Il rumore delle cose nuove. Tra verità e bugie ecco il nuovo film di Paolo Genovese

In sala dal 12 novembre, questo grande film corale dà il via alla 21esima Festa del Cinema di Roma. Genovese parte dal suo romanzo omonimo e rendendo più attuali i personaggi ne racconta detti e non detti attraverso attori a lui cari

Film d’apertura della Festa del Cinema 2026, Il rumore delle cose nuove segna il ritorno al cinema di Paolo Genovese (Roma, 1966), regista di successo amatissimo dal pubblico. Dopo il record al botteghino di Follemente ottenuto lo scorso anno, Genovese propone agli spettatori una nuova storia, in sala dal 12 novembre, che, come già accaduto in passato, prende vita prima tra le pagine di un suo romanzo per poi approdare sul grande schermo. Al centro del racconto ci sono tre coppie diverse (e sconosciute tra loro) che hanno in comune la gabbia che si sono costruite nella vita e l’aver relegato i propri sentimenti in un perimetro tranquillo e rassicurante. Fino a quando un evento inatteso non le coinvolgerà tutte, costringendole a riordinare cuore e anima, a rivedere la loro esistenza e a gettare tutto ciò che forse è di troppo.

“Il rumore delle cose nuove” è il nuovo film di Paolo Genovese

“Mi interessa molto ciò che non si vede immediatamente delle persone, quello che si nasconde dietro le apparenze o nel loro mondo interiore”, racconta Genovese. “C’è un filo rosso che lega “Perfetti sconosciuti”, “Follemente” e “Il rumore delle cose nuove”: il tema dei segreti, delle cose non dette. In Perfetti sconosciuti esploravo i segreti della vita quotidiana, quelli che oggi si nascondono nei nostri telefoni; in Follemente entriamo direttamente nelle teste dei personaggi per vedere ciò che non abbiamo il coraggio di dire; qui invece si tratta di segreti dell’anima, di cose che per mille motivi decidiamo di tenere dormienti”. Un tema, dunque, particolarmente caro al regista, che torna ancora una volta a interrogarsi su ciò che sfugge allo sguardo, su quella parte invisibile delle persone che spesso custodisce le verità più profonde. “D’altronde i film ci danno la possibilità di vedere oltre”, aggiunge.

L’adattamento infedele del romanzo di Genovese

Il rumore delle cose nuove è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Genovese, pubblicato da Einaudi nel 2023. Un adattamento tutt’altro che fedele, che si discosta dal libro in diversi passaggi e in particolare nel finale. “Quando scrivi un romanzo o una sceneggiatura, c’è un momento in cui qualcuno te lo toglie per mano. Ed è un momento cruciale per un autore che altrimenti lo rimangerebbe sempre, all’infinito”, spiega il regista. Quanto alle differenze tra libro e film, Genovese chiarisce: “Immaginate dopo quattro anni come cambiano le sensibilità. Ci interessava raccontare un’evoluzione dei personaggi. Non è un discorso di pubblico o messa in scena per l’uscita. E il diverso finale, altro non è che una risultanza del nuovo percorso che compiono i personaggi pur restando fedeli al loro stesso animo”.

Attori e attrici dell’ultimo film di Genovese

Abituato ormai a dirigere cast corali, Genovese ha riunito per questo progetto Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi (alla sua prima collaborazione con il regista), Vittoria Puccini, Claudio Santamaria, Edoardo Vitalone e Rolando Ravello. Un gruppo di interpreti, tra volti fidati e nuovi incontri, capaci di muoversi tra le diverse sfumature della commedia e del dramma, chiamati questa volta a confrontarsi con il peso della verità e delle bugie. “Mi interessano le conseguenze della verità e della bugia. E con Igor Artibani ci siamo interrogati molto sui segreti che ti costringono ad aver comportamenti che non vorresti avere”, commenta Genovese. “Il mio interesse più grande? Resta il come il falso influenza le esperienze della propria esistenza”.

Un film in cui ci si mente

Ebbene sì, Il rumore delle cose nuove è un film in cui le persone mentono, soprattutto a se stesse. Ma è anche una storia che, senza svelare troppo, si interroga sul bisogno del carnefice di trovare sempre “un alibi che lo assolva da quello che fa”, costruendosi una facciata sociale dietro cui nascondersi e capace di renderlo accettabile, quando non addirittura degno di approvazione. E questo non è forse un meccanismo che, in forme e misure diverse, riguarda un po’ tutti noi?

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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