Il voguing in Italia. Intervista a Barbara Pedrazzi

Dopo le panoramiche su voguing e clubbing, diamo la parola a una esperta italiana del settore, Barbara Pedrazzi.

Barbara Pedrazzi a.k.a. La B. Fujiko. Photo Stefano Oliva
Barbara Pedrazzi a.k.a. La B. Fujiko. Photo Stefano Oliva

Quando sono nate le House? Quale trasformazione ha subìto il voguing, in seguito alla sua esportazione internazionale? Quali sono i filoni principali e le categorie più discusse delle battle? Che ruolo hanno assunto le donne all’interno della ballroom scene? Ne abbiamo parlato con Barbara Pedrazzi a.k.a. La B. Fujiko, ideatrice e curatrice della Scandalous Ball, celebre evento dedicato al voguing che si tiene una volta all’anno a Milano. Ballerina, prima di hip hop poi di waacking e di voguing, che pure insegna, è Mother del capitolo italiano della celebre House of Ninja newyorchese e Overall Mother del capitolo italiano e olandese della Kiki House of B-Fuji. Si avvicina al voguing nel 2008 grazie a una borsa di studio che la porta negli Stati Uniti, dove conosce e studia con pionieri come Javier Ninja, Benny Ninja e Archie Burnett.

Voguing e waacking: quando nascono e in cosa differiscono?
Sono due correnti nate all’interno della comunità gay di colore tra gli Anni Settanta e Ottanta. Il voguing a New York e il waacking a Los Angeles. Il voguing si ispira alla moda mentre il waacking è più legato al cinema. Non è una danza da battle, anche se in parte lo è diventata, quando è stata introdotta in Europa. La battle invece è l’aspetto principale del voguing. “Throwing shade”, che significa “mettere in ombra”, “io sono meglio di te”, è l’atteggiamento tipico della competizione all’interno della ballroom scene.

Come e perché emerge questa scena?
Nasce con le House, che sono un sostituto della famiglia, in un periodo in cui essere nero, ispanico, omosessuale o transessuale significava venire ripudiati e abbandonati a se stessi. Sono delle comunità con una gerarchia, composta da Mother, Father e Kid, che si sfidano nelle ball, competizioni altamente spettacolari.

Le sfide riguardano solo la danza?
No, non tutti ballano. È un fenomeno più ampio. La maggior parte delle categorie viene dalla comunità gay, come Best Dressed, che premia il miglior costume. Una categoria interessante è Realness, dove, ad esempio, le Fem Queen e i Transmen si sfidano per dimostrare la compiutezza del loro cambio di genere. Negli Anni Settanta e Ottanta non sembrare uomini effeminati o riuscire ad apparire donne in piena regola era una questione di sopravvivenza in città. In Realness ancora oggi ci si sfida per dimostrare “quanto si è passabili in strada”.

La ball quindi è un evento?
Sì, con molte categorie, vecchie e nuove. Runway, ad esempio, è la sfilata, dove si imitano l’attitudine e la camminata delle modelle. Body premia il miglior corpo, che può essere Fitness, Model, Muscle, Luscious. Con Sex Siren si premia la sensualità.

C’è una giuria? Come avvengono le selezioni?
Sì, la giuria è piuttosto numerosa, soprattutto in America. Si procede una categoria alla volta, fino al vincitore. C’è una preselezione come nell’hip hop, che determina l’accesso alla battle. Ma mentre nell’hip hop si stabilisce a priori il numero di persone che si prenderanno, nel voguing passano solo quelli selezionati dalla giuria. I partecipanti si presentano uno alla volta e per passare alla battle devono ottenere tutti ten. Venire choppato significa essere eliminato. Nella battle vera e propria si sfidano uno contro l’altro.

Com’è strutturata una ball?
Ci sono una giuria, un dj e un commentator, il cui ruolo è assimilabile a quello dell’MC nell’hip hop, perché parla sulla musica e scandisce il ritmo della battle, sottolineando quando vota la giuria, chi vince, quando entra un nuovo concorrente.

