Il Messiah di Händel secondo Ton Koopman: tra antico e moderno

Il direttore d’orchestra olandese, specialista del Barocco, ha diretto una delle opere corali più note di Händel per la stagione sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica di Roma, “barocchizzando” orchestra e coro in un inedito incontro tra antico e moderno. Ecco il report

Georg Friedrich Händel
Georg Friedrich Händel

Ton Koopman che dirige è un piacere per gli occhi: è bellissimo vedere nei suoi gesti, nei movimenti del suo corpo minuto, nelle espressioni del volto un entusiasmo e una gioia della continua scoperta che sembrano ancora quelli dell’infanzia. Ma Ton Koopman che dirige è soprattutto un piacere da ascoltare: sotto la sua guida un’orchestra di strumenti moderni, quale è l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, è capace di trasformare il proprio suono e di trasformarsi in qualcosa che non è molto lontano da un (ampio) ensemble barocco. Siamo abituati ad apprezzare Koopman alla testa di complessi che si dedicano ad esecuzioni filologiche, a cominciare dalla sua meravigliosa Amsterdam Baroque Orchestra, e l’idea di ascoltarlo nel ruolo di direttore di una grande orchestra sinfonica può lasciare interdetti. Ma l’operazione si rivela fin da subito una intrigante opportunità: grazie agli stimoli del maestro, prontamente recepiti dagli ottimi orchestrali, il suono si fa cangiante, le dinamiche vengono valorizzate, e i pieni e i vuoti evidenziati.

INCONTRO TRA MODERNO E ANTICO

La partitura, insomma, si accende di una straordinaria vitalità. Anche il coro, seppure forse meno duttile dell’orchestra, si ‘barocchizza’, riservando una particolare attenzione alla leggibilità dell’intreccio delle diverse linee musicali. Molto bravi i solisti, dalla potente soprano cubana Yetzabel Arias Fernandez al limpido tenore Tilman Lichdi. Un incontro che incanta, insomma, quello tra il moderno (gli esecutori e un luogo come la vasta Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma, non certo pensato per la musica barocca) e l’antico, incarnato da uno dei maggiori esponenti della prassi filologica; un incontro che regala un’interpretazione che si mantiene sempre ad un ottimo livello e che tocca a tratti straordinari vertici di intensità, come nell’Hallelujah davvero travolgente (salutato al termine da un applauso del pubblico) e nelle arie He was despised e I know that my Redeemer liveth.

Fabrizio Federici

Georg Friedrich Händel, «The Messiah»
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Ton Koopman, direttore
Roma, Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, 23-24-25 marzo 2017

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.