L’ultimo Amleto di un attore in fin di vita diventa un film. La storia vera di Ian Charleson

La lotta contro l’AIDS, la passione per il teatro e un’ultima, straordinaria sfida: portare in scena l’Amleto. Simon Stone presenta alla Festa del Cinema di Roma il film che racconta uno dei momenti più intensi e cruciali della vita dell’attore. Nelle sale italiane dal 28 gennaio

Elsinore porta sul grande schermo la storia vera, commovente e a tratti straziante, di Ian Charleson, uno degli attori più talentuosi della sua generazione, che, di fronte a una grave malattia, sceglie di non rinunciare alla propria passione e di affrontare quella che diventerà la sfida più importante della sua carriera artistica: interpretare Amleto, uno dei ruoli più ambiti e temuti da ogni attore, e sul palcoscenico del National Theatre di Londra. Presentato alla 21esima Festa del Cinema di Roma, il film è un ritratto intimo e profondamente umano, che attraversa il dramma dell’AIDS e la realtà della comunità gay degli Anni ‘80, ma racconta soprattutto il valore dell’arte, la sua capacità di dare un senso al dolore e, talvolta, di diventare una forma di salvezza.

Chi era Ian Charleson, protagonista di “Elsinore”

Ian Charleson (Edimburgo, 11 agosto 1949 – Londra, 6 gennaio 1990), noto al grande pubblico anche per il suo ruolo da protagonista in Momenti di gloria, nel 1989 prese il posto di Daniel Day-Lewis nell’Amleto del National Theatre, quando era già gravemente malato di AIDS. Aveva ricevuto la diagnosi nel 1986 e sarebbe morto nel gennaio del 1990, a soli quarant’anni, alla fine delle repliche. Eppure, nonostante il poco tempo che gli restava, riuscì a regalare al pubblico un Amleto destinato a entrare nella storia del teatro e nella memoria di chi ebbe la fortuna di assistervi. Ed è proprio questo momento della sua vita che il regista Simon Stone racconta in Elsinore, scegliendo per il ruolo di Charleson uno straordinario Andrew Scott, attore brillante, capace di restituirne fragilità, forza e intenso amore per il palcoscenico.

Andrew Scott stars as Ian Charleson in ELSINORE, a Focus Features release.
Credit: Anthony Dickenson / © 2026 FOCUS FEATURES LLC
Andrew Scott stars as Ian Charleson in ELSINORE, a Focus Features release.
Credit: Anthony Dickenson / © 2026 FOCUS FEATURES LLC

Le parole di Amleto per raccontare una storia moderna

Nel film, la vicenda personale dell’attore si intreccia con il testo shakespeariano, fino a far sì che le parole di Amleto diventino, di volta in volta, un monito, un presagio, una rivelazione. Come se il confine tra la vita e la scena si facesse sempre più sottile. “Ogni volta che ho avuto l’opportunità di utilizzare una citazione dell’Amleto per descrivere ciò che stava accadendo a Ian in ospedale, l’ho fatto”, racconta il regista. “Sono andato a cercare nel testo dell’Amleto tutti i versi che potessero funzionare in questo senso. Avevo già diretto Amleto in passato e anche Andrew aveva già interpretato Amleto. Così, insieme, abbiamo cercato quei versi che pensavamo potessero dialogare particolarmente bene con quello che accadeva nel film”.

Il teatro come rifugio e forza per affrontare la malattia

Come possiamo vedere nel film, circondato dall’affetto della famiglia e degli amici più cari, Charleson trova nel teatro la forza di affrontare la malattia e di continuare a fare ciò che ama, fino a regalare al pubblico un’interpretazione, come già detto, indimenticabile. Un legame, quello tra il teatro e la possibilità di trovare un rifugio, che lo stesso Simon Stone conosce molto bene. “Io sono cresciuto nel mondo del teatro”, racconta il regista. “Per me è sempre stato un rifugio. Dopo aver perso mio padre, quando avevo dodici anni, il teatro era il luogo in cui mi sentivo a casa. Credo che il teatro offra uno spazio in cui elaborare il dolore, la perdita, la sensazione di essere diversi, di sentirsi degli outsider. Non credo sia un caso che la comunità gay si sia sempre sentita così a casa nel mondo del teatro. Perché il principio fondamentale della comunità teatrale è che non esiste alcun giudizio. Sei quello che sei, e noi celebriamo proprio questo”. Ed è forse anche per questo che l’Amleto di Ian Charleson ha lasciato un segno così profondo. Non soltanto per il talento dell’attore, ma per tutto ciò che quella interpretazione portava con sé, sul palco e fuori. “Tutti ricordano quella serata. Tutti quelli che erano presenti a una di quelle rappresentazioni teatrali. Ho parlato con moltissimi di loro e tutti mi hanno detto che nell’aria c’era qualcosa di magico. E quei momenti non si dimenticano mai”, sottolinea Stone.

Con Elsinore, quella magia trova oggi una nuova forma e può raggiungere anche chi non ha mai avuto la possibilità di vederlo recitare dal vivo. Per Stone è proprio questa una delle grandi forze dell’arte: riuscire a custodire ciò che altrimenti rischierebbe di andare perduto. Una riflessione ancora più importante in un momento storico quale quello a noi contemporaneo in cui i governi destinano sempre meno risorse alla cultura e il sostegno ai giovani artisti si fa sempre più fragile. Perché, come ricorda lo stesso regista, rinunciare all’arte “significa perdere una parte fondamentale della nostra eredità culturale”.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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