Walk of Muses #2: Jozef Van Wissem e The Underground Youth

Il nuovo appuntamento con Walk of Muses presenta il ritratto del compositore olandese Jozef Van Wissem e della band The Underground Youth.

The Underground Youth - Craig Dyer. Photo Moritz Jekat
The Underground Youth - Craig Dyer. Photo Moritz Jekat

Jozef Van Wissem (Maastricht, 1962) è un compositore d’avanguardia e liutista olandese. Nel 1993 si è trasferito a New York dove ha compiuto i suoi studi sul liuto con Pat O’Brien, sviluppando un approccio inusuale al liuto rinascimentale e barocco, grazie a una personalissima tecnica con cui incolla brani classici e inverte melodie. Con un sound noir e gotico, nel 2013 ha vinto il premio per la migliore colonna sonora al Festival di Cannes con il film Only Lovers Left Alive del regista di culto Jim Jarmusch, con il quale ha realizzato altri due album. Collaborazioni anche con l’attrice Tilda Swinton e la cantautrice Jarboe (Swans), e incarichi da parte di istituzioni d’arte, come la National Gallery di Londra e il Museo Ermitage di San Pietroburgo.

La tua definizione di arte.
Per me l’arte è una questione di vuoto. Più vuoto è lo spazio in cui l’arte si lascia, più piena essa diventa. Più mi sento vuoto, meglio posso creare un’opera con solo una o due note per un tempo più lungo. L’arte è un riflesso della vita quotidiana ai tempi del COVID-19. Più spazio e più distanza ci sono, meglio è. L’arte è anche una ribelle. La funzione principale dell’artista è combattere lo status quo. Protestare contro l’istituzione. Far crollare le statue. L’artista rimane l’ultima creatura sincera in questo mondo.

La tua definizione di musica.
Fare musica è dividere lo spazio. Meno si dice, meglio è. Le melodie sono onnipresenti, fluttuano intorno e, se si è molto fortunati, una melodia scende dall’alto e si presenta. La musica non riguarda le note ma l’attitudine dell’esecutore. Di per sé una nota non significa nulla.

Ti definisci un “artista”?
No, penso a me stesso come a un mezzo di Dio. Lui mi dà l’arte. È il Suo lavoro.

L’opera di arte visiva che più ami.
L’opera d’arte che amo di più è Il suonatore di liuto di Caravaggio (1596, olio su tela). Nell’opera è raffigurato lo spartito della canzone Voi sapete ch’io V’amo. Sono stato invitato dal Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo per eseguirlo durante l’inaugurazione del dipinto restaurato nel 2017. C’era una festa con molti funzionari. Si aspettavano che io suonassi la versione classica, invece ho improvvisato un drone sulla sua melodia. La canzone You Know That I Love You fa parte del mio album We Adore You, You Have No Name.

http://www.jozefvanwissem.com/

Jozef van Wissem. Photo Michał Sobociński
Jozef van Wissem. Photo Michał Sobociński

THE UNDERGROUND YOUTH

The Underground Youth è il progetto fondato nel 2008 dal polistrumentista di Blackpool Craig Dyer, che mischia psichedelia dalle influenze cinematografiche con sapori post-punk.
Il progetto è cresciuto a Manchester, dove sono nate band famose come i Joy Division, a cui il sound di Dyer è stato spesso accostato, per poi trasferirsi a Berlino. Bob Dylan, Nick Cave, The Brian Jonestown Massacre e The Jesus and Mary Chain sono tra le sue principali influenze. L’attuale band si esibisce in tour internazionali ed è formata da Craig Dyer (voce/chitarra), che è il portavoce di questo ritratto, Olya Dyer (voce/percussioni), Max James (basso), Leonard Kaage (chitarra).

La tua definizione di arte.
Per me l’arte è da intendersi come la realizzazione tangibile dell’immaginazione umana. La ricerca in se stessi di una domanda o una risposta, e infine la visione per poter creare qualcosa da ciò, che a sua volta può evocare quelle domande o risposte all’interno degli altri. Questo può e dovrebbe, a mio avviso, rendere l’arte aperta all’interpretazione dell’individuo.

La tua definizione di musica.
Molto semplicemente, dal mio punto di vista, la musica dovrebbe essere definita come la forma udibile di quanto sopra. Un mezzo piuttosto diverso da ciò che è visivo, come pittura, scultura, fotografia o film, e che usa il suono come caratteristica unica o fondamentale. In tale ottica, pone quindi domande o fornisce risposte all’ascoltatore, proprio come tutta l’arte, nel suo modo unico.

Ti definisci un “artista”?
Sì, certamente. Nella misura in cui definisco un artista chiunque crei nel modo che ho descritto sopra. Tuttavia, capisco che non sia cosa facile per me, o per chiunque altro, definire un termine del genere. Immagino che, nell’arte stessa, la parola debba essere lasciata all’interpretazione individuale.

L’opera di arte visiva che più ami.
È impossibile nominarne una sola. Lascerò stare il cinema, di cui amo discutere così spesso, e scelgo il Busto di Nefertiti (circa 1345 a.C., dello scultore Thutmose, Antico Egitto, oggi conservato al Neues Museum, Berlino). Ammirandolo a Berlino, sono stato colpito come mai prima d’ora da una delle opere d’arte più belle e senza tempo che abbia mai incontrato.

https://www.facebook.com/TheUndergroundYouth/

Samantha Stella

LE PUNTATE PRECEDENTI

Walk of Muses #1 – Hugo Race e New Candys

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Samantha Stella
Samantha Stella, nata a Genova, vive a Milano. Artista visiva, performer, set & costume designer, regista, musicista, cantante. Sviluppa principalmente progetti focalizzati sul corpo e pratiche di discipline live utilizzando differenti linguaggi, installazioni con elementi strutturali e corporei, fotografia, video, musica, voce. Dal 2005 al 2015 è attiva con il duo di artisti visivi Corpicrudi da lei fondato con Sergio Frazzingaro, per poi avviare una carriera solista e la collaborazione con il songwriter Nero Kane. Il suo lavoro è stato presentato con debutti internazionali in gallerie di arte contemporanea, musei, teatri, chiese e castelli, inclusi Joyce Theater New York; Amaturo Theatre Brodward Center for the Performing Arts, Miami; Pavillon Noir, Aix-en-Provence; Castello Aragonese in Taranto, sede della Marina Militare Italiana; Auditorium Parco della Musica, Roma; Musei Strada Nuova, Genova; Duomo di Molfetta; Basilica S. Maria Maggiore, Bergamo; Ace Museum, Los Angeles; Italian Cultural Institute Los Angeles; Museo Marca, Catanzaro; Museo Macro Asilo, Roma; Museo Madre, Napoli; Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, Bologna.