Boss Doms ha collaborato con l’artista Fabio Weik per il nuovo video di Pretty Face: l’intervista

È il secondo brano da solista per l’ex produttore di Achille Lauro: per il suo video, Boss Doms ha messo i suoi fan al centro di un ambiente realizzato assieme all’artista milanese Fabio Weik. Qui la doppia intervista.

BOSS DOMS, Pretty Face
BOSS DOMS, Pretty Face

Si chiama Pretty Face (feat. Kyle Pearce) il nuovo singolo Boss Doms. L’eclettico produttore della scena musicale italiana esce allo scoperto con il suo secondo brano da solista, dopo la rottura con il cantante Achille Lauro (ma è stato assodato che si tratta di una separazione solamente artistica, i due rimangono affezionati come quella volta che si baciarono sul palco dell’Ariston a Sanremo 2020, facendo gridare l’opinione pubblica allo scandalo). Boss Doms, al secolo Edoardo Manozzi, nel percorso recentemente intrapreso ha pubblicato il singolo I Want More, due remix di Back to My Bed di Elderbrook, insieme ad Achille Lauro, Lovelife di Benny Benassi e Jeremih. Dal 26 febbraio il video di Pretty Face è online e porta con sé un invito: quello di riflettere sull’importanza che ciascuno ricopre all’interno di una società sempre più distanziata, ribellandosi all’omologazione e ai dictat dei canoni estetici da social. Abbattendo stereotipi, modelli tossici e sovrastrutture. Un’esortazione a valorizzare la diversità e l’umanità che caratterizza ognuno di noi.

IL VIDEO DI PRETTY FACE, IL NUOVO SINGOLO DI BOSS DOMS

Per la realizzazione del video di Pretty Face sono selezionati dei fan, che hanno ascoltato la traccia in anteprima all’interno di un ambiente in cui è stata ricostruita l’esperienza del live, con la musica a tutto volume e le luci accecanti. Le reazioni, emerse dalle loro “pretty face” sono state registrate e usate per il video del nuovo brano. Un’operazione realizzata assieme all’artista Fabio Weik (Milano, 1984), graffiti writer dal 1997 e membro della TDK crew, la cui ricerca è basata sulla rapidità di fruizione del messaggio e sulla sperimentazione di materiali non convenzionali. Un progetto corale a più voci, di cui fanno parte anche il fotografo Gabriele Giussani, che ha realizzato uno shooting di Boss Doms, con il supporto del fashion e digital brand milanese ABM – A Better Mistake, nato nel 2019 e basato sul concetto di moda gender fluid. Abbiamo incontrato Boss Doms e Fabio Weik durante il backstage del nuovo video. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Come è nato il desiderio di mettere i tuoi fan al centro del nuovo video?
Boss Doms: Quando ascolto questa canzone mi vengono in mente talmente tante cose diverse tra loro che non mi andava di “appiccicarci” delle immagini sopra. Ho pensato di fare qualcosa che non mettesse me al centro dell’attenzione, ma chi ascolta il pezzo e tutto ciò che scaturisce dalla sua immaginazione. L’installazione è nata da questo desiderio di scegliere dei fan, fargli ascoltare la canzone, vedere le loro reazioni naturali, riprenderli e farli protagonisti di questo video.

Come hai scelto i partecipanti?
BD: Abbiamo fatto una call su un gruppo di Telegram, abbiamo dato le istruzioni e abbiamo scelto i candidati sia in base ai volti che all’interesse che mostravano. Abbiamo scelto davvero i più affezionati, quelli che ci credevano di più. Ad esempio, si è appena liberato un posto, abbiamo chiamato una ragazza che era in università. Ha mollato tutto ed è venuta di corsa. Questo è lo spirito giusto! Lei non sa che viene per assistere a un live tutto per lei, mentre io sono dietro alla regia assieme a Fabio. Si tratta di un dialogo tra noi e i fan. Ma non è un dialogo verbale, è un dialogo fatto di emozioni.

Qual era la vostra idea quando avete ideato il set del videoclip di Pretty Face? Il risultato finale ha aderito alle aspettative?
Fabio Weik: 
Non sappiamo mai come reagiscono i fan, questa è la cosa primaria. Dal punto di vista musicale, reputo Boss Doms uno degli artisti più affini al mondo dell’arte contemporanea. La cosa che facciamo sempre quando dobbiamo realizzare un progetto assieme è un pingpong di idee e perfezionamento, senza mai prevalere l’uno sull’altro. Magari lo coinvolgo nelle mie installazioni, e lui in questo caso mi ha reso parte del suo progetto. Nel mio ruolo ho messo un po’ a registro il percorso espositivo che ha coinvolto i fan, senza prendere troppo dal linguaggio dell’arte contemporanea, ma mantenendo la sua identità di artista pop. Anzi tecno pop direi!

BD: Vabbè comunque diciamolo che se non ci fosse stato lui tutta questa cosa non si sarebbe fatta, non sarebbe venuta così. Probabilmente avrei messo quattro candele dentro a uno scantinato! [ride, ndr]

FW: La cosa assurda è che Boss Doms ha delle idee talmente visionarie, un entusiasmo e un’attenzione all’estetica che si avvicina molto ai processi creativi di un’opera di arte contemporanea. Capisce subito che emozioni vuole dare al pubblico e come vuole giocare con lui.

