A New York nascerà nel 2024 il Museo dell’hip hop

Si chiamerà Universal Hip Hop Museum e si troverà nel South Bronx. Da Nas a Biggie la storia del movimento musicale che ha cambiato la scena a partire dagli anni ’70

Sorgerà nel 2024 nel South Bronx e si chiamerà Universal Hip Hop Museum (UHHM). Intanto il cantiere – aperto lo scorso maggio con la fastosa cerimonia della posa della prima pietra, alla presenza di importanti nomi della scena hip hop come Grandmaster Flash, Slick Rick, Chuck D, Nas e Fat Joe – è già quasi arrivato al completamento delle fondamenta. Il Museo nascerà nei pressi del celebre civico 1520 di Sedgwick Avenue, dove questo genere musicale fu inventato nel 1973. All’interno dei suoi 4.800 metri quadrati di superficie, includerà anche un teatro da 300 posti, una cabina per DJ e un’area graffiti,

Un rendering del futuro Universal Hip Hop Museum

Un rendering del futuro Universal Hip Hop Museum

 

CULTURA E IMPEGNO SOCIALE

 

Si tratta del primo museo dedicato all’Hip Hop e alle sue “diramazioni” come la break dance, l’MCing/rapping, il DJing/scratching con i vinili, e il graffitismo; manifestazioni creative che hanno alla radice la necessità di dare voce alla cultura afroamericana e al disagio dei suoi appartenenti, in lotta contro il razzismo e l’emarginazione, due piaghe non ancora del tutto risolte negli Stati Uniti come altrove. Il nuovo museo sarà ospitato al piano terra del Bronx Point, un grande progetto edilizio da 349 milioni di dollari che sorgerà lungo il fiume Harlem, nell’area di un ex scalo merci; per il Museo saranno spesi 80 milioni, in parte di provenienza pubblica, in parte di provenienza privata. Nelle intenzioni del direttore Rocky Bucano, il Museo dovrà conservare le testimonianze storiche dell’Hip Hop, con particolare attenzione ai contributi culturali dei suoi pionieri, e promuovere gli aspetti economici e sociali positivi innescati da questo genere musicale. Nei suoi 25 piani il Bronx Point includerà, oltre al Museo, anche numerosi alloggi a prezzi calmierati e sarà circondato da un parco pubblico di un ettaro. Si tratta quindi di un’operazione carattere sia culturale sia sociale. Come ha dichiarato il presidente del Bronx Borough Ruben Diazforniamo una sede permanente al Museo e ci prendiamo cura delle persone dando loro un tetto sopra la testa. Riconoscere i poveri, le minoranze, i lavoratori: questi sono gli stessi problemi che affronta l’Hip Hop”.

Una fase del cantiere del Museo

Una fase del cantiere del Museo

UNA LUNGA STORIA CREATIVA

Nella New York decadente e degradata dei primi anni Settanta, la musica era anche un mezzo per affermare le radici culturali delle minoranze, e quella afroamericana cercava ancora il modo di uscire definitivamente dal “ghetto”. Il movimento che si riconosce nell’Hip Hop abbraccia molteplici elementi della cultura nera, dallo stile dei griot dell’Africa Occidentale al reggae, dal soul al funk. Secondo la tradizione, il nuovo genere nacque nel 1973, quando alcuni dj cominciarono ad alternare tutte queste musiche nei loro set, e inserendo parti parlate fra quelle strumentali. Fra i pionieri dell’Hip Hop, personaggi come DJ Kool Herc, U-Roy e Dr. Alimantado. Questa nuova musica, fortemente legata all’identità nera, guadagnò popolarità in modo esponenziale, e venti anni dopo (con la nascita di una solida scena hip hop anche sulla costa orientale) divenne uno dei principali movimenti culturali degli Stati Uniti, entrando a far parte della vita quotidiana. E, dagli anni Duemila, si sta diffondendo su larghissima scala anche nel resto del mondo, dando voce a situazioni sociali difficili, rivendicando diritti e lanciando messaggi a volte controversi.

 

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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