Una pezza di Lundini. La tv fatta bene in attesa di diventare un classico

La domanda sorge spontanea in un momento in cui adolescenti, ventenni e adulti improvvisano da soli pseudo-show su Twitch coinvolgendo l’attenzione di migliaia di coetanei con discorsi, giochi, battute, idee abbozzate sul momento

Una pezza di Lundini
Una pezza di Lundini

Che cos’è la tv fatta bene? Che cos’è la tv fatta male? La tv non sa più dove stare? Prendiamo spunto dalla canzone dei CCCP – ormai un classico – per interrogarci su una delle più importanti forme di comunicazione del XX e, nonostante tutto, pure dell’inizio del XXI: la tv.

Una pezza di Lundini
Una pezza di Lundini

UNA PEZZA DI LUNDINI

Quando il sole è tramontato, e un capitolo è arrivato a conclusione, allora si rende possibile una riflessione oggettiva di ciò che è stato. Almeno, così descriveva Hegel la filosofia, come un “prendere atto” di ciò che è già successo. Tutte le scienze storiche hanno bisogno di una distanza dal proprio oggetto, e non è da escludere che, un programma tv come “Una Pezza di Lundini” sia possibile solo ora, quando un certo tipo di linguaggio televisivo risulta, almeno per la popolazione più giovane, anacronistico. Che cos’è la tv fatta bene è un interrogativo pertinente, in un momento in cui, adolescenti, ventenni e adulti improvvisano da soli pseudo-show su Twitch (le così dette “live”) tenendo l’attenzione di migliaia di coetanei con discorsi, giochi, battute, idee abbozzate sul momento. Quella di Twitch, è una comunicazione rivolta al feedback costante di un pubblico tutto sommato libero, ironico, a volte irriverente. Ci sono continue ed inevitabili sbavature.

Una pezza di Lundini
Una pezza di Lundini

IL PACCHETTO DEL POLITICALLY CORRECT

I moderatori – sebbene presenti – non potrebbero mai censurare in toto un’interazione così ampia e rapida. Ma è proprio nell’imprevisto del rapporto tra streamer e pubblico, che consiste gran parte del fascino di questo canale mediatico. Pause, inquadrature sbagliate, imperfezioni, elementi disturbanti fuori dal controllo del “conduttore” della live, sono costitutivi dello show. Che senso ha, quindi, per le nuove generazioni – nuove ma non nuovissime, anche molti adulti dello spettacolo usano Twitch – il classico pacchetto politically correct con cui abbiamo fatto in tempo a crescere? Il paradosso è interno allo stesso sistema, tanto che, raccontandolo per quello che è, presentando situazioni che poi così surreali non sono, “Una Pezza di Lundini” dice cos’è lo stilema televisivo italico meglio di quanto abbiano fatto decine di critici fino ad oggi. I genitori, boomer, non ne capiscono la comicità, i figli invece ridono. Uno dei momenti ricorrenti di “Una pezza” è quello della “scheda di presentazione dell’ospite”, una sintesi edulcorata e piaciona, vezzeggiativa, moraleggiante in cui la stessa voce narrante – speaker o giornalista che sia – compiaciuta, finisce per parlare di sé. Le donne sono bellissime, aggettivo che non manca mai, sempre post-posto, però, a quello della “bravura”. Un modo per strizzare l’occhio, goffamente, alle tematiche diffuse sulla parità di genere, toppando clamorosamente il senso e l’obiettivo delle stesse. E così via.

Una pezza di Lundini
Una pezza di Lundini

TV CONTRO REALTÀ

È possibile che il linguaggio televisivo si sia così scollato dalla realtà da diventare un linguaggio autoreferenziale, un paradosso di sé stesso? Infondo “Una pezza” non fa altro che individuare delle costanti dei programmi tv portandole fino all’eccesso, senza esagerare. L’effetto sorpresa sta proprio qui, nella moderazione. Chi non conosce Lundini si chiede sinceramente se si tratti di un programma serio o di un programma comico. Ci vuole qualche tempo per familiarizzare con una realtà che non è impossibile ma che non rientra neppure in uno statuto di assoluta normalità. Questo è il momento in cui il grottesco e il consueto, il reale e il surreale, perdono i propri confini netti. Sia per bravura di chi questo programma l’ha scritto, ideato e interpretato, ma anche, soprattutto, perché la realtà è ormai così. Non bisogna fare altro che osservarla bene. E recitarla in uno studio televisivo, con rvm celebrativi – montati in modo analogo tra di loro -, seduti in mezzo a figuranti pensionati che tengono il tempo su una base arrangiata di corsa e un conduttore che vive un errore come uno sbaglio insuperabile, bloccandosi qualche secondo. Per poi riprendere, imbarazzato. Se tutto non è preconfezionato, il sistema va in crash. Mentre l’imprevisto e la sbavatura sono sostanzialmente i nemici della tv generalista vecchio stampo, al contrario, diventano l’ingrediente portante delle piattaforme televisive per le nuove generazioni. Cosa ne potrebbe pensare, il pubblico di Twitch, di tanta ostinazione all’apparenza? Non potrebbe che riderci su. Una pezza di Lundini è solo la cellula impazzita di un sistema che si sta già sgretolando, pur tenendo ancora ferme – non si sa per quanto tempo – le proprie colonne portanti. Pippo Baudo è Pippo Baudo, nessuno lo tocca. Ma quando si è dei classici del proprio tempo, si va al di là del bene e del male. Si è dei classici, e basta. Un solo consiglio: “E…state con Lundini”, perché un classico, lui, potrebbe diventarlo. E allora arriverà il tempo per il prossimo tramonto.

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