Minari: il sogno americano di un coreano alla conquista degli Oscar

6 nomination agli Oscar 2021 nelle categorie più importanti, tra tutte quella del Miglior Film. Dopo Parasite ancora una volta un film con mood orientale conquista l’Academy. In realtà si tratta del film più americano in nomination in questa 93esima edizione. Tra i produttori esecutivi c’è anche Brad Pitt.

Minari
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Quando un film può dirsi americano? Solo quando è in lingua inglese? Bisogna partire da questa riflessione prima di vedere o parlare di Minari, il film di Lee Isaac Chung, prodotto tra gli altri da Brad Pitt. Si tratta del film che sta facendo discutere il pubblico e la stampa americana, in particolare dopo le nomination agli Oscar 2021, tra tutte quella come Miglior Film. Minari ha la maggior parte dei dialoghi in coreano e non inglese, e per questo motivo secondo alcuni non può essere considerato un film americano. Eppure, è il più americano di tutti: per storia, messaggio e inclusione. Minari ha debuttato al Sundance Film Festival nel gennaio 2020 e da quel momento ha preso parte a tantissime manifestazioni americane conquistando tutti. Non ha avuto ancora un’ampia distribuzione però e non è disponibile neanche in Italia per il momento. Qualche dissenso è arrivato solo in seguito all’annuncio delle nomination Oscar. Sarebbe stato forse più corretto inserire il film, come avvenuto per i Golden Globe, nella categoria del film straniero? È vero che Minari è in doppia lingua e che l’inglese non è la principale ma è pur vero che si tratta del film più americano dell’anno. È il sogno a stelle e strisce per eccellenza: una famiglia di immigrati che cerca la realizzazione e la stabilità seppur commettendo alcuni errori. Detta così potrebbe essere la storia più banale al mondo e forse lo è, eppure ogni scena, suono, espressione fanno di questo film una vera elegia americana, una poesia cinematografica che potrebbe fare le scarpe agli Oscar persino ai favoriti Mank Nomadland.

Minari
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LA CRISI DI UNA FAMIGLIA

Minari si apre sulle note di Big Country di Emile Mosseri. Note che entrano nella testa e nel cuore fornendo allo spettatore quei pochi istanti decisivi a conquistarne l’attenzione per tutto il resto della visione. Sono gli anni ‘80 e la famiglia del piccolo David si trasferisce dalla California nel cuore dell’Arkansas. È una famiglia coreano-americana; tra loro i componenti parlano nella lingua di origine e solo con gli estranei in inglese. Il loro trasferimento è stato deciso dal capofamiglia per inseguire un sogno lavorativo, con una scelta che crea tensioni tra moglie e marito. La situazione si complica quando arriva dalla Corea la nonna. I suoi modi sono diversi da quelli che il piccolo David e sua sorella conoscono, fortemente legati a una tradizione per loro lontana, e inevitabilmente suscitano nei due bambini una profonda curiosità. Mentre il clima familiare subisce qualche trambusto, Jacob, il padre, cerca di mettere in piedi la sua fattoria pur dovendo fare i conti con i problemi economici interni alla famiglia che così si accentuano. Il sogno di Jacob è quello di coltivare ortaggi coreani introvabili in America e dare vita a una azienda agricola.

Minari
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LE NOMINATION OSCAR DI MINARI

Minari, nome di una pianta molto diffusa in Corea, è ambientato in un momento cruciale per gli USA. Sono gli anni del reaganismo e della deregulation in cui i piccoli agricoltori d’America soffrono, non hanno assistenza e devono fare i conti con una concorrenza sfrenata e irragionevole. Lee Isaac Chung immerge la storia nell’entroterra USA, pieno di contraddizioni, dove la religione, la spiritualità, hanno un peso preciso e dove il razzismo si fa sentire prepotentemente insieme però a un genuino senso contaminazione culturale e di vicinanza. Il film si ispira alla sua vicenda personale di Lee Isaac Chung, che lo ha anche scritto.Minari è candidato a ben sei Premi Oscar, in tutte le categorie più importanti: Miglior film, Miglior regista (Lee Isaac Chung), Miglior attore protagonista (Steven Yeun), Migliore attrice non protagonista (Yoon Yeo-jeong), Migliore sceneggiatura originale (Lee Isaac Chung), Migliore colonna sonora originale (Emile Mosseri). Steven Yeun, lo straordinario protagonista del film, è il primo interprete asian-american nella storia a essere nominato come Miglior attore protagonista; Yuh-Jung Youn, diva del cinema coreano, conquista la sua prima candidatura all’Oscar al suo debutto in un lungometraggio americano. Così Minari, quasi piovuto dal nulla, potrebbe essere il film decisivo e rivoluzionario in un’industria che sembra effettivamente che sta cambiando. Potrebbe essere il film dell’anno, che continuerebbe un percorso incominciato lo scorso anno con Parasite.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.