Boss Doms, Pretty Face
Boss Doms, Pretty Face

Anche il fatto stesso di riuscire a far confluire in modo coerente arte, musica, fotografia e moda nello stesso progetto, significa avere le idee chiare sul messaggio che si vuole trasmettere.
FW:
 Pensiamo che questa installazione sia arrivata nel momento giusto. Pretty Face parla dell’importanza di essere se stessi. In un periodo in cui tutti i club sono chiusi, è difficile mantenere un rapporto sinergico con il proprio pubblico; con quest’opera, invece, Boss Doms riesce a tessere un legame senza nemmeno mostrarsi.

BD: Anche il fatto che abbiamo fatto a tutti il tampone, l’ambiente è igienizzato e lo spettatore è solo… vuol dire essere Covid free e per un momento potersi togliere la mascherina. A me succede spessissimo che la gente mi incontri per strada e mi saluti ma io non la riconosco per colpa della mascherina! Questa cosa di scoprire il volto in questo momento è importante.

Pretty Face vuole dire basta a filtri e pose da Instagram che modificano i nostri connotati, la nostra identità umana. Quanto questo 2020 ha ispirato il messaggio contenuto nella canzone e nell’intero progetto?
BD:
 Tutti i nostri progetti nascono dalla vita vera. Io penso che l’arte rispecchi il momento storico che stai vivendo: prova a pensare a tutti gli artisti di tutte le epoche storiche, non sarebbero stati loro se non fossero vissuti esattamente in quel momento. Ad esempio Oliviero Toscani, se fosse nato adesso non sarebbe diventato Oliviero Toscani: tutto quello che all’epoca ha creato scalpore ora è sdoganato, non ha più il senso che aveva allora. Erano temi tabù e lui li ha tirati fuori in un modo “pazzissimo”, trasgressivo.

FW: C’è anche la commistione con il lato digitale. È un percorso quasi totalmente digitalizzato ma che ha delle fondamenta in vhs o pellicola. C’è questa interazione con il tubo catodico come primo impatto, un po’ come faceva Studio Azzurro, ma portato nel mondo di Boss Doms che è totalmente punk. Le nostre idee, messe assieme, hanno creato un cortocircuito che ha portato a questo progetto; non è una vera e propria opera d’arte, bensì una experience.

Come la stanno prendendo invece i fan, questa experience?
BD:
 Ci è capitato due volte finora che i fan piangessero. È questo il bello, è tutta follia, è tutto spontaneo.

FW: Tutto viene dal fatto che questi ragazzi da un anno non vivono una situazione di club, di musica, e con questo percorso gliela stiamo dedicando in una atmosfera intimistica. Quello che un tempo eri abituato a fare in mezzo a tante persone ora la fai da solo in un contesto tutto tuo dopo il periodo storico della pandemia. È una cosa molto forte a livello sociale.

BD: La gente mi ha detto “non sentivo i bassi sul petto da un anno!” oppure “Non mi ricordavo più che effetto facesse essere accecato dalle luci!”.

A proposito di lockdown, a marzo sono diventati un evento imperdibile i tuoi live da casa trasmessi tramite diretta Instagram, che ci hanno restituito per un attimo l’impressione di essere di nuovo nel club.
BD:
 È questo il messaggio che dobbiamo mandare, soprattutto noi che siamo più esposti degli altri e abbiamo il privilegio di parlare a tantissime persone nello stesso momento con un post o un gesto. Abbiamo il dovere di essere uno stimolo per gli altri, fare meglio e non arrenderci. Anche l’experience di Pretty Face rientra in questo intento. Facciamo squadra e non lasciamoci abbattere dalle situazioni! Siamo esseri umani e l’essere umano ha creato cose per volare, per superare ogni difficoltà. Con il Covid le dobbiamo pensare tutte. Poi quando finirà ritorneremo a fare i rave tutti felici e contenti. Ma adesso dobbiamo reinventarci. La stessa cosa vale per i dj set. Mi restituiscono la felicità delle persone.

Sono passati ormai oltre sei mesi dalla tua separazione artistica con Achille Lauro. Come hai usato questo tempo? Ti sei sentito più libero di lavorare come artista individuale, staccandoti un po’ dalla musica che facevi prima?
BD:
 Quando lavoravo con Lauro c’era lui al centro dell’attenzione. Quando tu lavori per un’altra persona la devi mettere al centro del tuo lavoro e devi cucirgli un vestito addosso che sia perfetto per la sua idea, la sua immagine, il suo messaggio. Quella roba però, dopo tanti anni, se la fai bene come la facevo io, ti distacca dalla tua ricerca perché devi fare sempre qualcosa per qualcun altro. Diciamo che dopo la separazione ho avuto più tempo per fare la musica che voglio fare io.

Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, per il futuro prossimo?
BD: Ho un milione di pezzi in cantiere. Quelli che avete sentito finora non sono neanche l’antipasto, sono i grissini che ti mangi al ristorante mentre aspetti il cameriere! [ride, ndr]

– Giulia Ronchi

https://fabioweik.com
www.abettermistake.com

ACQUISTA QUI il brano di Boss Doms

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.