Halo: il famoso videogioco ispira una nuova serie tv

Tratta dall’omonimo franchise di videogiochi fantascientifici che da oltre venti anni appassiona i giocatori di tutto il mondo, l’attesissima serie tv è ora diventata realtà. Un riadattamento che sta facendo molto discutere

Serie tv Halo
Serie tv Halo

In seguito ad una produzione molto travagliata e con un’uscita prevista inizialmente per il 2015, finalmente la serie tv Halo è disponibile sulla piattaforma di streaming americana Paramount+. In Italia viene trasmessa nella versione originale su Sky Atlantic e Now dal 24 marzo, in contemporanea con gli Stati Uniti, e dal 28 marzo con doppiaggio in italiano. La narrazione è ambientata nel 26° secolo, in un futuro distopico dove l’umanità si è espansa colonizzando molti mondi grazie ai viaggi nell’iperspazio, e segue le epiche battaglie di John-117, alias Master Chief, un super soldato Spartan tra i pochi rimasti in vita, intento a respingere l’invasione aliena dei Covenant. “Halo offrirà un’esperienza da brivido sia per i fan del gioco che per i non giocatori, poiché lega insieme immagini straordinarie con uno sguardo più approfondito alle storie personali dietro questi personaggi iconici, il tutto ambientato all’interno di un’epica battaglia per il futuro dell’umanità” ha dichiarato Tanya Giles, a capo della programmazione di Paramount+, durante un recente annuncio sul rinnovo per la seconda stagione, chiarendo subito la scelta dei produttori di allontanarsi dalla storia dell’omonima serie di videogiochi, debuttata nel 2001 su Xbox.

HALO: LA PRODUZIONE DELLA SERIE TV

Inizialmente la creazione dello show è stata portata avanti sotto la supervisione di Steven Spielberg e della sua società Amblin Television, passando poi di mano in mano fino ad arrivare nel 2019 ad Otto Bathurst, nel ruolo di produttore esecutivo. “Ero nervoso”, ha ammesso quest’ultimo. “Come si prende un videogioco di sparatorie con visuale in soggettiva e lo si espande?”. In effetti, la preoccupazione di Bathurst risulta del tutto comprensibile specialmente se si considera che, prima della direzione del pilot, non avesse giocato ad Halo neanche una volta. Un timore condiviso persino dall’attore Pablo Schreiber, chiamato ad interpretare il misterioso protagonista ‘senza volto’ Master Chief. “Chi gioca è lui. Lui è tutti quanti noi” ha ricordato lo showrunner Steven Kane, collega di Kyle Killen, a proposito dell’importante funzione di guscio ricoperta dalla possente armatura da Spartan indossata da John-117, la cui identità non viene mai mostrata nel videogioco. La rivelazione del suo viso, infatti, rappresenta una delle prove più lampanti del forte distacco operato dai creatori della serie tv rispetto alla trama originale, ed è stata attuata col fine principale di approfondire l’umanità del personaggio. Fattore che ha scatenato non pochi dibattiti sul web, lasciando la maggior parte dei fan perplessi sulla ragionevolezza di attuare un simile discostamento, trattandosi pur sempre di un adattamento.

Serie tv Halo
Serie tv Halo

HALO: LA RIVISITAZIONE DEL VIDEOGIOCO

“Non abbiamo considerato il gioco”, ha candidamente ammesso Kane in un’intervista a Variety, spiegando che la motivazione di questa scelta è derivata dalla decisione cruciale di limitarsi ad attingere dalla mitologia di Halo. Si è optato per tracciare un nuovo percorso narrativo poiché “non potevamo semplicemente provare a piazzare 20 anni di storia. Il gioco è un mezzo completamente diverso”, ha sottolineato il produttore Bathurst. All’inizio era stata presa in considerazione l’idea di mettere in scena una trama strettamente legata al videogame, ma ben presto il team ha preferito adottare un approccio differente, dando vita ad una realtà alternativa che 343 Industries — l’azienda sviluppatrice della saga videoludica — definisce “la linea temporale della squadra Silver” protagonista per l’appunto della serie tv. Dunque agli showrunner è apparsa immediatamente chiara la ricchezza e la profondità dell’universo di Halo, tanto quanto la necessità di raccontare un’avventura che fosse “familiare e diversa allo stesso tempo”. Una familiarità garantita dal ritorno dell’attrice Jen Taylor, doppiatrice dal 2001 nei giochi e ora presente nello show anche tramite performance capture, nuovamente nei panni dell’intelligenza artificiale Cortana, la fedele compagna di Master Chief.

Serie tv Halo
Serie tv Halo

HALO: UNA RIFLESSIONE SULL’APPROCCIO SCELTO

Da un lato, il discostamento dello show televisivo di Kyle Killen e Steven Kane rispetto al plot originale è imputabile all’aspirazione autoriale di “ampliare ciò che il marchio Paramount Plus può significare”, rendendo la storia più appetibile per il grande pubblico; dall’altro, l’allontanamento dal consueto metodo di scrittura di un adattamento filmico porta con sé l’implicito messaggio di svalutazione della capacità narrativa della saga videoludica Halo e dei videogiochi più in generale. Questo aspetto non può non far pensare ad un vecchio dibattito che per anni ha animato gli scambi tra gli esperti in ambito di game studies, tra i quali Jesper Juul. Quest’ultimo, ludologo esperto di design e cultura e politiche del gioco, ha formalizzato la questione più volte nei suoi scritti, esponendo la medesima conclusione figurata anche dai produttori della serie tv: narrazione e videogiochi appartengono a due mondi separati, per via della sostanziale assenza di forme di storytelling lineare all’interno dei videogame che possano essere poste a confronto con le narrazioni di altri media. Specialmente in passato, non sono stati dello stesso avviso i cosiddetti “narratologi” ovvero gli studiosi che, al contrario, ritengono che i giochi siano strettamente legati alle storie e capaci di offrire dei contenuti narrativi attraverso le proprie specificità. Una soluzione a questo impasse è stata offerta da Ian Bogost, critico che ha suggerito di spostare l’attenzione sulle cosiddette unit operations, delle particelle di significato che si pongono come la chiave per comprendere ogni tipo di produzione umana. Una tesi supportata particolarmente dalle più attuali strutture di narrazione filmica digitale, sempre più amalgamate con la forma videoludica e che, inevitabilmente, costringono a riflettere sulle dibattute scelte degli autori del nuovo Halo, indipendentemente dalla riuscita o meno dello show.

— Altea Novari

https://www.halowaypoint.com/it-it

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Altea Novari
Vive a Roma dove si è laureata in Cinema e televisione presso il DAMS di Roma Tre. Spesso si trova a Milano per trasformare la passione per la fotografia, il cinema e i nuovi media in un lavoro appagante.