Musica barocca. Un trionfo per la Giuditta di Vivaldi all’Auditorium di Roma

Altro che noia. Le oltre due ore dell’oratorio in latino “Juditha Triumphans” di Antonio Vivaldi diretto da Federico Maria Sardelli lo scorso 24 novembre sono trascorse veloci. La recensione

Antonio Vivaldi, Juditha Triumphans. direttore Federico Maria Sardelli. Accademia Barocca di Santa Cecilia, Roma 2021. Photo Musacchio, Ianniello e Pasqualini
Antonio Vivaldi, Juditha Triumphans. direttore Federico Maria Sardelli. Accademia Barocca di Santa Cecilia, Roma 2021. Photo Musacchio, Ianniello e Pasqualini

Sulla carta la Juditha Triumphans può risultare noiosa, per tutta una serie di fattori: la rigida alternanza tra arie e recitativi (pochi sono i cori, e di non grande respiro, e non vi sono duetti o terzetti), l’immutabile struttura delle arie, tutte col da capo, e per questo spesso di considerevole ampiezza, il libretto in latino, di non particolare risalto né per accensioni poetiche né per invenzioni narrative.

Antonio Vivaldi, Juditha Triumphans. direttore Federico Maria Sardelli. Accademia Barocca di Santa Cecilia, Roma 2021. Photo Musacchio, Ianniello e Pasqualini
Antonio Vivaldi, Juditha Triumphans. direttore Federico Maria Sardelli. Accademia Barocca di Santa Cecilia, Roma 2021. Photo Musacchio, Ianniello e Pasqualini

LA JUDITHA DI VIVALDI: UN CAPOLAVORO DI GODIBILISSIMO ASCOLTO

Eppure, la Juditha è un capolavoro di godibilissimo ascolto. Perché, in questo “sacrum militare oratorium” composto nel 1716 per le sue “putte” dell’Ospedale della Pietà, Antonio Vivaldi – autore che, come è noto, non è esente dal vizio della ripetitività – è al vertice delle sue capacità compositive, e riversa nelle arie, una più bella dell’altra, tutto il suo estro melodico e ritmico.
E perché don Antonio accende l’orchestra barocca di tutta una gamma di colori inusitati, inserendovi strumenti dai timbri ricercati, ai quali vengono assegnate anche parti solistiche in meravigliose arie: e così a dialogare con le voci troviamo la viola d’amore, lo chalumeau (antenato del clarinetto), il mandolino, un “concerto di viole all’inglese” (ovvero da gamba).
Se poi tutto questo ben di Dio è vivificato da un’esecuzione di grande qualità, come quella che si è ascoltata all’Auditorium di Roma, in Sala Santa Cecilia, lo scorso 24 novembre, si può essere certi che il godimento è assicurato: altro che noia, le oltre due ore dell’oratorio sono passate in un istante.

Antonio Vivaldi, Juditha Triumphans. direttore Federico Maria Sardelli. Accademia Barocca di Santa Cecilia, Roma 2021. Photo Musacchio, Ianniello e Pasqualini
Antonio Vivaldi, Juditha Triumphans. direttore Federico Maria Sardelli. Accademia Barocca di Santa Cecilia, Roma 2021. Photo Musacchio, Ianniello e Pasqualini

IL CAST VOCALE E L’ACCADEMIA BAROCCA DI SANTA CECILIA

Merito dell’ottimo cast vocale, che, in particolare, ha saputo variare con vivacità e virtuosismo, ma senza strafare, le riprese delle arie. Un cast che ha visto impegnate nei ruoli maschili e femminili Vivica Genaux, Rui Hoshina, Giorgia Rotolo, Francesca Ascioti e soprattutto, nella parte della protagonista, Ann Hallenberg, che si è espressa a livelli davvero notevoli. Di non minore spessore la prestazione dell’orchestra dell’Accademia Barocca di Santa Cecilia e, in particolare, dei solisti, le cui esibizioni coi singolari strumenti di cui si è detto sono state salutate da calorosi applausi. Convincente la direzione di un grande specialista di Vivaldi come Federico Maria Sardelli, che ha saputo rendere appieno il carattere bellicoso e scattante della partitura (forse si sarebbe voluto, qua e là, qualche struggimento elegiaco in più). Una serata, insomma, che ha consentito di apprezzare al meglio la creazione vivaldiana, rutilante di tanti colori diversi, quasi un corrispettivo sonoro di una tela o di un affresco della gloriosa scuola pittorica veneziana.

Fabrizio Federici

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.