Rumore a Venezia

Sembra ieri, ma sono già passati quattro anni da quel 2009 in cui un gran dispiego di mezzi, risorse ed energie fu profuso per celebrare il centenario del “Manifesto del Futurismo” e dunque il Futurismo tutto…

Pascal Dombis, Post-Digital Mirror, 2011-12

In pochi, invece, sembrano ricordare che nel 1913, e precisamente nel mese di marzo, Luigi Russolo ultimava la stesura de L’arte dei rumori, firmato da “Luigi Russolo Futurista” e diffuso nel 1916 dalle milanesi Edizioni futuriste di poesia al costo di Lire 2.
Pare strano perché – almeno così sembra a noi – delle infatuazioni più o meno legittime di quel nugolo di artisti, la velocità, la corsa, la macchina, la lotta, la distruzione e, appunto, il rumore, proprio quest’ultima sembra essersi infiltrata con maggiore pervasività nell’arte (sonora ma non solo)… del futuro. Gioiamo, pertanto, alla notizia di una mostra, Noise, portata a Venezia, agli ex magazzini di San Cassian, dall’associazione De Arte (curatori Alessandro Carrer e Bruno Barsanti) come evento collaterale ufficiale della 55. Biennale di Venezia. E siamo curiosi di vedere in che modo declineranno il verbo del rumore artisti molto diversi tra loro, tra i quali l’onnipresente Carsten Nicolai, insieme a Pascal Dombis, Joseph Nechvatal, Anne-James Chaton. Di quest’ultimo, sound-poet francese autore di performance in cui l’asettico e monocorde salmodiare della voce può, alla bisogna, fungere esso stesso da architettura sonora (Évenéments) oppure essere sorretto da impalcature più (Alva Noto, Unitxt e Univrs) o meno (Andy Moor in Le Journaliste e in molti altri lavori) geometriche, saranno esposti due lavori grafici.

Anne-James Chaton, Portraits, 2003-13
Anne-James Chaton, Portraits, 2003-13

Proprio Le Journaliste, pur risalendo a cinque anni fa, risulta tuttora di un’attualità sconcertante. In quel disco, gli otto testi sono selezionati da una serie di cento ritratti che Chaton ha dedicato alla figura professionale del giornalista, frammenti estrapolati a caso da colonne di giornale o da notiziari radio. Ovviamente con la solita accortezza: quella di rimanere totalmente avulso dal senso delle parole perché meglio potesse emergere il loro consumarsi come semplice suono. Di lui, e di altri personaggi chiave della cultura francese contemporanea (Fiat, Massera, Pireyre, Alferi), il critico Eric Suchére ha scritto di recente: “Verranno situate, incluse o sequestrate sotto il termine di poesia persone che sene infischiano bellamente della poesia o che rompono con l’idea di poesia, ma ciò che in realtà ritornerà con forza assieme a questi scrittori è la poesia sonora, la poesia visiva o la performance”. Avremo modo di toccare con mano, fino al 20 ottobre.

Vincenzo Santarcangelo

dearteassociazione.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #13/14

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo insegna al Politecnico di Torino e allo IED di Milano. Membro del gruppo di ricerca LabOnt (Università di Torino), si occupa di estetica e di filosofia della percezione. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA - Museo della Scultura Contemporanea (Matera). È autore di “Have Your Trip. La musica di Fausto Romitelli” (Milano 2014) e curatore delle edizioni italiane de “L’approccio ecologico alla percezione visiva” di James J. Gibson (Milano 2014) e “Il museo immaginario delle opere musicali” di Lydia Goehr (Milano 2016). Scrive per La Lettura (Corriere della Sera), Artribune e il Tascabile Treccani.