato al suo danzatore-feticcio Cédric Charron con cui collabora dal 2000. Da non perdere il lavoro della Batsheva Dance Company, la compagnia più importante d’Israele, sotto la guida di Ohad Naharin. Strutturato in tre parti, Bellus, Humus e Secus, Three incarna la poetica e la forza della compagnia.

Kader Attou, Accrorap, Opus14 - photo M. Cavalca
Kader Attou, Accrorap, Opus14 – photo M. Cavalca

OLTRE I CONFINI
Confini tra i generi in OPUS 14 al Teatro Zandonai. Kader Attou coinvolge sedici danzatori per esplorare l’intero repertorio hip hop. Sul pavimento, una sorta di tappeto di sabbia, terra malleabile e in continuo cambiamento e, sullo sfondo, disegni sfumati che ricordano onde e fiori. C’è anche Roberto Zappalà, che dopo il lavoro su Rodin e la bellezza, ritorna alla sua Sicilia con un lavoro sul marranzano (lo scacciapensieri), suonato live da Puccio Castrogiovanni in Instrument 1 <scoprire l’invisibile> all’Auditorium Melotti. Hip Hop anche per Pavement del coreografo Kyle Abraham (in programma il 9 settembre al Teatro Zandonai). La colonna sonora è un collage che incorpora il jazz e il repertorio barocco di Vivaldi e Bach, ispirandosi al celebre film Boyz N The Hood.
Da lontano arriva UTT, emblematico assolo creato nel 1981 da Ko Murobushi con e per Carlotta Ikeda, che ha permesso di far conoscere in Europa la danza Butoh e la sua declinazione al femminile.
Boléro di Ravel torna in scena rivisitato e riscritto per nove danzatori del Ballet National de Marseille che Emio Greco dirige con Pieter Scholten. Precede questo lavoro collettivo il duetto Two, altra esemplificazione della ricerca artistica di Greco e Scholten incentrata sul tema del doppio.

Antoine Le Menestrel, Cie Lézards Bleus. L'Aimant - photo Anne D'Essautier
Antoine Le Menestrel, Cie Lézards Bleus. L’Aimant – photo Anne D’Essautier

NON SOLO TEATRO
Un festival che parla di confini non può rimanere dentro quelli di un teatro, così Oriente Occidente porta la danza nelle strade, sulle facciate dei palazzi, nella piazza e nelle sale del Mart. Nell’atrio del museo, infatti, troverà spazio Scenario del coreografo bolognese Luca Veggetti e, nel piazzale, Marcos Morau, con Los Pajaros Muertos, racconta tutti quei personaggi che Picasso ha incontrato e che sono scomparsi prima di lui. Antoine Le Menestrel si arrampica sui cornicioni dei palazzi di Rovereto per L’Aimant. Poèsie verticale, mentre, presso Urban City e Piazzale Caduti del Lavoro e anche nel Largo Foibe e in Piazza Malfatti, BLOCK di Motionhouse, storica compagnia inglese, fa combaciare danza e acrobazia estrema, in collaborazione con i cinque artisti circensi di NoFit State.

Salvo Lombardo, Casual Bystanders - photo Stefano Ridolfi
Salvo Lombardo, Casual Bystanders – photo Stefano Ridolfi

I GIOVANI E IL LINGUAGGIO
A completamento del cartellone le coproduzioni del Festival nell’ambito del progetto CID Cantieri a sostegno delle nuove generazioni di autori: I would like to be pop di Davide Valrosso e Il coraggio di stare di Tommaso Serratore e ancora L’ultima madre di Carla Rizzu e Casual Bystanders di Salvo Lombardo. Come ogni anno, ritorna la sezione linguaggi per approfondire le tematiche del festival. I protagonisti quest’anno saranno: Paolo Mieli, Maurizio Zanolla “Manolo”, Antoine Le Menestrel, Domenico Quirico, Franco Cardini, David Bellatalla, Andrea Segre, Gad Lerner, Philippe Verrièle e Laurent Paillier. La formazione è affidata al CID Centro Internazionale della Danza, che propone #Unlimited, il workshop di due giorni dedicato alla danza inclusiva e rivolto anche a ballerini disabili. Sul tema non mancano incontri e dibattiti, con la partecipazione di ospiti internazionali.

Simone Azzoni

www.orienteoccidente.it

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Simone Azzoni
Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art e Art marketing tips. Ha curato numerose mostre all’Arsenale di Verona tra cui Mokka, Mistral, e La Sedia. Docente di lettere presso la scuola secondaria è critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali (L’Arena, Sipario, Drammaturgia). È autore di seminari di Lettura critica dello spettacolo presso l’Università di Verona. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione con La Fondazione Teatro Nuovo di Verona e da tre anni è co-direttore artistico di Theatre Art Verona. Tra le pubblicazioni recenti, per la casa editrice Universitaria è uscito "Frame – Videoarte e dintorni". Per Fondazione Aida, è autore di testi teatrali rappresentati a Parigi, New York e attualmente in tournée.