Don’t Look Up, il film di Adam McKay che tutti hanno associato alla pandemia. Noi no

Il premio Oscar Adam McKay è lo sceneggiatore e regista di Don’t Look Up, il film di cui tutti parlano in questi giorni e che ha il tono della farsa apocalittica. Un film che gioca in maniera grottesca con la nostra incapacità a gestire le vere emergenze della società.

Don't Look Up
Don't Look Up

Don’t look up non è un film sulla pandemia. È una farsa. Una farsa semplice e intelligente, specchio dell’ingenuità e incapacità dell’uomo quando chiamata a confrontarsi con un’emergenza, qualunque essa sia. Più nello specifico, Don’t Look up mostra i meccanismi sociali, psicologici, politici e mediatici che si sviluppano, muovono, rincorrono attorno a un problema. Don’t look up dimostra che scherzare su cose serie è ancora possibile (solo se lo si sa fare e a partire da una ottima sceneggiatura); è una grande bella metafora per ogni assurdità della nostra società (sulla politica e molto, molto altro); mostra la deriva dei media e non solo quelli USA. Dopo un breve passaggio al cinema il film, scritto e diretto da Adam McKay, è ora disponibile su Netflix e sta diventando un vero tormentone delle feste. Per molti addirittura è il miglior titolo dell’anno.

DON’T LOOK UP. FILM SULL’INCAPACITÀ A COMUNICARE

Sapevo di voler fare qualcosa per la crisi climatica e stavo cercando di trovare un modo per affrontarla”, ha raccontato in un’intervista il regista. “Parte di ciò che fai quando fai film è provare a fare film che ti piacerebbe vedere personalmente, quindi mi sono semplicemente chiesto: ‘Puoi fare qualcosa per la crisi climatica e ridere ancora un poco?’ Fortunatamente, mi è venuta questa idea che sembrava la perfetta miscela delle due. Non c’è dubbio, dopo Vice, avevo voglia di ridere”. Ma Don’t Look Up e molto altro e Adam McKay lo spiega benissimo: “Nel bel mezzo della realizzazione di questo film, abbiamo dovuto chiudere causa COVID, e non ho preso in mano la sceneggiatura per tipo quattro o cinque mesi, e quando l’ho finalmente presa in mano e l’ho letta, mi sembrava quasi un copione diverso. Riguardava interamente il modo in cui le nostre linee di comunicazione sono state sfruttate, rotte, distorte e manipolate. Mi ha entusiasmato in un modo che non mi aspettavo, che non si trattasse solo del clima, non solo del COVID, non solo dell’inquinamento, della disparità di reddito, della violenza, qualunque cosa tu voglia pensare – riguarda il fatto che noi non siamo più davvero in grado di parlarci in modo pulito e chiaro”.

DON’T LOOK UP. LA FARSA HA INIZIO NEL TITOLO

Don’t Look Up ha avuto due titoli provvisori in precedenza. In un primo momento Adam McKay voleva intitolare il film ‘Boom’ e successivamente ‘Just Look Up’. Alla fine ha scelto un titolo paradossale, letteralmente ‘non guardare in alto’. E si sa, l’uomo troppo spesso fa il contrario di ciò che è divieto. E quindi ‘non guardare in alto’, titolo, è un gioco stesso, in quanto alla sola esclamazione chiunque alza la testa verso l’alto. “Lo vediamo da un po’ di tempo qui negli Stati Uniti e anche in una certa misura in tutto il mondo, che c’è questa sensazione di persone che non vogliono sentire cattive notizie”, continua il regista. “Le notizie devono essere piacevoli o stimolanti. Gran parte della nostra cultura è diventata un argomento di vendita, quindi l’idea, “Non guardare in alto, evita la verità che sta arrivando”, ho pensato che fosse in qualche modo appropriata. E allude alle comete, e mi è piaciuto che appaia nel film verso la fine”.

LA STORIA DI DON’T LOOK UP

La trama per i pochi che ancora non hanno visto il film? Una cometa fa rotta sulla terra, lasciandole poco più di sei mesi di vita. È questa la terrificante scoperta di una laureanda in astronomia, Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence), e del suo professore, Randall Mindy (Leonardo DiCaprio). La collisione della cometa però non sembra interessare granché a nessuno. A quanto pare, avvisare l’umanità di questa spaventosa minaccia rappresenta, per diverse persone esposte politicamente e pubblicamente, un evento scomodo da affrontare. Con l’aiuto del dottor Oglethorpe (Rob Morgan), Kate e Randall partono per un tour mediatico che li porta dall’ufficio dell’indifferente presidente degli Stati Uniti Orlean (Meryl Streep) e del suo servile figlio nonché capo di gabinetto Jason (Jonah Hill), fino a The Daily Rip, un vivace programma del mattino condotto da Brie (Cate Blanchett) e Jack (Tyler Perry). A sei mesi e 13 giorni dall’impatto della cometa, gestire continuamente le cronache e catturare l’attenzione del pubblico ossessionato dai social media prima che sia troppo tardi risulta essere un’impresa incredibilmente comica. Cosa spingerà il mondo intero a guardare finalmente in alto?

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.