Il regista Richard Linklater ci porta sulla Luna col suo nuovo film Apollo 10 1/2

Un film d’animazione creato con la tecnica del rotoscopio: un viaggio tra spazio e terra, tra astronauti e persone comuni. Da un lato una missione fuori dall’ordinario e dall’altro il grande sogno di un bambino

Apollo 10 1/2 A Space Age Childhood | Netflix
Apollo 10 1/2 A Space Age Childhood | Netflix

Una corsa verso lo spazio quella di Richard Linklater. Su Netflix è disponibile il suo film d’animazione Apollo 10 1/2: A Space Age Childhood. Specializzato in racconti legati alla nostalgia e all’infanzia, il regista di Boyhood porta gli spettatori in un’epoca precisa e tratteggia i suoi personaggi come fossero reali. A grandi linee si può dire che questo film mostra il primo allunaggio da due prospettive diverse: da un lato quella degli astronauti e dall’altro quella di un bambino texano il cui sogno è viaggiare nello spazio. Un’idea che viaggiava nella testa di Linklater sin dal 2004. “È stato così eccitante essere vivo in quegli anni, e specialmente essere un bambino“, ha detto in un’intervista a collectSPACE. “Ho visto molti film dal punto vista degli astronauti, come è giusto che sia, ma se ci fermiamo un attimo a pensare, ci sono 12 persone che hanno camminato sulla luna ma così tante centinaia di milioni che hanno assistito alla loro missione dalla tv“. Voce narrante del film è affidata a Jack Black, che interpreta il piccolo Stan da adulto. L’attore è fortemente legato e connesso con la macro-storia del film in quanto la madre era ingegnere ed è stata coinvolta nello sviluppo della navicella Apollo. Non una coincidenza, ma un semplice raccordo voluto e desiderato da Linklater e Black, amici da tempi non sospetti.

APOLLO 10 1/2: LA STORIA

Apollo 10 1/2: A Space Age Childhood è ambientato a Houston, in Texas, precisamente nell’estate del 1969. L’intera storia ruota attorno al primo sbarco sulla Luna dell’Apollo 11 offrendo due prospettive differenti. È in questo modo che abbiamo la visione della missione dal un punto di vista interno, quello dell’astronauta, e lo sguardo innocente del bambino che vive nei pressi di una base NASA e sogna, letteralmente ad occhi aperti, di poter viaggiare un giorno nello spazio, partecipando a una missione segreta, un po’ analoga a quella a cui sta assistendo in quel momento tutto il mondo. Apollo 10 1/2: A Space Age Childhood è quindi un’accurata ricostruzione di questo momento storico (che indubbiamente ha segnalo la modernità!) e allo stesso tempo è il racconto di quello che hanno vissuto milioni di spettatori da casa, seduti sui propri divani, attorniati dalla famiglia, e tutti insieme ammaliati da qualcosa di straordinario. Il film è stato realizzato con la tecnica del rotoscopio, con cui si intende l’animare a mano di immagini riprese in modo tradizionale, andando a disegnare sui singoli fotogrammi. Una tecnica ben conosciuta da Linklater e già utilizzata dallo stesso regista in Waking Life e in A Scanner Darkly.

APOLLO 10 1/2: UN FILM DAI RICORDI DEL REGISTA LINKLATER

Linklater, come ha sempre abituato il suo pubblico, si tuffa nella sua infanzia, nei suoi ricordi e ricostruisce gli anni ‘60 che stanno per diventare anni ‘70, mostrando come la comunità di persone che vivevano attorno o nelle vicinanze della NASA si sentivano o erano coinvolte nell’organizzare e aiutare per una missione non solo storica, ma di importanza anche familiare. Sì, la famiglia è centrale in questo film di Linklater. La famiglia numerosa che vive e governa la casa insieme, in le ricette in cucina inventate per durare nei giorni. Sullo sfondo, la Guerra Fredda e il conflitto in Vietnam, i primi allarmi legati all’ambiente e la necessità di appigliarsi alla scienza e alla tecnologia come speranza per il futuro. Volete sapere che effetto ha avuto 2001: Odissea nello spazio nel piccolo Linklater? Cosa Dark Shadows, Vita da Strega, Batman, Its about time o The Dick Vandick hanno rappresentato per gli adolescenti del decennio? Apollo 10 1/2: A Space Age Childhood è anche il racconto di una generazione che davanti la tv ha trascorso un po’ di tempo, e di qualità.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).