In ricordo di Alberto Zedda. Ovvero colui che riscoprì Rossini

Per tutti i melomani e gli amanti della “musica classica” è semplicemente il ROF. E fu proprio Alberto Zedda, quarant’anni fa, a fondare il Rossini Opera Festival a Pesaro. Al tempo stesso culmine e tappa iniziale della grande riscoperta dell’autentico Gioachino Rossini. Qui lo ricorda Carmelo Di Gennaro, ex direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Madrid e musicologo.

Alberto Zedda
Alberto Zedda

Con la scomparsa di Alberto Zedda (Milano, 1928 – Pesaro, 2017) se ne va non solo uno dei più importanti direttori d’orchestra del nostro tempo, ma anche un raffinato musicologo, il cui nome sempre sarà legato a quello del sommo Gioachino Rossini, che il maestro milanese ha contribuito a far conoscere per oltre sessant’anni come nessun altro ha saputo fare.
Infatti, l’enorme merito storico dell’intellettuale Alberto Zedda è stato quello di cambiare completamente l’impostazione critica (e la percezione del pubblico) a proposito di uno dei compositori più emblematici e misteriosi della storia della musica, il cui travisamento del lascito culturale aveva assunto proporzioni colossali. A quel Rossini tutto melodia, tutto ritmo e poca sostanza che si era soliti eseguire sino agli Anni Settanta, Zedda ha sostituito un compositore ben più profondo, ben più raffinato e sottile di quanto ci si poteva immaginare, e lo ha fatto scavando dietro le facili apparenze. Al compositore del Barbiere, della Cenerentola e poco altro (peraltro, grandi capolavori spesso eseguiti in maniera non rispettosa delle originali intenzioni dell’autore e dunque sovente travisati), Zedda ha saputo “aggiungere” tali e tante sfaccettature, in modo da far ricredere legioni di ascoltatori e di musicisti. Al Rossini dal tratto grezzo, quasi volgare, si è sostituito, in gran parte grazie a Zedda, un musicista complesso, enigmatico, tormentato, capace di anticipare il Romanticismo senza però farsi mai coinvolgere in una Stimmung sfrenata, perlomeno apparentemente.
Perché il Rossini scoperto e studiato da Zedda è un maestro ben più variegato, nel quale la felicità sempre si tinge di malinconia, capace di anticipare il teatro moderno tanto nello straniamento dei personaggi (emblematico il caso del Poeta Prosdocimo nel Turco in Italia, personaggio che commenta l’azione che gli si sviluppa sotto gli occhi), così come nel surrealismo che emana da alcune sue creazioni musicali, vocali e non, che anticipano per esempio Satie (ci si riferisce principalmente al Rossini post Guillaume Tell).

A quel Rossini tutto melodia, tutto ritmo e poca sostanza che si era soliti eseguire sino agli Anni Settanta, Zedda ha sostituito un compositore ben più profondo, ben più raffinato e sottile di quanto ci si poteva immaginare”.

Tale operazione di “musicologia applicata” trovò il suo culmine nella sua creatura, quel Rossini Opera Festival che oggi, dopo quarant’anni, costituisce di fatto l’unico grande festival di rinomanza internazionale che si svolge in Italia, capace di attirare pubblico e critica da ogni parte del mondo. Zedda, con la splendida complicità di Gianfranco Mariotti, ha fatto di Pesaro e del suo festival l’epicentro di una delle più grosse riscoperte della musicologia contemporanea, quella appunto di un compositore il cui asse creativo andava quindi radicalmente spostato dall’opera buffa all’opera seria, riportando inoltre all’attenzione degli appassionati (e dei direttori artistici) opere quali Un viaggio a Reims, La pietra del paragone, Tancredi (nella sua versione originale di Ferrara col finale tragico), Otello, La Donna del Lago, che oggi si possono correntemente ascoltare in molti teatri del globo.
Tutto iniziò verso la fine degli Anni Sessanta, quando il grande Claudio Abbado gli chiese, per le recite che doveva dirigere alla Scala, un’edizione critica del Barbiere di Siviglia, che costituisce ancora oggi il paradigma di una musicologia intelligente, mai pedante, fatta e pensata in funzione dell’esecuzione teatrale, non di un’aula universitaria. lo spettacolo che ne scaturì, con Teresa Berganza nei panni di Rosina e la regia di Jean-Pierre Ponnelle, segnò una pietra miliare nella Rossini Renaissance, sebbene – come anticipato – Zedda avesse in mente un’operazione più profonda, vale a dire spostare l’attenzione verso l’enorme lascito delle opere serie del pesarese. Per far ciò, al musicologo si sostituì l’organizzatore, all’organizzatore il direttore d’orchestra, al direttore d’orchestra il docente di canto, in un turbine di ruoli che solo Zedda fu capace di sostenere tutti assieme, per esempio formando legioni di giovani cantanti (tra i quali Juan Diego Flórez) al peculiare stile rossiniano, o dirigendo da par suo Semiramide (opera amatissima), Ermione (altro capolavoro sino allora misconosciuto) e La Pietra del paragone, o ancora dirigendo artisticamente pure la Scala di Milano, oltre al suo ROF.

UN INTELLETTUALE MUSICISTA

Il suo libro, per anni atteso dai rossiniani di tutto il mondo, le Divagazioni rossiniane, già tradotto in diverse lingue straniere, rappresenta perfettamente la poliedrica e vulcanica personalità di Zedda: si tratta di una raccolta di impressioni, analisi, saggi in apparenza disorganici, in realtà volutamente organizzati attorno a un asse centrale, ossia la somma grandezza di Rossini, la sua ineffabile “classicità”, il suo sguardo profondamente disincantato sull’essere umano, la sua impassibile olimpicità che nascondeva col sorriso la profondità di un tragico greco, la sua amara disillusione sulle “umane sorti, e progressive”.
Una menzione a parte la merita la riscoperta del Viaggio a Reims; infatti, sin da quando Zedda programmò quest’opera a Pesaro, per il ROF del 1984 con la direzione di Claudio Abbado, in quella che fu una “prima esecuzione in tempi moderni”, questo straordinario capolavoro sino ad allora dimenticato ha iniziato a viaggiare con le sue gambe in tutti i teatri del mondo, dalla Scala all’Opera di Vienna, dal Covent Garden di Londra all’Opera di Washington.
Dunque, la perdita per il mondo della cultura, non solo italiano, è incalcolabile, così come immensi sono i meriti che questo magnifico intellettuale-musicista si è saputo conquistare in oltre sessant’anni di carriera. Zedda non sarà mai dimenticato, da noi che lo abbiamo conosciuto e frequentato come da quelli che non hanno avuto questo privilegio, giacché il suo nome sarà sempre legato a quello del grande Rossini, che sicuramente l’avrà accolto a braccia aperte.

Carmelo Di Gennaro

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Carmelo Di Gennaro
Carmelo Di Gennaro ha lavorato per oltre quattordici anni alla Rai, producendo documentari e trasmissioni radiofoniche dedicate alla musica classica. È stato Vicedirettore Artistico del Teatro Real di Madrid e poi Direttore (per chiara fama) dell'Istituto Italiano di Cultura della capitale spagnola. Già critico musicale del Sole-24 ore, attualmente collabora col Corriere della Sera. Ha scritto e pubblicato decine di saggi su riviste specializzate italiane e straniere, ed ha firmato diversi libri, tra i quali il saggio Glenn Gould. L'immaginazione al pianoforte, nonché La Scala nell'età di Verdi e una Storia della musica.