L’evoluzione degli Indifferenti di Moravia. Il film di Leonardo Guerra Seràgnoli

Dal libro di Moravia un adattamento cinematografico contemporaneo con Valeria Bruni Tedeschi, Edoardo Pesce e Giovanna Mezzogiorno. Un film che rilegge e riflette sul percorso dei personaggi del grande scrittore e li porta nel mondo d’oggi fotografando il senso di noia e di precarietà che continua ad appartenerci.

Valeria Bruni Tedeschi@Angelo Turetta
Valeria Bruni [email protected] Turetta

Un giovanissimo Alberto Moravia a metà degli anni 20 del novecento rifletteva sulla condizione della borghesia e sui giovani di quel periodo storico. Stava scrivendo Gli indifferenti, un grande romanzo sull’anti-borghesia. La storia narrata da Moravia racconta di due fratelli, Carla e Michele, incapaci di provare sentimenti e mossi dalla noia e dall’indifferenza, come il resto delle persone intorno a loro. Di fronte al declino sociale ed economico della loro famiglia Carla e Michele sono inermi, allo stesso modo della madre Mariagrazia, abitudinaria e legata ai clichés morali della borghesia. La donna, circuita da Leo – vecchio amico di famiglia -, non riesce o non vuole guardare in faccia la realtà e mentre si preoccupa di cose futili questi corteggia la figlia. E intanto, Lisa, sua più cara amica, si invaghisce perdutamente del giovane Michele. Gli indifferenti di Moravia narra di relazioni fittizie e di scelte mosse da un ideale di vita. Quello che conta per i personaggi di Moravia è solo mantenere il proprio status. Questi stessi personaggi li ritroviamo, al giorno d’oggi, nell’omonimo film di Leonardo Guerra Seràgnoli, dal 24 novembre on demand. 

INDIFFERENTI, IERI COME OGGI

“Rileggendo il romanzo abbiamo notato uno stato di precarietà e questo tipo di emozione, di sensazione è un qualcosa che noi sentiamo molto presente anche oggi in modo molto forte”, dice Leonardo Guerra Seràgnoli. E aggiunge “il nostro lavoro si è basato su due aree di ricerca. Uno sull’evoluzione dei personaggi di Moravia che si può dire che sono partiti con Gli indifferenti e poi si sono inseriti in tanti altri romanzi, passando per La noia per La vita interiore, era come se rivivessero in altre storie e altre dimensioni con delle sfaccettature diverse. Abbiamo quindi fatto un primo lavoro di approfondimento sui romanzi scritti dopo Gli indifferenti, dall’altro lato abbiamo fatto una riflessione interna, nostra, su questa precarietà, su questi temi trattati nel romanzo e su come Gli indifferenti oggi si fossero evoluti o meno”. Gli indifferenti di Leonardo Guerra Seràgnoli sono gli stessi personaggi che abbiamo amato nel libro di Moravia con la differenza che i giovani Carlo e Michele sono ancora più giovani, più o meno tra i 18 e i 20 anni. Sono raccontati in quel momento di transizione verso l’età adulta in cui arriva il momento di decidere il proprio futuro.

GIOVANI MENO ADAGIATI

A differenze dei giovani che leggiamo in Moravia, in questo film sono meno adagiati, chi per un motivo chi per un altro. Michele è furioso e cerca una soluzione per salvare la casa dove è cresciuto dalle grinfie di un approfittatore; Carla sogna di diventare una streamer affermata. Si, avete capito bene: una streamer. Una gamer, una giocatrice online, come ce ne sono tantissimi oggi che tra YouTube e Twitch hanno costruito un vero futuro lavorativo. Ne Gli indifferenti di Leonardo Guerra Seràgnoli i giovani sono un tantino meno alienati degli adulti, non sono delle effettive prede di questi e in alcuni momenti la loro noia viene sopraffatta dall’istinto di sopravvivenza, dal volere altro. Per tutto il film, in più momenti, i personaggi avvertono delle scosse di terremoto. Scosse che non li scombinano, che non li preoccupano, ormai abitudine del loro quotidiano. Già con solo queste due componenti il film di Leonardo Guerra Seràgnoli si rivela interessante e con un’idea di presente e di società in cui seppur è cementata una certa idealizzazione di vita c’è chi non vuole stare in vecchi schemi e sceglie con la propria testa.

EGOISMO UMANO

Gli indifferenti di Leonardo Guerra Seràgnoli è un film molto interno. La maggior parte delle scene si svolge in questa casa borghese che, un po’ come fosse un museo, ha colori antichi, forti, ha il pavimento che scricchiola ed è un luogo imprescindibile per i suoi abitanti per provare il proprio status, il proprio ceto. La casa è un personaggio silenzioso dove a fare frastuono tra continue discussioni e attimi di estremo silenzio sono i personaggi interpretati da Valeria Bruni Tedeschi (Mariagrazia), Edoardo Pesce (Leo), Giovanna Mezzogiorno (Lisa), Vincenzo Crea (Michele) e Beatrice Grannò (Carla). Mariagrazia e Lisa sono le donne adulte che in un modo o in un altro si rendono imbarazzanti agli occhi degli altri: la prima non si capacita della beffa che Leo le sta facendo sotto il naso e non ha alcuna cura degli umori e delle vicende che vivono i figli; la seconda vive questa grande attrazione per Michele, con cui ha una relazione clandestina per nulla ricambiata se non con la noia del giovane. Due donne sull’orlo del precipizio come gli altri personaggi, ma che a differenza loro non attendono qualcosa veramente e vanno avanti fingendo che tutto proceda per il verso giusto, senza voltarsi mai dall’altra parte. Ma chi sono i grandi indifferenti contemporanei? “Io sono molto pessimista e penso che noi tutti siamo gli indifferenti di oggi”, afferma Valeria Bruni Tedeschi. “Dobbiamo, io per prima, prendere coscienza di questa specie di egoismo che ci fa accelerare il passo e non guardare una persona vicino a noi che non sta bene, non guardare ciò che avviane nella nostra società di ingiusto, di terribile, non prendere parte alle lotte che avvengono nelle nostre famiglie. Dovremmo prendere coscienza quotidianamente che questo egoismo, questa mancanza di attenzione, non porta felicità, ci rende infelici. Se avessimo in mente questa cosa saremmo naturalmente portati all’altro. Perché è guardare l’altro, esserne attento, che porta alla felicità. È una cosa abbastanza scontata che noi però continuiamo a dimenticare”. 

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.