Quella volta che l’artista Franco Angeli recitò da protagonista nel film “Morire gratis” di Sandro Franchina

Il pittore romano, tra i principali esponenti della Scuola di Piazza del Popolo, fu protagonista sul grande schermo nel 1968, per la regia di Sandro Franchina, in un allucinato road movie che ben rappresenta l’approccio sperimentale del cinema di quegli anni. E i continui collegamenti con l’arte

Era il 1968, e sul grande schermo Franco Angeli (Roma, 1935 – 1988) recitava la parte di un artista romano alle prese con il trasporto di una scultura raffigurante la Lupa Capitolina, in auto, da Roma a Parigi.

Franco Angeli nella Roma degli Anni Sessanta

Nella Roma degli Anni Sessanta, le tangenze tra il cinema sperimentale e le arti visive erano molteplici e ricorrenti. E Franco Angeli, pittore autodidatta tra i principali esponenti della Scuola di Piazza del Popolo, interpretò a pieno le potenzialità di quel contesto. Classe 1935, nato nel quartiere operaio di San Lorenzo, Angeli aveva iniziato a dipingere nel 1957; nel ‘59, con Tano Festa e Giuseppe Uncini, esordiva a Roma presso la Galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani, che avrebbe ospitato anche la sua prima personale nel gennaio 1960. La sua prima esperienza davanti alla macchina da presa, diretto da Mario Carbone, si lega alla vittoria del Premio d’incoraggiamento ad artisti del Ministero della Pubblica Istruzione: nel cortometraggio Inquietudine, Angeli illustra la sua particolare tecnica pittorica. E mentre tra collettive e personali il suo percorso artistico si consolida come uno dei più originali e politicamente impegnati, nel 1968 arriva l’opportunità di presentare se stesso, da protagonista, nel lungometraggio Morire Gratis, per la regia di Sandro Franchina.

Morire Gratis, 1968
Morire Gratis, 1968

“Morire gratis”: il road movie di Sandro Franchina su un artista cinico e annoiato

Nel 1964, Angeli aveva presentato alla Biennale Arte di Venezia una tela raffigurante La Lupa, in coerenza con la sua ricerca sui simboli del potere. E più volte tornò a lavorare sul tema. Una Lupa (però scolpita), non a caso, è anche al centro del film diretto da Franchina, in cui Angeli condivide la scena con Karen Blanguernon (nel ruolo di Michelle). La storia inizia a Roma, nella galleria che espone l’opera: un collezionista francese è molto interessato ad acquistarla quando scopre che all’interno la scultura è cava, e nasconde della droga: con l’artista si accordano per trovarsi a Parigi – dov’è in programma un’altra esposizione della Lupa – e perfezionare la vendita. Nonostante la stanchezza, l’artista interpretato da Angeli decide di partire la notte stessa per intraprendere il viaggio che lo porterà a Parigi. Caricata la scultura sulla sua macchina – una Alfa Romeo Giulia – parte. Poco dopo, fermatosi in autogrill, incontra Giovanni, ricco uomo attempato a bordo della sua Jaguar; con lui c’è Michelle, una giovane ragazza parigina che deve rientrare a casa, ma decide di proseguire il viaggio con l’artista. Lungo il tragitto i due hanno modo di conoscersi meglio e affrontano diverse “avventure”. Giunti a Parigi, la trattativa per la vendita della scultura non va a buon fine, e l’artista viene aggredito e ferito: sarà Michelle a curarlo, prima di accettare di riaccompagnarlo a Roma.

Angeli interpreta un protagonista cinico e senza scrupoli, che non ha niente da perdere, annoiato dalla vita: “Morire gratis è morire per niente ma io non ho paura della morte… Artista delegato, impotente, alcolizzato”, sostiene sprezzante sullo schermo. “Curioso road movie in anticipo sui tempi, anche se calato in un’atmosfera d’avanguardia anni Sessanta, con il frequente ricorso a voci fuori campo e musiche sarcastiche o stranianti”, scrive del film il critico Paolo Mereghetti “Il ritratto del maledetto senza perché, dell’annoiato post-Sartre e post-Camus, sa certo di letteratura: ma colpisce, oggi, il modo di raccontare fenomenologico, aspro, asciutto, che rischia anche la lungaggine per far entrare lo spettatore in una dimensione vagamente allucinata”.

Sandro Franchina, tra il cinema e l’arte

Morire gratis (che in origine avrebbe dovuto intitolarsi Il sole all’ombra) è l’unico lungometraggio di Sandro Franchina (Roma, 1939 – Parigi, 1998), nipote di Gino Severini e figlio dello scultore Nino Franchina, sin da giovane incline a circondarsi d’arte e a frequentare artisti – negli Anni Sessanta la sua cerchia di amici comprende, oltre a Franco Angeli, Tano Festa, Mario Schifano, Mimmo Rotella – tanto da voler tenere insieme il cinema e l’arte, una volta intrapresa la carriera da regista. Dopo il film, una nuova fase dedicata al documentario d’arte prende slancio dopo l’uscita, nel 1974, del documentario dedicato a suo nonno. Passerà molto tempo, prima che l’incontro con Miuccia Prada e Carlo Bertelli, agli inizi degli Anni Novanta, lo vedrà regista di documentari dedicati a Eliseo Mattiacci, Nino Franchina, David Smith, Mark di Suvero, Anish Kapoor, Jannis Kounellis (quest’ultimo nel 1996, in occasione della grande mostra antologica dell’artista al Museo Reina Sofia di Madrid): il MoMa dedicherà a questo suo impegno una personale.

Da Franco Angeli a… Franco Angeli

Dal canto suo, anche Franco Angeli coltivò il legame tra l’arte e il cinema. Nel 1972, il pittore romano pensò anche di realizzare una mostra dove il cinema e la poesia si fondevano con la pittura: il percorso espositivo doveva essere costituito da una lunga galleria con una serie di fotogrammi ingranditi e dipinti per accompagnare lo spettatore nell’oscurità di una sala di proiezione, che avrebbe proiettato a ciclo continuo un filmato realizzato dallo stesso Angeli, sorta di autobiografia. La mostra si fece alla galleria Sirio di Roma, ma senza il film finale. E nel 2003 il progetto è stato oggetto di una rivisitazione da parte del regista Luca Ronchi, già collaboratore di Mario Schifano.
Il nipote di Angeli, omonimo dello zio pittore, è invece regista e sceneggiatore di professione, con all’attivo molti documentari e film a sfondo sociale e storico. Nel 2022 ha diretto e prodotto il documentario Lo spazio inquieto, presentato al Torino Film Festival e distribuito da Luce Cinecittà, intrecciando materiale d’archivio e interviste per raccontare la vita dello zio e il suo profondo legame con Roma, la sua arte, il rapporto con gli amici Mario Schifano e Tano Festa e quello conflittuale con il PCI.

Livia Montagnoli

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