Venezia 79: L’immensità. Amore e memoria per il regista Emanuele Crialese

Un film sul desiderio di libertà. Quello di una bambina di poter essere accettata nel suo sentirsi maschio e quello di una madre di potersi svincolare da un uomo che non ama più. Undici anni dopo Terraferma, arriva L’immensità, nuovo film di Emanuele Crialese con Penelope Cruz

Emanuele Crialese con i suoi film è stato il primo regista italiano ad essere accettato nella competizione del Sundance Film Festival. Ha affascinato Bernardo Bertolucci, ha ripercorso temi cari a grandi autori come Michelangelo Antonioni, ha conquistato il pubblico francese e ha ottenuto un Leone d’Argento alla Mostra del Cinema. Era dal 2011 che attendevamo il suo nuovo film ed eccoci qui, 11 anni dopo TerrafermaL’immensità, con protagonista Penelope Cruz (Coppa Volpi 2021 con Madres Paralelas di Pedro Almodovar), è uno dei film italiani in Concorso alla 79esima edizione della Mostra. Il film, nelle nostre sale dal 15 settembre con Warner Bros. Pictures, è il racconto di una famiglia disfunzionale come tante, del rapporto tra una madre e una figlia ma anche tra una moglie e un marito. Un film di amore, di memoria, di cambiamenti e desideri.

L’IMMENSITÀ: STORIA DI UNA MADRE E UNA FIGLIA

Tutta la vita sempre solo non sarò / Un giorno troverò / Un po’ d’amore anche per me / Per me che sono nullità / Nell’immensità”, canta Don Backy ne L’Immensità. Questi versi richiamano la storia di una bambina che si sente sbagliata, che sente di essere nata con un difetto, in un corpo che non è suo, e quella di una madre, distrutta da un matrimonio finito che la tiene prigioniera, che trova unica consolazione e gioia nei suoi figli. Questi due personaggi sono il motore dell’omonimo film di Crialese. Un film che mostra un inciso, un momento di vita di una famiglia, un momento forse non troppo felice ma intriso da una buona dose d’amore, quello tra una madre e una figlia, diversissime tra loro ma entrambe mosse da un’infinita e necessaria voglia di libertà.

Penelope Cruz in "L'immensità", film di Emanuele Crialese

Penelope Cruz in “L’immensità”, film di Emanuele Crialese

L’IMMENSITÀ NELLE PAROLE DI PENELOPE CRUZ E EMANUELE CRIALESE

Una madre che diventa complice dei suoi figli, soprattutto di Adriana, così diversa e anche lei infelice che attende gli alieni che la portino via in un altro mondo in cui sentirsi meglio, potersi chiamare Andrea”, così ne parla Penelope Cruz, protagonista. E aggiunge il regista: “La donna per me è la vita. La donna è la parte migliore dell’uomo che sono. La donna non è rinnegata, la donna è viva ed è grande dentro di me, ed è anche l’oggetto dei miei desideri. È colei che io ascolto più volentieri. Il corpo della donna è quasi un campo di battaglia perché dà la vita, allatta, e spesso rinuncia alla propria: ha dovuto lottare per emanciparsi. La donna sa fare il sacrificio della rinuncia per la vita. I personaggi femminili sono per me quelli più interessanti o quelli che mi interessano davvero: è molto difficile per me descrivere un uomo, mi annoia. E io, allora? Io… sono e non sono e voglio rimanere così, essere e non essere, spero vi stia bene così. Sono un uomo come gli altri? No. Sono una donna come le altre? No. Sono io, un po’ più complesso”.

L’IMMENSITÀ: MEMORIA, INNOCENZA E RELAZIONI

L’Immensità è il film che inseguo da sempre: è sempre stato ‘il mio prossimo film’, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto, maturo, sicuro”, dice Crialese. Roma, ‘70: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà televisivi ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli, su cui Clara riversa tutto il proprio desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto dodici anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. La ragazza rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare a un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia. L’immensità è un film delicato, familiare. Si entra nella vita di questi personaggi come fossero nostri conoscenti, come se appartenessero al nostro nucleo ristretto. Si alternano i momenti di gioco, di innocenza, a quelli più seri e rivelatori di una realtà non del tutto felice. “È un film sulla memoria che aveva bisogno di una distanza maggiore, di una consapevolezza diversa”, continua il regista. “Come tutti i miei lavori, in fondo è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penélope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre, e come tali sempre intensamente e immensamente veri”.

– Margherita Bordino 

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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