Musica elettronica tra i Sassi di Matera. Intervista a Giulio Colangelo

La Capitale della Cultura 2019 ha ospitato, dall’1 al 6 dicembre, nei suggestivi spazi dell’Auditorium Casa Cava, della Fondazione Sassi e nell’Auditorium del Conservatorio Duni, la seconda edizione di “MAtera Intermedia”, festival di musica elettronica, sound e video art curato dal collettivo LOXOSconcept. Abbiamo intervistato uno degli organizzatori.

MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept
MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept

Il 6 dicembre si è conclusa la seconda edizione di MAtera INtermedia, festival di musica elettronica, sound e video art curato dal collettivo LOXOSconcept e ospitato nei suggestivi ambienti dell’Auditorium Casa Cava, della Fondazione Sassi e nell’Auditorium del Conservatorio Duni di Matera. La Capitale della Cultura 2019 è diventata insomma per una settimana l’epicentro di una scena musicale caratterizzata da un utilizzo sfrontato e innovativo del mezzo elettronico e che ha dimostrato di essere in grande fermento. Abbiamo rivolto qualche domanda a Giulio Colangelo, compositore specializzato in musica elettroacustica e nuove tecnologie, uno dei componenti, con Donato Corbo e Valerio De Bonis, di LOXOSconcept.

Vuoi parlarci della genesi del progetto? Come è nata l’idea di un festival di musica elettronica nella città di Matera?
Lavoriamo da alcuni anni come collettivo LOXOSconcept alla realizzazione di progetti che coniugano diversi linguaggi artistici. Presentando le nostre opere in giro per i festival internazionali, abbiamo avuto l’opportunità di vedere/ascoltare tante cose interessanti che non sarebbero mai arrivate in Basilicata. L’occasione di provare a organizzare un festival che proponesse nuove sperimentazioni in campo artistico, e in particolare musicale, ci è stata offerta dalla designazione di Matera come Capitale Europea della Cultura per il 2019 e dal fermento culturale che ne è scaturito. C’è una forte spinta non solo a Matera, ma in tutta la Basilicata, a intraprendere innovative operazioni di produzione e promozione dell’arte ed è un’opportunità che bisogna cogliere, anche per evitare che Matera 2019 diventi solo un’operazione di promozione territoriale.

MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept
MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept

Il titolo del festival indica la volontà di andare oltre la retorica tradizionale (e addizionale) della multimedialità. Mi piace pensare che “Intermedia” significhi indagare gli spazi tra i differenti media e dunque tra i differenti campi d’azione dei nostri sensi…
Abbiamo tutti una formazione musicale, siamo diplomati in conservatorio, ma tendiamo naturalmente a pensare la musica in connessione con altre arti anzi, crediamo che una tradizionale classificazione dell’arte non abbia più senso, neppure in termini didascalici. “Multimedialità” è ormai una parola abusata e svuotata che rimanda, come dici bene tu, al carrello della spesa. L’intermedialità, invece, rende bene il lavoro che l’arte deve fare operando sulle soglie, lavorando sui punti di rottura e discontinuità. In altri termini, rifuggendo le angustie della singola visione, per perseguire invece composizioni non-lineari e rappresentazioni molteplici. Oggi solo un confronto attivo tra i medium può autenticamente offrire un’esperienza dell’alterità irriducibile del mondo reale. Per incantare per un istante il caos in mondo, come diceva Walter Benjamin, per sfiorare il dionisiaco, abbiamo bisogno di pratiche interapollinee.

Il festival si è strutturato in sei concerti distribuiti in tre giorni e due diverse location (Auditorium del Conservatorio e Casa Cava), una installazione sonora, Midnight Sound di Roberta Platania, a Casa Cava e in una listening|visual room installata presso la Fondazione Sassi, attiva per tutta la durata del festival. Puoi dirci qualcosa rispetto, in particolare, a quest’ultima e alla forma ibrida sound art/musica da camera che il festival sembra voler fare propria?
Consideriamo tutte le facce della sperimentazione elettroacustica. La call per artisti infatti consta di quattro categorie: a) acusmatica; b) strumenti ed elettronica (quello che viene definito come mixed media); c) composizioni audiovisive; d) improvvisazioni elettroniche e installazioni sonore/multimediali. Molti brani acusmatici e opere audiovisive necessitano di una fruizione più intima e acusticamente bilanciata. Uno spazio raccolto dotato di un sistema multifonico garantisce una esperienza stimolante, per orecchie curiose. La listening|visual room pone il fruitore al centro di essa; una sala concerti non sempre riesce a fare lo stesso.

MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept
MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept

Una giuria di compositori ha selezionato i brani che sono stati eseguiti. Puoi dirci chi sono e come sono stati scelti, a loro volta?
Quest’anno abbiamo lanciato due bandi. Il primo prevedeva la commissione di brani in prima assoluta per voce ed elettronica. Abbiamo ricevuto diversi progetti per la giovane e talentuosa Eleonora Claps (soprano), che abbiamo valutato noi stessi con l’organizzazione Spaziomusica di Cagliari. Con questa collaborazione abbiamo garantito ai tre progetti scelti una doppia esecuzione: la prima a Cagliari nel corso del 36esimo Spaziomusica Festival e la seconda a Matera. La seconda call, invece, era rivolta a lavori già finalizzati. Per la valutazione delle tante opere pervenute, abbiamo messo insieme una giuria internazionale che esprime diverse tendenze artistiche, avendo anche categorie diverse. Yun Du, Fabrizio Casti, Christina Kubish, Robert Normandeau, Valerio Murat, Cat Hope, Marta Gentilucci, Pierre Jodlowski. Oscar Bianchi, Panayiotis Kokoras, Silvia Lanzalone, Agostino Di Scipio hanno dato un grande contributo di grande professionalità.

Una cosa che mi ha colpito molto è l’eterogeneità dei compositori coinvolti. A fianco di mostri sacri come Salvatore Sciarrino, Francis Dhomont, Robert Normandeau, Agostino Di Scipio, per citarne qualcuno, si leggono nomi di giovanissimi studenti, magari alla loro prima assoluta. Tutto questo restituisce un’idea di gran fermento nel mondo dell’elettronica accademica. È qualcosa che avete potuto toccare con mano organizzando il festival e ascoltando tutti gli autori che hanno risposto alla vostra call?
Assolutamente sì. È una cosa di cui francamente ci siamo stupiti anche noi quando abbiamo lanciato la prima call del festival nel 2016 e abbiamo ricevuto quasi 400 opere da 50 Paesi differenti. Anche quest’anno i numeri sono stati simili e dobbiamo ringraziare la giuria che ha fatto un grande e complicato lavoro di selezione. L’ottima qualità delle opere selezionate, e sono circa una sessantina, ci conferma che c’è un grande fermento nella musica elettroacustica, che avrebbe bisogno di moltiplicare i momenti di ascolto.

MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept
MAtera INtermedia Festival 2017. Photo © Giovanni Lancellotti LOXOSconcept

Si parla tanto di retrofuturismo, soprattutto per quanto riguarda la musica elettronica. Il suo futuro – o quantomeno uno dei suoi tanti futuri immaginabili – è anche nei Sassi di Matera, il residuo di un millenario scontro tra antropizzazione e durezza del materiale, tra artificiale e naturale?
Anche quest’anno abbiamo chiuso il festival a Casa Cava, un meraviglioso teatro ipogeo, perfetta testimonianza di quella “architettura in negativo” che caratterizza i Sassi di Matera. Nella roccia sono state scavate abitazioni, cisterne che hanno consentito la sopravvivenza ma anche le chiese rupestri che contengono notevoli affreschi. E ci sembra proprio che produrre musica in un ipogeo sia come essere funambolicamente sospesi tra artificiale e naturale, tra antico e moderno, tra arte e vita. Non a caso stiamo lavorando anche sul tema “futuro remoto”, contenuto nel dossier di candidatura di Matera 2019, inquadrando proprio il rapporto tra un passato lontano e i futuri possibili che trova in Matera una formidabile soglia. Da un ipogeo a un altro ipogeo, il cuore del nostro progetto sarà il Palombaro Lungo, la più grande cisterna idrica della città di Matera scavata sotto la piazza principale della cittadina, da cui si irradieranno varie attività di sound art che coinvolgeranno anche altri luoghi della Basilicata, proprio nella convinzione che la regione stia diventando una terra di sperimentazione artistica.

Vincenzo Santarcangelo

www.materaintermedia.it
www.loxosconcept.com

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo insegna al Politecnico di Torino e allo IED di Milano. Membro del gruppo di ricerca LabOnt (Università di Torino), si occupa di estetica e di filosofia della percezione. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA - Museo della Scultura Contemporanea (Matera). È autore di “Have Your Trip. La musica di Fausto Romitelli” (Milano 2014) e curatore delle edizioni italiane de “L’approccio ecologico alla percezione visiva” di James J. Gibson (Milano 2014) e “Il museo immaginario delle opere musicali” di Lydia Goehr (Milano 2016). Scrive per La Lettura (Corriere della Sera), Artribune e il Tascabile Treccani.

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