Fra arte, botanica e indagini sonore. Intervista a Plants Dub

Realizzano brani utilizzando melodie generate da e con le piante: tra musica elettronica e ricerche di bioacustica il duo Plants Dub, formato dalla storica dell’arte Maria Teresa Santoro e dal dj Dubin, fa il suo esordio nel web. Li abbiamo intervistati.

Sperimentazioni in studio. Courtesy Archivio Plants Dub
Sperimentazioni in studio. Courtesy Archivio Plants Dub

Negli ultimi tempi il tessuto artistico e culturale del Salento, con un’attenzione alla città di Lecce, si è rivelato particolarmente dinamico, non solo per ciò che riguarda le pratiche legate al mondo dell’arte contemporanea, ma anche per quelle relative alla fotografica di ricerca, ai progetti di residenza e, in questo caso, alla botanica e alle indagini sonore con il nuovo progetto Plants Dub. In linea con le recenti scoperte del Wood Wide Web, la rete di comunicazione che nel sottosuolo ‒ grazie alle radici delle piante ‒ mette in relazione tra di loro gli esseri viventi vegetali a decine di chilometri di distanza, questo particolare progetto affronta, sotto un aspetto artistico e sonoro, la fusione tra il dub e la ricerca scientifica intesa come realizzazione di uno scambio musicale tra uomo e pianta.
La musica elettronica e le ricerche nel campo della bioacustica sono le componenti fondamentali che contraddistinguono il progetto sperimentale Plants Dub. Il frutto dell’inedita combo, nata da qualche settimana dalla collaborazione tra la storica dell’arte e lighting designer Maria Teresa Santoro e il producer e dj Francesco Andreani De Vito in arte Dubin, è fruibile principalmente sul web e crea una connessione e una successiva materializzazione audio tra le melodie naturali prodotte dal mondo vegetale e le sonorità ipnotiche della musica dub. Uno dei suoi obiettivi è quello di predisporre di un archivio digitale in progress capace di raccogliere e concentrarsi non solo sulle creazioni musicali e le ricerche teoriche, ma anche di ragionare sui progetti installativi e le performance.
In occasione del lancio del progetto olistico e itinerante, Plants Dub propone Phoenix Canariensis, un brano audio e video generato dal ritmo linfatico della palma e associato a un incalzante tintinnio.
Seppur giovanissimo e con uno statement differente, il progetto è da menzionare ‒ insieme alla nuova realtà di Spazio A //casa-studio di Alessia Rollo e ai più consolidati e stratificati spazi indipendenti e di ricerca leccesi come LO.FT, FAC promotore del progetto Industrial Therapy, Studio Concreto, Pia Studio e Aaltra (ognuno dei quali con le proprie e identitarie caratteristiche eterogenee) ‒ all’interno di una mappatura virtuale e quindi di un territorio costituito da vari attori culturali che hanno sempre più voglia di mettersi in gioco, di sperimentare e manifestare, non solo nei confini regionali, una decisa presenza. Conosciamo meglio il duo Plants Dub, chiamato come l’omonimo esperimento ambizioso che suscita interesse, con un’intervista a Maria Teresa Santoro e a Dubin.

L’INTERVISTA

Come nasce questo inedito progetto di ricerca che unisce musica elettronica e ricerche di bioacustica? 
Plants Dub: Plants Dub nasce un po’ per caso, un po’ da lontano.
Maria Teresa Santoro: Nutro un amore profondo per le piante sin da bambina. Lo scorso anno stavo conducendo alcune ricerche sulle loro potenzialità espressive. Mentre approfondivo il campo degli impulsi elettrici sono incappata in alcuni video che mostravano come queste vibrazioni potessero essere trasformate in suono grazie all’uso di dispositivi specifici.
Dubin: Dato il mio background e la mia esperienza in questo settore, ci è sembrato da subito la direzione giusta su cui lavorare per dar vita a una collaborazione. Cercare di associare questi suoni alla musica elettronica è stata una conseguenza quasi naturale.
Plants Dub: È così che abbiamo iniziato ad approfondire le ricerche nel campo della bioacustica e della botanica, dando il via ai primi esperimenti di interazione tra piante e partiture elettroniche.

