Su Sky Arte: i lati oscuri di Cappuccetto Rosso e del Piccolo Principe

Lunedì 15 febbraio prende il via su Sky Arte la serie condotta da Carlo Lucarelli e dedicata agli aspetti più “dark” delle favole. Si comincia con due grandi classici, che celano non poche sorprese.

Cappuccetto Rosso
Cappuccetto Rosso

Mancano ormai poche ore all’avvio di In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe, la nuova, attesa serie condotta da Carlo Lucarelli su Sky Arte a partire da lunedì 15 febbraio. Ispirati al mondo delle favole che tutti conosciamo, gli otto episodi faranno chiarezza sui lati più oscuri di racconti dei quali siamo certi di conoscere ogni risvolto, ma che spesso affondano le radici in fatti di cronaca poco noti.

CAPPUCCETTO ROSSO E LA LICANTROPIA

La prima puntata ‒ Cappuccetto Rosso e i lupi mannari ‒ catapulta il pubblico nella primavera del 1598. In un bosco della regione francese della Jura c’è una bambina che sta raccogliendo fragole selvatiche insieme al fratellino di quattro anni. L’aria è tiepida, i due bambini si sentono al sicuro anche se sono soli e forse non si sono accorti di essersi allontanati così tanto da casa. A poca distanza da loro, però, nascosto in mezzo ai cespugli, c’è qualcosa che li sta osservando. La bambina si gira di scatto perché sente un rumore tra le foglie, ma prima di capire di cosa si tratta viene travolta da quello che sembra un lupo. Il fratellino cerca di difenderla, mostra il coltello che ha con sé, allora la creatura si alza in piedi, si scaglia contro di lui, afferra il coltello e gli taglia la gola. La creatura che ha aggredito i bambini non è un animale, ma una ragazza che si chiama Pernette Gandillon e crede di essere un lupo mannaro. A crederci è anche il giudice che la processa e la condanna. Pernette viene impiccata e poi messa al rogo. L’accusa è di licantropia.  Quasi cento anni dopo Charles Perrault pubblica la prima versione di Cappuccetto Rosso, e tra le sue fonti di ispirazione, insieme a una vasta tradizione di storie orali, ci sono sicuramente anche episodi di cronaca come quello di Pernette. Durante tutto il Seicento la caccia ai licantropi e alle streghe ha fatto migliaia di vittime, basti pensare che il giudice che ha condannato Pernette ha mandato a morte oltre 600 “licantropi”.

I MISTERI DEL PICCOLO PRINCIPE

Il secondo episodio, invece, si intitola Il Piccolo Principe, una misteriosa scomparsa. È il 31 luglio 1944 e un uomo sta scrivendo qualcosa su un foglietto che abbandona sulla sua scrivania; esce e parte per una ricognizione aerea. Quell’uomo è un pilota ma anche uno scrittore, e quel giorno lui e il suo aereo scompaiono nel nulla. Per moltissimi anni si è parlato della misteriosa sparizione, perché quell’uomo, Antoine de Saint-Exupéry, aveva fatto esattamente la stessa fine del suo personaggio più amato, il Piccolo Principe. E a quel foglietto abbandonato sulla scrivania aveva affidato parole che sembravano un presagio, oppure una decisione estrema: “Sotto la minaccia della guerra, sono più nudo e spoglio che mai. Se verrò abbattuto, non avrò nulla da rimpiangere. Ero nato per essere un giardiniere“.

Molti anni prima aveva avuto un altro grave incidente aereo, era precipitato nel deserto libico ed era rimasto in mezzo alle dune finché non era stato salvato da una carovana di nomadi. E forse era proprio in mezzo alle dune che aveva incontrato per la prima volta il Piccolo Principe. Le teorie sulla sua morte si sono susseguite nel tempo, la verità però emergerà solo molti anni dopo la sua scomparsa. Nell’aprile del 2008 Horst Rippert, un ex pilota della Luftwaffe, dichiarerà di essere lui l’uomo che ha ucciso Antoine de Saint-Exupéry.

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