L’acquasanta di Emma Dante. A Firenze

Insieme a “Il castello della zisa” e “Ballarini”, “Acquasanta” compone “La trilogia degli occhiali”. Filo conduttore sono appunto gli occhiali indossati dai protagonisti, che li calano in un universo particolare. Al Teatro di Rifredi di Firenze è andato in scena il primo capitolo.

Acquasanta - regia di Emma Dante - photo Giuseppe Di Stefano
Acquasanta - regia di Emma Dante - photo Giuseppe Di Stefano

MEZZO MOZZO, UNO E TRINO
Acquasanta, spettacolo scritto e diretto da Emma Dante, ha in Carmine Maringola il suo cardine. L’attore napoletano veste i panni del mezzo mozzo di una nave. Non ha nome, bensì un soprannome, “‘o spicchiato”, e veste una maglietta con dei buchi, pantaloni di tela e un paio di occhiali. Maringola è la scena. Da quando il pubblico entra in teatro, fino alla sua completa uscita, l’uomo è seduto sulla prua della nave, posta sul proscenio, legato a tre ancore fissate su un asse di ferro nella parte alta della scena.
L’attore, inoltre, interpreta altri due personaggi: un marinaio vestito uguale a “‘o spicchiato”, con in più un copricapo. Questo si pone sulla sinistra e il suo divertimento principale è burlarsi e vessare il mozzo. Alla destra, invece, appare e scompare il Capitano, sempre impersonato da Maringola, che si distingue per il cappello graduato e per gli occhiali a monocolo. Anche lui non vede di buon occhio “‘o spicchiato”.

CHI COMANDA VERAMENTE?
Maringola si sposta sulla scena nelle tre direzioni dei personaggi accomunati dalla parlata napoletana e caratterizzati da movimenti e gesti differenti. Il marinaio e il capitano, infatti, si muovono sorretti dalle corde delle ancore, con movenze e gesti secchi e perentori, come fossero pupi. Le loro voci sono graffiate, profonde, beffarde, accusatrici e dettate da un autorevolezza che gli conferisce solo il grado. Chi dovrebbe comandare sulla nave è, infatti, come dice lui stesso, il mozzo fragile e ingenuo la cui voce è sensibile, paziente, di cuore.
I monologhi de “‘o spicchiato”, arricchiti da piccole fissazioni, come il gesto di pettinarsi continuamente i capelli, sono furiosi e istintivi. Mentre gioca con le corde dell’ancora, che sembrano un prolungamento effettivo del suo corpo, si manifesta la sua emozione nel spiegare la sua fondamentale importanza lavorativa sulla nave. Emerge, pertanto, quanto questo viva in totale simbiosi con il mare.

Acquasanta - regia di Emma Dante - photo Giuseppe Di Stefano
Acquasanta – regia di Emma Dante – photo Giuseppe Di Stefano

LA TRISTEZZA DIETRO LE LENTI
Nella parte finale dello spettacolo, però, “‘o spicchiato” è lasciato a terra perché la sua presenza crea troppa confusione sulla nave. La tristezza, la disillusione, il rammarico del personaggio è comunicata da Maringola solo con lo sguardo, ricoperti dagli occhiali, schermo perenne de “‘o spicchiato” per proteggersi e proteggere, diaframma in grado di mascherare non troppo la sua profonda tristezza.
Lo spettacolo Acquasanta, dunque, è Maringola, i suoi balli, gli spruzzi di acqua e saliva, come lui stesso sottolinea e per cui chiede scusa alle prime file della platea, il muoversi come un burattino nelle mani del mare, e l’ironia e la tenerezza di un personaggio piccolo e umano. L’attore campano appare davvero convincente nel ritrarre “‘o spicchiato” e il suo universo di sentimenti.

TRADIZIONE NAPOLETANA
Nella scena, esteticamente organizzata da una meticolosa attenzione ai contrasti cromatici, virati sul blu del mare, dai costumi poveri e scarni, ideati dalla Dante, e sorretta da un impianto musicale che pone l’accento sui momenti di maggiore emozione, può essere individuato un tema predominante. Quello dell’abbandono umano, familiare e di una società che schiaccia illusioni e ideali. “‘O spicchiato” potrebbe incarnare un’umanità sincera, poetica, amorosa che non si perde e disgrega in vizi o tentazioni.
A una visione più attenta lo spettacolo è invece un’immagine, una struttura visiva senza troppi concetti. Non è sorretta, infatti, da una drammaturgia in evoluzione attraverso cui condurre lo spettatore. Lo spettacolo è una presentazione di una storia che si inserisce nel recupero della tradizione teatrale, qui prettamente napoletana, approfondito da Emma Dante in altri spettacoli come Io, Nessuno e Polifemo o Odissea Movimento n.1, studio liberamente tratto dal poema di Omero realizzato insieme agli allievi del Teatro Biondo di Palermo.
Acquasanta è il primo capitolo della Trilogia degli Occhiali già andato in scena nel 2011 che è riproposto a conferma e reiterazione della volontà drammaturgica della Dante di stimolare le percezioni e l’immaginario dello spettatore.

Davide Parpinel

www.teatrodirifredi.it/it/stagione/spettacolo/acquasanta/

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Davide Parpinel
Sono una persona che desidera avvicinare chiunque voglia all'arte e alle sue connessioni con l'uomo, la società, la storia, il presente, fornendo spunti e creando curiosità. Per compiere questa mia missione ho i titoli accademici, ho conseguito gli studi e le ricerche necessarie, ma soprattutto ho la volontà di portare chi mi vuole leggere a osservare gli sviluppi della materia artistica.