Addio a Vaughan Oliver, il graphic designer del rock alternativo degli Anni Ottanta

Si è spento all’età di 62 anni l’artista britannico, storica firma di numerose copertine per musicisti come Pixies, Cocteau Twins, Dead Can Dance e del primo album del regista David Lynch

Vaughan Oliver
Vaughan Oliver

Anche se ai più il suo nome non dirà moltissimo, l’impronta stilistica che Vaughan Oliver (Epsom, 1957) – scomparso lo scorso 29 dicembre all’età di 62 anni – ha lasciato nella storia della grafica per l’industria musicale, rimarrà indelebile.
Di base a Epsom – cittadina della contea del Surrey, non troppo distante da Londra – Oliver lavorava ai suoi progetti utilizzando due moniker: 23 Envelope e v23. La sua carriera, cominciata nel 1982, con la prestigiosa etichetta britannica, 4AD, lo ha consacrato come uno dei graphic designer migliori del Novecento; il suo stile malinconico, sognante e a tratti dark – caratterizzato da un largo uso di tonalità seppia – ha, infine, determinato l’estetica della casa discografica stessa. Maestro indiscusso del mezzo fotografico è stato il padre di tutta la discografia dei Pixies (iconica la copertina dell’album Debaser, con la celeberrima scimmietta in paradiso) e di numerosi lavori di band contraddistinte sempre da un sound onirico, fluido e nostalgico.

Pixies Doolittle 1989
Pixies Doolittle 1989

GLI ALBUM CUI HA CONTRIBUITO

Sotto la sua supervisione sono infatti passati – tra i tanti – Dead Can Dance, Cocteau Twins, The Breeders, This Mortal Coil, Bush e perfino David Lynch che nel 2011, per le statunitensi Sunday Best Recordings & Play It Again Sam, ha rilasciato il suo primo album da studio, Crazy Clown Time. Nel febbraio del 1990, la galleria Espace Graslin, di Nantes, gli dedicò una mostra monografica comprensiva di tutte le opera prodotte per la 4AD, la stessa esposizione raggiunse poi anche Parc de la Villette, Parigi, e fu seguita dal catalogo illustrato, Exhibition/Exposition. Il Pacific Design Center di Los Angeles, nel 1994, gli dedicò un’importante retrospettiva e, nel 2011, Oliver è stato celebrato, dall’University for the Creative Arts, con l’onorario Master of Arts.
Sul sito ufficiale dell’etichetta 4AD, viene ricordato così: “We are incredibly sad to learn of the passing of Vaughan Oliver; there was no-one else like him. Without Vaughan, 4AD would not be 4AD and it’s no understatement to say that his style also helped to shape graphic design in the late-20th century”.

– Valerio Veneruso

https://4ad.com/

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.