Il film Il massacro di Cosimo Messeri merita di essere distribuito: un appello
L’opera, presentata alle Giornate degli Autori a Venezia 2026 e vincitrice del Premio della SIAE per il talento creativo non può passare inosservata, non andrà al cinema tranne che in poche occasioni. Eppure alzare la media dei film distribuiti non dovrebbe essere un problema, ma una soluzione
Il massacro di Cosimo Messeri viaggia tra cinema, interiorità, incontri con donne conosciute sulle app, in un affresco dove tutto si tiene con grande equilibrio. Presentato alle Giornate degli Autori a Venezia 2026, ha ricevuto il Premio della SIAE per il talento creativo, ma non trova una distribuzione e nessuno può ancora goderne in sala. Se non in occasioni come quella del prossimo 7 novembre, quando sarà presentato a Napoli, al Cinema Vittoria, durante la manifestazione Il cinema esteso, Venezia a Napoli.
“Il massacro” di Cosimo Messeri. Una storia semplice
Inutile lamentarsi delle difficoltà distributive dei film indipendenti. Ma Il massacro, lodato da pubblico, critica e SIAE, meriterebbe altro. Questa la trama: un regista di quarant’anni (Messeri stesso), pieno di dubbi nell’elaborare un film che vorrebbe e non riesce a fare, ci torna dopo dieci anni di inattività quando si scontra col proprio passato: rielabora i conflitti interiori e scopre, attraverso una app, la capacità femminile di attraversare le vite degli altri. Con l’aiuto di due amici, unisce questi intrecci in un film compatto e convincente, tra confessione e documentario: il cinema diventa lo strumento per ritrovare la voglia di vivere.
“Il massacro” è un film pensato e girato bene
Regia e intreccio si fondono grazie a un’ ottima fotografia, inquadrature ragguardevoli, montaggio secco e preciso, musiche scelte e dosate con cura (finalmente). Se fare un buon film significa sorprendere lo spettatore in un percorso dal quale si esce allegri, pensosi, persino tristi, ma comunque più appagati di quando si è entrati in sala, Il Massacro è davvero un buon film. I piani di sguardo e d’ascolto sono tanti: ci sono le voci del compianto critico Federico Frusciante, di Nanni Moretti, della madre, della sorella, del padre di Cosimo, tutti lì a tentare di tirarlo fuori dal buco nero che il regista sta vivendo, in una Roma sincera, a volte dritta, a volte un po’ storta, mostrata in un bianco e nero perfetto, caldo.
Gli incontri tramite app diventano un atto d’amore verso le donne
Possiamo, poi, conoscere un regista colto, raffinato che racconta la sua frequentazione di app di incontri senza snobismi, voyeurismi o sbavature. Ed è liberatorio osservare dal suo punto di vista questo genere di strumenti: la naturale curiosità con la quale chiede ad alcune tra le donne incontrate di raccontarsi davanti a una cinepresa è leggera, mai superficiale. Ciascuna di loro lo fa, volontariamente, senza pruderie, o ipocrisie, senza alcuna sgradevolezza. C’è chi denuncia le molestie subite; c’è chi spiega le potenzialità antropologiche e psicologiche di questa forma di socializzazione, c’è chi si innamora. Il film diventa, così, anche uno spaccato affascinante sul mondo di oggi.
Messeri ama il piacere degli occhi che solo il cinema sa dare
Soprattutto, tra un giro rigenerante in bicicletta dopo giornate di astenia, un incontro con una delle donne, una conversazione con produttore e montatore, ci si rende conto che il regista sa ridere di tutto. L’ironia, l’autoironia, l’auto racconto si espandono in citazioni che mostrano il piacere degli occhi che solo il cinema sa dare del quale scrive Truffaut: godiamo di citazioni da Truffaut, per l’appunto, da Fellini, da Moretti, col quale Messeri ha tanto lavorato, con stima e amicizia.
Dunque il mistero s’infittisce: non smetteremo di chiederci perché in Italia vengano fatte decine di film, non belli, che non soltanto vengono distribuiti, ma magari concorrono a premi internazionali ambitissimi. E, nella massa informe di titoli tra cui si muovono produttori, distributori, ministeri, vediamo un film come Il massacro che non esce nelle sale. Forse perché, malgrado la sobrietà produttiva, è troppo ben fatto rispetto alla media. E farlo vedere non può significare altro che doverla alzare, quella media.
Marta Rizzo
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