Venezia78. Illusioni perdute, dal libro di Balzac al grande schermo

Da Balzac a oggi, sempre attuale la riflessione sull’arte e sulla mercificazione che le ruota attorno. Intervista al cast di Illusioni Perdute, film in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Illusioni Perdute, Actor Benjamin Voisin. Credits: Roger Arpajou, 2021, CURIOSA_FILMS GAUMONT FRANCE 3 CINEMA GABRIEL INC UMEDIA
Illusioni Perdute, Actor Benjamin Voisin. Credits: Roger Arpajou, 2021, CURIOSA_FILMS GAUMONT FRANCE 3 CINEMA GABRIEL INC UMEDIA

Xavier Giannoli presenta in Concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia un film in costume tratto e ispirato all’omonimo Illusioni perdute di Balzac. Un film che riflette sul nostro tempo, seppur ambientato oltre un secolo fa. Una storia che solleva, o meglio risolleva, un’importante questione sull’arte, sul giornalismo, sulla mercificazione della bellezza. Il regista si prende qualche libertà rispetto al testo originale e realizza un gran bel racconto cinematografico, con un cast straordinario di cui fanno parte anche Cécile de France e Xavier Dolan. È la storia di Lucien, un giovane poeta sconosciuto nella Francia del XIX secolo che nutre grandi speranze ed è deciso a forgiare il proprio destino. Abbandonata la tipografia di famiglia nella città natia, decide di tentare la sorte a Parigi sotto l’ala protettrice della sua mecenate. Lasciato presto a cavarsela da solo in questa meravigliosa città, il giovane scoprirà le macchinazioni in atto in un mondo che ubbidisce alla legge del profitto e della simulazione. Illusioni perdute è una commedia umana dove tutto può essere comprato o venduto, dall’amore all’anima, dal successo letterario alla stampa, dalla politica alla reputazione.

Illusioni Perdute, Actor Xavier Dolan. Credits: Roger Arpajou, 2021, CURIOSA_FILMS GAUMONT FRANCE 3 CINEMA GABRIEL INC UMEDIA
Illusioni Perdute, Actor Xavier Dolan. Credits: Roger Arpajou, 2021, CURIOSA_FILMS GAUMONT FRANCE 3 CINEMA GABRIEL INC UMEDIA

“Inchiostro, carta e amore per la bellezza”. Inizia con queste parole il suo film tratto da Illusioni perdute di Balzac. Come mai la scelta è ricaduta su questa storia?
Xavier Giannelli: Ho letto il romanzo di Balzac quando avevo l’età del protagonista, quindi una ventina d’anni. Parla del destino di un ragazzo – oppure, se vogliamo, di una ragazza – che deve trovare il proprio posto nella vita e in ambito lavorativo, deve contemporaneamente salvare la propria integrità e cercare di vedere se può mantenere un compromesso tra le due cose. Diciamo che è una sorta di verità umana che non ha tempo, ecco perché quindi la scelta di questo adattamento. E poi c’è questa altra dimensione straordinaria, un po’ strana, anche polemica, in quanto Balzac ha vissuto la nascita del mondo moderno ed è il mondo in cui noi viviamo oggi. Illusioni Perdute è proprio la matrice di questo mondo moderno.

Interpreti il protagonista della storia. Un giovane che vuole fare il poeta e che diventa giornalista, scendendo a compromessi. Quali sono le sue più grandi debolezze?
Benjamin Voisin: Il suo più grande punto debole è anche la sua più grande forza, la sua ingenuinità, pensando che diventando giornalista, entrando in questo mondo avrebbe potuto diventare un grande poeta, cosa che in realtà non è stata, circondato poi da persone marce, se vogliamo. Questo mondo è votato alla logica del profitto e il personaggio fa nel corso della sua vita delle scelte contraddittorie. Ovviamente, se avesse letto il romanzo di Balzac avrebbe saputo che le cose non stavano proprio così.

Quanto è attuale l’analisi sociologica ma anche dello stato dell’arte del giornalismo e della mercificazione che propone Balzac e che vediamo in questo film?
Vincent Lacoste: L’argomento è quello della nascita del capitalismo, di come tutto possa essere deciso in base al denaro, del fatto che si possono abbandonare o dimenticare le proprie ambizioni per scegliere il denaro facile. Sono tutti elementi presenti nel romanzo e nel film, attuali anche oggi. Come la corsa alle informazioni, la predominanza della pubblicità, un mondo retto dal denaro in cui gli aspetti artistici sono molto trascurati e abbandonati.

Cécile de France: Sono sicuramente molti i temi che ha presentato Balzac per dipingerci l’epoca del momento e che Giannoli riprende con una maggiore empatia verso le persone. Come ha detto Vincent, è la nascita del capitalismo che ha creato il calcolo, l’invidia, la cattiveria, questo sistema piramidale che conosciamo ancora oggi in cui la pubblicità regna sovrana, è il mondo delle apparenze, e poi è buffo dirlo qui dove veniamo a metterci in mostra, a domandarci quali sono le personalità più di moda, a presentare i film. Un aspetto che mi sta molto a cuore è la celebrazione della natura che troviamo nel film. Secondo me effettivamente Giannoli sfrutta molti temi che fanno un po’ l’occhiolino a tanti elementi ancora estremamente attuali.

Vizi e virtù dei vostri personaggi? Chi di loro è vittima del sistema?
Vincent Lacoste: possiamo dire che è un Lucien con delle ambizioni ben inferiori. Anche lui è arrivato a Parigi con delle ambizioni, però poi è stato fagocitato da un ambiente in cui predomina il cinismo e lui è uscito praticamente distrutto da questa esperienza. E un perdente è uno che non si fa più illusioni.

Cécile de France: Per quanto riguarda il personaggio di Louise, Balzac la rappresenta in modo diverso, come un personaggio cattivo, un personaggio senza anima. Giannoli ama di più i suoi personaggi, gli stanno più a cuore, lo fa anche per lo spettatore, affinché possa immedesimarsi di più. La Louise che presenta il film è un personaggio che finiamo per scusare malgrado si comporti malissimo, che fa arrivare Lucien fino a Parigi per poi abbandonarlo. Noi non ce l’abbiamo con lei perché in realtà è una vittima, è rimasta schiacciata da questo meccanismo delle classi sociali in voga all’epoca. È un personaggio che non ha alcun potere di essere libera. È una vittima.

-Margherita Bordino

Eventi d'arte in corso a Venezia

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.