Open ticket. Jon Batiste, il nuovo fenomeno musicale da tenere d’occhio

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Fonde generi musicali, spaziando dal jazz all’R&B, attenzione allo stile e consapevolezza politica Jon Batiste, il cantante che ha sbancato durante l’ultima edizione dei Grammy Award

Con il suo secondo album We Are ha ottenuto il maggior numero di nomination ‒ ben 11 – ai Grammy Award. Il pianista jazz Jon Batiste (Metairie, 1986) secondo alcuni un erede più che un innovatore, è capace come pochi di fondere i generi e per questo le nomination arrivavano indifferentemente dalle liste R&B, American Roots e jazz. Alla fine di Grammy ne ha vinti 5, più di ogni altro in questa edizione.
Nello specifico Freedom, brano che fa parte di We Are, ha ricevuto una nomination come miglior video musicale: Jon Batiste lo ha girato a New Orleans ed è davvero irresistibile.
È stato realizzato fra il 2 e il 3 aprile scorsi per le strade di Faubourg Marigny, nel 7th Ward. Che ci siano voluti solo due giorni per portarlo a termine sorprende, visto il numero di location e cambi di guardaroba, così come il coordinamento e la coreografia richiesti per il cast di ballerini, musicisti e comparse.

Jon Batiste ai Grammy Award
Jon Batiste ai Grammy Award

IL VIDEO DI FREEDOM DI JON BATISTE

Vediamo i bambini tamburellare su secchi di plastica capovolti decorati con le iconcine dei santi. Poi Batiste che scende da una Cadillac El Dorado arancione bruciato e comincia a cantare e ballare. La sua figura si presta perfettamente per l’abito rosa di fattura sartoriale affilato e lucente, calzino bianco e mocassino intonso. Vediamo quattro tizi dipinti a spruzzo d’oro, fermi come statue finché improvvisamente non prendono vita acrobatica. Cambio d’abito: questa volta della stessa tonalità di verde scuro del murale sullo sfondo. Quando si siede su una veranda, invece indossa un doppiopetto Anni Settanta con strisce viola che si abbinano alla cromia della casa. Molto glamour, ma non solo: gli indiani del Mardi Gras si presentano nel cupo intermezzo della canzone, con un aspetto maestoso, in controluce mentre fissano la telecamera sotto i rami nebbiosi di una quercia. “Perché quando guardo le stelle“, canta Batiste, “so esattamente chi siamo“. Quindi cambia marcia per il finale, dove New Orleans viene presentata in tutta la sua gloria funky e technicolor.

MUSICA E VALORI SOCIALI SECONDO BATISTE

Batiste è un allegro fusore di generi, nelle sue canzoni non manca mai la ricerca del divertimento ma nemmeno l’impegno. We Are (che dà il titolo al suo secondo album) è una canzone che ha come protagonista il nonno di Batiste, attivista nero alla cui figura Batiste è molto legato. Quando la pandemia ha fatto chiudere i luoghi al coperto, Batiste ha suonato all’aperto. E quando i manifestanti sono scesi in strada dopo l’omicidio di George Floyd, Batiste ha organizzato affollatissimi concerti di protesta.
Durante la cerimonia di premiazione ai Grammy Batiste ha ricordato il suo modello più grande: Louis Armstrong, da lui descritto come un mix di affabilità e umiltà, ma soprattutto capace di insistere su alcuni valori fondamentali al di fuori di un’esplicita rivendicazione politica.

Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.