Myss Keta, icona di tutti gli eccessi. Il report del live a Roma

Quello che ruota intorno alla rapper milanese è un immaginario visivo e sonoro capace di esplorare nuovi elementi, ma con una certa coerenza di stile. Ecco il report del live andato in scena il 30 aprile al Monk di Roma.

Myss Keta in concerto al Monk di Roma, 2019. Photo Annamaria La Mastra
Myss Keta in concerto al Monk di Roma, 2019. Photo Annamaria La Mastra

La milanesità ha una nuova icona, che si aggiunge a una galleria di personaggi illustri, da Carlo Borromeo ad Alessandro Manzoni, dai quali l’ultima arrivata è distantissima (ma non forse da Cristina Trivulzio di Belgioioso, “donna che conta” del Risorgimento). Un’icona che parrebbe negare se stessa, celando le sue sembianze con un velo e un paio di “occhiali da sera”; e invece il nascondimento accresce il magnetismo (d’altra parte le icone sacre, un tempo, non venivano svelate che in rare, solenni occasioni).
La nuova Milano da bere (e da sniffare, da ingoiare, etc.) ha trovato chi la celebra, tra divertita adesione e sottile critica a una socialità fatta di droghe, feste, moda; e con un insistito accento meneghino che è una vera delizia per le orecchie. Si sta parlando, ovviamente, di Myss Keta, punta di diamante e frontwoman del collettivo Motel Forlanini, che lo scorso 30 aprile è tornata a esibirsi a Roma, al Monk, in una serata organizzata dall’associazione C’MON!, in collaborazione con DNA Concerti.

Myss Keta in concerto al Monk di Roma, 2019. Photo Annamaria La Mastra
Myss Keta in concerto al Monk di Roma, 2019. Photo Annamaria La Mastra

IL CONCERTO

La rivalità tra Milano e Roma è, si sa, atavica (la ripercorre Francesco Bartolini nel suo ricco saggio Rivali d’Italia, uscito per Laterza nel 2006); e si potrebbero nutrire dubbi in merito all’accoglienza capitolina di una star milanese, e così tanto milanese. Invece a Roma Myss è amata (quasi) quanto al Nord (il concerto era sold out da poco meno di un mese); e l’accoglienza che le hanno riservato i “lupacchiotti” – come la cantante chiama i suoi fan romani – è stata molto calorosa. D’altronde una Myss Keta in gran forma ha mostrato di meritare tanto affetto: con il capo coperto da un conturbante velo nuziale (portato anche dalle due ballerine-performer che l’affiancavano) la cantante è riuscita fin da subito nel suo intento, che è quello di far sculettare senza tregua il pubblico. In effetti è difficile restare fermi, al cospetto delle pulsazioni su cui scorre la voce di Myss Keta: si è andati da pezzi più smaccatamente dance (Botox, La casa degli specchi, con la partecipazione, in quest’ultimo brano, di Gabry Ponte: e si sente!) all’ipnotica Xananas e alla surrealista Monica, dalle sonorità esotiche del recente Pazzeska a juvenilia più ruvidi e aggressivi, come Milano Sushi e Coca e In gabbia (non ci vado). Nel concerto è stata rievocata buona parte del percorso artistico della cantante, divenuta negli anni sempre più sofisticata, senza tuttavia perdere la baldanza degli inizi. La parte del leone nella scaletta l’ha fatta giustamente l’ultimo album, Paprika, in cui a numerose collaborazioni si affiancano remix di successi del passato, a cominciare dalla mitica Le ragazze di Porta Venezia.

Myss Keta in concerto al Monk di Roma, 2019. Photo Annamaria La Mastra
Myss Keta in concerto al Monk di Roma, 2019. Photo Annamaria La Mastra

UNA FIGURA DI NICCHIA

Vedremo quali saranno le prossime mosse dell’artista meneghina, che sta conquistando un pubblico sempre più ampio, e resta comunque – e per fortuna – una figura di nicchia (da concerti nei club, più che negli stadi). La ragazza e coloro che le stanno attorno, e dietro, hanno dimostrato finora una notevole versatilità: hanno creato intorno a Keta un mondo, un immaginario visivo e sonoro, capace di accogliere ed esplorare nuovi elementi, mantenendo comunque una certa coerenza. L’icona, insomma, non si è trasformata in un santino. La speranza è che anche in futuro Myss continui non solo a farci sculettare, ma a sorprenderci.

Fabrizio Federici

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.