Io ti salverò. Il thriller di Hitchcock (con lo zampino di Salvador Dalí) è tornato al cinema

La Cineteca di Bologna porta in sala il film del ‘45 Alfred Hitchcock in versione restaurata. Ora gli spettatori possono godere nuovamente delle interpretazioni di Gregory Peck e Ingrid Bergman e delle scenografie di Salvador Dalí

Nei cinema italiani dal 4 dicembre 2023 c’è Io ti salverò di Alfred Hitchcock in versione restaurata in 4k. Il film, tratto dal romanzo The House of Dr. Edwardes di Francis Beeding, è il primo thriller psicologico di Hitchcock, padre indiscusso del brivido, e in occasione del Festival di Cannes 2023 è stato presentato nella sezione Cannes Classics. Il restauro della pellicola è il frutto del lavoro di Walt Disney Studios, in collaborazione con The Academy Film Archive, MoMA – The Museum of Modern Art e The Film Foundation presso i laboratori Cineric, Inc. e Audio Mechanics. Un capolavoro indiscusso non solo della filmografia di Hitchcock ma della storia del cinema, “complice” anche il contributo di uno degli artisti più iconici del Novecento: Salvador Dalí.

Io ti salverò, Alfred Hitchcock
Io ti salverò, Alfred Hitchcock

“Io ti salverò” di Alfred Hitchcock. Cosa c’entra Salvador Dalí?

“Quando siamo arrivati alle sequenze oniriche, ho voluto rompere nella maniera più assoluta con il modo tradizionale in cui il cinema presenta i sogni, con la nebbia che confonde i contorni delle immagini, lo schermo che trema”. In quanti sanno che, per rendere ancora più accentuate e acute le scene oniriche del film, il regista è ricorso all’aiuto di un grande artista surrealista? “Volevo solo girare il primo film di psicoanalisi”, raccontava Hitchcock. “Ho chiesto al produttore Selznick di assicurarsi la collaborazione di Salvador Dalí. L’unica ragione era la mia volontà di ottenere dei sogni visivi con tratti netti e chiari. Volevo Dalí per il segno della sua architettura, le ombre lunghe, le distanze che sembrano infinite, le linee che convergono nella prospettiva, i volti senza forma”. Il regista voleva distaccarsi dai modi consueti di rendere i sogni sullo schermo – con immagini tremolanti, vaselina spalmata sull’obiettivo per rendere il tutto vagamente nebbioso – e così Salvador Dalí gli fornisce molte idee e lavora a stretto contatto con Hitchcock per circa un mese realizzando “più di cento schizzi e cinque dipinti a olio da consegnare allo scenografo” (ovvero James Basevi).

“Io ti salverò”. La trama

La giovane dottoressa Petersen, assistente in una casa di cura per malati di mente, apprende un giorno che il Dr. Edward, noto scienziato, è stato nominato direttore in sostituzione del Dr. Fleury. Giunge il nuovo direttore ma un complesso di indizi molto seri fanno pensare alla dottoressa di trovarsi di fronte a un caso di sostituzione di persona. Dopo qualche giorno il nuovo direttore le confessa di non essere il Dr. Edward ma di esserne l’assassino. Durante la notte quest’essere enigmatico lascia la clinica. Quando riesce a rintracciarlo, la dottoressa si convince ben presto di avere a che fare con un malato di mente. Attraverso un’indagine psicanalitica, la dottoressa può rievocare la scena del presunto assassinio del Dr. Edward, avvenuto in montagna. La riproduzione esatta della scena provoca nel malato una crisi durante la quale il giovane riacquista la memoria e rievoca un episodio della sua infanzia che dà alla dottoressa la chiave del mistero.

Io ti salverò, Alfred Hitchcock
Io ti salverò, Alfred Hitchcock

“Io ti salverò”. La scelta di Ingrid Bergman

Spelbound, questo il titolo originale, è arrivato nelle sale per la prima volta nel 1945 ed è stato letto in più modi: una love story con suspense, un capolavoro onirico, un ritratto del pensiero freudiano, una storia dall’intrigo macchinoso. Per questo film Alfred Hitchcock ha voluto Ingrid Bergman per le ragioni di sempre: mettere in scena lo spettacolo di un’algida bionda persa in un amore che potrebbe esserle fatale. In realtà, Bergman algida non lo è mai, gli occhiali e i capelli che sfuggono allo chignon fanno anzi della dottoressa Petersen uno dei personaggi più sexy della sua carriera. Quel palpitante titolo italiano che sostituisce l’enigmatico Spellbound nutrì fanciullesche vocazioni femminili alla psichiatria. Ma tra un passo e l’altro d’una psicanalisi illustrata come una favola, quali squarci formidabili sa aprirsi questa cinepresa: il povero Gregory Peck, che per antico trauma odia il bianco e le righe, s’inoltra nel candore d’un bagno piastrellato, e in un attimo comprendiamo “l’illimitato, criptico terrore che può emanare dagli oggetti” (James Agee); poi, il ritorno del rimosso, in due sole inquadrature silenziate, è il più conciso e agghiacciante che potremmo mai ricordare. La resa dei conti è scritta sul filo tra pathos e sudore freddo.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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