Musica per centralinisti. Il progetto Customer Care del collettivo MetaDiaPason

Il 20 marzo si terrà online Customer Care, un progetto/maratona di musica partecipativa che pone l’attenzione sia sulle criticità dell’attuale condizione lavorativa che sul valore dell’arte relazionale oggi.

Collettivo MetaDiaPason al Festival ArteScienza di Roma 2014
Collettivo MetaDiaPason al Festival ArteScienza di Roma 2014

L’eccezionalità di questo periodo storico ci sta inevitabilmente portando a mettere sempre più in discussione tutta una serie di modalità e abitudini sociali che, prima della pandemia da Covid-19, sembravano essere saldamente radicate nel nostro quotidiano.
Nell’ultimo anno abbiamo infatti imparato a riformulare sia il già problematico rapporto con il mondo del lavoro (tra rapide chiusure di attività e la gestione repentina di un modello come lo smart working) che il concetto stesso di “tempo libero” in relazione alla sfera del digitale; è proprio in questo terreno viscoso, fatto di automatismi normalizzati e di sospensioni temporali, che il collettivo MetaDiaPason ha deciso di muoversi con l’intenzione di attuare un’indagine a più livelli. Concepito come una “performance musicale interattiva basata sui meccanismi dei servizi clienti delle grosse multinazionali”, il progetto Customer Care vedrà la luce il prossimo 20 marzo come parte integrante del festival di arte digitale di Lahore (Pakistan), Postreality.

L’AZIONE CUSTOMER CARE

L’azione verrà realizzata a Roma, presso lo Spazio Chirale, ma si articolerà soprattutto online grazie a P.I.C.O. (acronimo di Performance Interactive Control Operator), un’intelligenza artificiale sviluppata per mettere in relazione gli utenti da casa con i musicisti impegnati nella performance. Per otto ore consecutive ‒ dalle 10 fino alle 18 ‒, tre performer alla volta suoneranno tre specifiche linee musicali (una melodica, una polifonica e una timbrica) equipaggiati come se fossero degli operatori centralinisti con tanto di cuffiette, microfono e postazione delimitata da divisori inseriti in una stanza con vetrina. Oltre a richiamare esplicitamente l’arco di tempo standard dedicato agli impegni lavorativi, la durata di otto ore darà la possibilità a chiunque di prendere parte all’azione performativa indipendentemente dalla propria collocazione geografica; attraverso il sopracitato chatbot, raggiungibile da questa pagina, si avrà infatti la possibilità di interagire con i rispettivi musicisti per modificare le tre linee musicali, di chattare con un operatore o di candidarsi per prendere attivamente parte alla jam session a distanza.
I performer in loco e i “candidati scelti” si daranno i cambi turno ogni venti minuti, in modo da suonare sempre in tre alla volta, col “dovere” di rispettare il più possibile le istruzioni che riceveranno dal pubblico tramite P.I.C.O. secondo un principio di “costrizione performativa” che si ispira ai doveri lavorativi del dipendente.

P.I.C.O. chatbot in azione
P.I.C.O. chatbot in azione

MUSICA, TECNOLOGIA E DIGITALE

Così come con i precedenti progetti di MetaDiaPason, anche Customer Care parte dalla volontà di confrontarsi con uno spaccato del nostro tempo per portare l’esperienza musicale fuori dal palco, all’interno cioè di quelle dinamiche che fanno parte delle nostre routine quotidiane.
Come sottolinea Clio Flego, componente del collettivo MetaDiaPason, “potenzialmente ogni oggetto può essere uno strumento, anche il corpo lo è. In questo periodo di distanziamento fisico ‒ da sottolineare, non sociale ma propriamente fisico ‒ abbiamo riflettuto di più sulla performatività che congiunge le persone e la tecnologia. Ci siamo allora chiesti: come viene fruita una performance di improvvisazione musicale attraverso il mezzo digitale? Cosa cambia se improvvisiamo da remoto con persone da tutto il mondo? Siamo curiosi di vedere cosa uscirà da questa sperimentazione non solo perché oggi la gente è maggiormente predisposta alle fruizioni digitali, ma soprattutto perché vogliamo creare un lavoro collaborativo che realmente tolga le barriere tra il pubblico e i performer, che possa attivare un percorso di co-creazione performativa”.

IL COLLETTIVO METADIAPASON

Fondato nel 2005 dal musicista ed educatore Leonardo Zaccone, MetaDiaPason si compone di umanisti digitali, di maker e di sperimentatori interdisciplinari intenzionati a esplorare quelle dinamiche relazionali che ci portano al confronto costante con l’altro.
Partendo proprio da questa volontà, progetti come Customer Care si inseriscono all’interno di una ricerca incentrata su azioni comuni che diventano specchio di vere e proprie liturgie dell’uomo contemporaneo. “Il cuore della nostra ricerca” ‒ spiega Leonardo Zaccone ‒ “è legato sia alla pratica performativa Fluxus che al concetto stesso di body performance, con riguardo al suono e quindi con un orecchio sempre ai suoni del quotidiano. Crediamo che l’arte non sia oggetto ma processo e noi siamo interessati al processo. L’arte ‘avviene’, non ‘è’”.

Valerio Veneruso

https://www.metadiapason.eu

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.