Il mito di Jim Morrison 50 anni dopo: 5 video per ricordarlo nell’anniversario della morte

È trascorso mezzo secolo dalla drammatica dipartita di Jim Morrison, icona geniale del Novecento che, grazie al suo carisma, ancora oggi continua a ispirare artisti di tutto il mondo. Abbiamo selezionato per voi 5 video per celebrarlo

Il 3 luglio del 1971 moriva James Douglas Morrison (Melbourne, USA, 1943–Parigi, 1971), leggendario frontman della band americana The Doors, nonchè artista eclettico e indimenticabile. Oltre alle circostanze poco limpide del suo prematuro decesso (che lo ha fatto accedere al cosiddetto “Club 27”, consacrandolo definitivamente come rockstar maledetta), l’impatto che la sua figura continua ad avere nell’immaginario collettivo la si deve soprattutto a un carisma unico capace di valergli appellativi quali “sciamano del rock” o “Re Lucertola”. La forza della sua presenza scenica, caratterizzata anche da una voce inconfondibile in grado di passare repentinamente dalle profondità del blues ai toni alti delle grida più disperate, è riuscita a sedurre un numero così alto di estimatori da trasformarlo in un mostro sacro della musica contemporanea. Infatti, nonostante i forti interessi verso altre discipline artistiche quali il teatro, il cinema e la poesia, è stata proprio la musica a consentirgli di esprimere a pieno il suo ineguagliabile estro creativo aprendo a noi tutti quelle porte della percezione di cui lui stesso ne è stato il cantore principale. Come però spesso avviene, il genio cammina a braccetto con la sregolatezza, e il turbolento carattere di Morrison (accentuato da un uso sfrenato di alcol e sostanze stupefacenti) non poteva che spianargli la strada verso un rapido declino che lo porterà via a soli 27 anni. Non rimane allora che seguire questo breve percorso cronologico per ricordare l’energia e la sensibilità di uno dei personaggi più emblematici del secolo scorso.

-Valerio Veneruso

1. ED SULLIVAN SHOW – 1967

Era il 1967 quando i Doors, travolti dal successo del loro omonimo album di debutto, furono invitati a esibirsi in uno dei programmi televisivi più in auge negli Stati Uniti, l’Ed Sullivan Show. L’accordo tra la band e il presentatore tv prevedeva una piccola, ma sostanziale, modifica del testo di Light my fire (il fortunatissimo brano rimasto per diverso tempo al primo posto delle classifiche americane, nonchè simbolo celeberrimo del rock psichdelico) in quanto ricco di allusioni sia al sesso che all’uso ricreativo delle droghe. Morrison non si preoccupò più di tanto e decise di cantare la canzone senza sottostare a censure di nessun tipo, e fu così che quell’esplicito riferimento all’eccitazione sessuale provocata dagli effetti dello sballo, entrò nella casa di milioni di telespettatori americani durante la sera di una domenica qualunque. Inevitabilmente ne nacque un piccolo scandalo che annullò il contratto stipulato tra i Doors e Sullivan ma che, di riflesso, accrebbe ancora di più la fama dei quattro musicisti. Il video qui di seguito mostra l’esibizione del brano della discordia preceduto da People are strange, primo singolo estratto dal loro secondo album in studio, del 1967, Strange days

2.  LIVE ALL’HOLLYWOOD BOWL – 1968

Il concerto che i Doors tennero il 5 luglio del 1968 presso l’imponente anfiteatro di Los Angeles, l’Hollywood Bowl, è ormai parte della storia. L’evento, che fu ripreso contemporaneamente da quattro macchine da presa e registrato su otto piste audio, rappresenta uno dei momenti più importanti nella carriera di Jim Morrison e soci. Malgrado fosse visibilmente sotto gli effetti dell’LSD, il frontman della band riuscì magicamente a sostenere l’intero live davanti agli occhi di circa 18mila persone restituendo anche un’esibizione di Unknown soldier (celebre inno contro la guerra in Vietnam e primo singolo estratto dall’album dello stesso anno, Waiting for the sun) che mette in luce le sue incredibili doti di dominatore del palcoscenico.

3. HWY: AN AMERICAN PASTORAL – 1969

Come è ben noto, prima di intraprendere la carriera musicale, Jim Morrison studiò cinematografia presso l’Università della California di Los Angeles; questa passione non scomparve mai totalmente dalla rosa dei suoi nutriti interessi e, a testimonianza di ciò, nel 1969 lo stesso Morrison diresse – insieme a Frank Lisciandro, Paul Ferrara e Babe HillHWY: An American Pastoral, un lungometraggio sperimentale on the road ambientato nel deserto del Mojave. Le vicende di un autostoppista (interpretato da Morrison in persona) fanno da contorno a un viaggio psichedelico in costante bilico tra la vita e la morte.

4.  FESTIVAL DELL’ISOLA DI WIGHT – 1970

La terza edizione dello storico Festival dell’Isola di Wight – che si tenne in Gran Bretagna nel 1970 – viene ancora oggi ricordato soprattutto per l’ultima importante apparizione pubblica in Europa di musicisti quali gli Who, Jimi Hendrix,  e i Doors. Questa versione live di The end (capolavoro indiscusso della band, reso ancora più indimenticabile attraverso quella pietra miliare del cinema che è Apocalypse Now) racchiude tutta la grandezza di un gruppo che si è sempre distinto per la capacità di mettere in pratica un virtuosismo tecnico al servizio della trascendenza.

5. THE COLLECTED WORKS OF JIM MORRISON – 2021

Proprio in occasione del cinquantenario della scomparsa di Jim Morrison, la casa editrice HarperCollins, ha recentemente dato alle stampe The collected works of Jim Morrison – Poetry, Journals, Transcripts and Lyrics: l’antologia definitiva degli scritti di Morrison raccolti attraverso 600 pagine colme di fotografie, appunti e contributi inediti che rappresentano un tesoro inestimabile per tutti i fan dell’intramontabile Lizard King.

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.