Barbara Pedrazzi a.k.a. La B. Fujiko. Photo Federica Tavilla
Barbara Pedrazzi a.k.a. La B. Fujiko. Photo Federica Tavilla

Old Way, New Way e Vogue Femme. In cosa differiscono questi tre stili?
Old Way identifica le categorie del periodo iniziale del voguing, quando si ballava sulla musica funk e disco. I movimenti erano geometrici ma più lenti e c’erano molti richiami al breaking. Il New Way è una categoria visivamente molto riconoscibile. Veniva chiamato anche “performance with stretch” o “performance with gymnastics”, perché rimanda al contorsionismo. Lo stile più popolare e chiacchierato oggi è il Vogue Femme. Ha cinque elementi, che sono: hands performance, catwalk, duckwalk, floor performance, spin and dip.

Donne e ballroom scene: appropriazione o trasformazione?
La grande affluenza di donne, europee, asiatiche, russe a New York, determinate a imparare le tecniche del voguing, ha cambiato la composizione delle scene. A lungo si è discusso su questa integrazione, perché si trattava di un fenomeno legato alla comunità gay di colore, quindi all’inizio è apparsa come un’appropriazione. Poi è avvenuta la trasformazione, tanto che è stata introdotta anche la categoria woman’s performance, che comprende le donne biologiche.

Perché le donne si sono avvicinate al voguing?
Penso che abbiano trovato un modo per esprimere la propria femminilità, soprattutto col Vogue Femme. Le ball sono sempre state ambienti in cui tirare fuori la femminilità che all’esterno veniva negata. Dove, ad esempio, le Fem Queen, gli uomini diventati donne, in transizione, operati o che stavano facendo la cura ormonale, venivano celebrati, avendo la possibilità di esprimere liberamente la propria sensualità.

Approfondiamo la storia delle House.
La prima è stata la House of LaBeija, nata nel 1972. House of Ninja si è formata negli Anni Ottanta a New York, grazie a Willi Ninja. Tre figure, molto importanti per il mio percorso – Javier Ninja, Benny Ninja e Archie Burnett –, sono stati i primi esportatori internazionali del voguing, in Asia, Europa e Russia e quelli che l’hanno insegnato a una nuova generazione. Questo è il motivo per cui House of Ninja è la più diffusa, con chapter in più Paesi. Io sono Mother del chapter italiano.

Quante tipologie di scene esistono?
Ce ne sono due: la Major e la Kiki. La Major è quella ufficiale, che per me è rappresentata da House of Ninja e dagli eventi maggiori, come la Scandalous Ball. La Kiki scene invece nasce sempre a New York, per i più giovani, per allenarsi. In Italia la Kiki è molto sentita, perché all’interno abbiamo collocato tutti i primi gruppi di voguing. La mia Kiki è la B-Fuji, dove sono Overall Mother, cioè sono a capo di due chapter: uno italiano e uno olandese.

Relazioni con la musica. Ruolo e tipologie.
Durante la ball ogni categoria ha una musica diversa, che è al servizio della performance. In Runway si privilegia la house. In Face si usa la disco, perché è più lenta. In Sex Siren va più l’RnB perché è sensuale. La traccia iconica del Vogue Femme è The Ha Dance dei Masters At Work, dove sul “The Ha” c’è una sorta di crash, che è perfetto per la dip: la caduta tipica del voguing.

Carlotta Petracci

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #51

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Sempre in bilico tra arte e comunicazione, fonda nel 2007 White, un'agenzia dal taglio editoriale, focalizzata sulla produzione di contenuti verbo-visivi, realizzando negli anni diversi progetti: dai magazine ai documentari. Parallelamente all'attività professionale svolge un lavoro di ricerca sull'immagine prestando particolare attenzione alla sua relazione con altri media e forme espressive, in primo luogo la musica. Di cui ama scrivere ma che rappresenta un elemento essenziale della sua identità di filmmaker, nei documentari quanto nelle videoinstallazioni. Appassionata di filosofia, sociologia, antropologia e, nell'accezione più ampia e nomadica, di tutte le scienze, fa convergere i suoi svariati interessi in un approccio ai contenuti, in uno sguardo e in uno stile di scrittura assolutamente cross-disciplinari.