Maria Teresa, sei una storica dell’arte: come si coniuga la formazione umanistica con le sperimentazioni di musica elettronica e la bioacustica?
Sì, sono una storica dell’arte specializzata in arte contemporanea che non è nuova a sperimentazioni e alle commistioni tra generi. Fa parte della mia formazione. Mi piace indagare i diversi aspetti dell’esistenza, cercando una chiave espressiva. Certo, argomenti come la bioacustica sono campi tutti da esplorare. Tuttavia acquisire conoscenze e competenze laterali al campo dell’arte mi permettono di dare nuova linfa ai percorsi consueti e di vedere la realtà con occhi differenti. Un po’ come succede con la fisica, ecco, possiamo dire che si aggiungono significati nuovi. Riguardo alla musica elettronica la ascolto da sempre e sono un’attenta fruitrice: grazie alla collaborazione con Dubin per Plants Dub, adesso riesco a coglierne meglio le dinamiche e a entrare nei processi creativi.

Maria Teresa Santoro. Courtesy Archivio Plants Dub
Maria Teresa Santoro. Courtesy Archivio Plants Dub

Che tipo di progettualità avete in questi primi mesi?
P. D.: In questo momento siamo concentrati sulla diffusione del progetto e sulla promozione del video musicale presentato qualche settimana fa. Realizzare la musica non è stata un’operazione semplice: ci sono voluti mesi di tentativi e sperimentazioni prima di riuscire a entrare in sintonia con le piante e far sì che le melodie generate si allineassero con naturalezza alle partiture musicali. Contestualmente stiamo lavorando a nuove produzioni musicali con altre specie botaniche e alla realizzazione di performance incentrate sull’interazione uomo-pianta. Inoltre all’orizzonte si affacciano possibilità di installazioni, workshop e anche un live set. Siamo in piena attività.

Il brano Phoenix Canariensis, fruibile su YouTube, Vimeo e Soundcloud, lancia il progetto sulle piattaforme digitali. Qual è stato il processo che vi ha portato alla realizzazione di questo primo brano?
D.: Phoenix Canariensis è il frutto di uno studio che ci ha impegnati sul versante della ricerca teorica e successivamente anche in studio. Dopo vari tentativi di campionamento e ascolto ‒ fondamentali per mettere a punto il nostro archivio e al contempo la nostra cifra stilistica ‒, ci siamo rivolti a No Finger Nails, producer di musica dub. Dopo aver individuato il bpm della pianta [battito al minuto, N.d.R.], abbiamo iniziato a costruire in studio la partitura musicale vera e propria; poi, come si fa con qualsiasi musicista, abbiamo registrato più sessioni di suono della palma e scelto la composizione più interessante. Durante la registrazione la pianta avvertiva le vibrazioni della nostra musica, si allineava e andava a tempo: è stata un’emozione incredibile percepire questa sintonia. Manu Funk ha registrato delle chitarre che abbiamo rimontato sulla traccia fino al missaggio finale. Il passo successivo è stato il video di Cristian Sabatelli.

Torino con Club To Club e Napoli con il festival de La Digestion, quest’anno alla terza edizione, sono due realtà all’avanguardia in Italia per la musica elettronica sperimentale e di ricerca. Quali sono gli obiettivi principali che vi siete posti?
P. D.: Siamo interessati a realizzare nuovi brani utilizzando melodie generate da e con le piante, ma vorremmo spingere questa sperimentazione senza porci un limite sugli output finali. Le possibilità sono infinite. Ovviamente guardiamo con attenzione ad alcune realtà e molti dei nostri riferimenti culturali provengono da esperienze che tu stesso citi: Club To Club è tra i festival di avanguardia sonora più importanti in Italia; La Digestion coniuga la musica con le arti visive e performative, n aspetto che contraddistingue Plants Dub. Certamente in questa prima fase continueremo a realizzare nuove produzioni audiovideo.

Dj Dubin. Courtesy Archivio Plants Dub
Dj Dubin. Courtesy Archivio Plants Dub

Plants Dub ha una sede fisica in città?
P. D.: No, non esiste una sede fisica. Interagiamo con vari spazi in base a esigenze specifiche.

Chi sono i vostri interlocutori e in che modo vi collegherete al tessuto artistico pugliese? 
P. D.: Siamo a metà strada tra un progetto musicale, un collettivo di arte contemporanea e ricerca botanica. I nostri interlocutori sono musicisti, dj, registi, giardinieri e studiosi. Il nostro approccio è libero. In questa fase sperimentale ci stiamo interfacciando con il dipartimento di scienze e tecnologie biologiche e ambientali dell’Università del Salento, in particolare con i professori Marcello Lenucci e Piero Medagli. Contestualmente apriamo la strada a collaborazioni con realtà artistiche e musicali, non solo in loco.

Giuseppe Arnesano

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.