“Magari”: cosa hanno in comune la fotografia di Luigi Ghirri e il film di Ginevra Elkann?

Una bambina desidera più ogni altra cosa di vedere la famiglia unita e vivere momenti di condivisione insieme a fratelli e genitori. Magari, sussurra il titolo di questa storia. È l’opera prima di Ginevra Elkann.

Magari, Oro De Commarque Luigi Catani ©FrancescaFago
Magari, Oro De Commarque Luigi Catani ©FrancescaFago

Magari è il titolo del primo lungometraggio diretto da Ginevra Elkann. Magari è anche una parola che che indica una condizione, uno stato d’animo, un desiderio o un’esperienza. Questa parola muove l’intera storia del film. Nell’agosto del 2019 Magari ha aperto il Locarno Film Festival, qualche mese dopo è stato presentato al Torino Film Festival e il 26 marzo sarebbe dovuto arrivare in sala. Così non è stato per via del lockdown, e dal 21 maggio è infatti disponibile su RaiPlay. Il primo di otto film di Rai Cinema che arriva in esclusiva sulla piattaforma a sostegno della campagna #ilcinemanonsiferma. Una grande opportunità per il film di Ginevra Elkann ma al tempo stesso un gran peccato che non possa uscire in sala, sul grande schermo, dove speriamo possa essere distribuito ugualmente nei prossimi mesi. Il motivo è semplice. È un film onesto, sincero. La storia di una famiglia scompigliata. La messa in scena di emozioni comuni a tanti. La manifestazione di piccoli sentimenti e movimenti che sono la parte fondamentale di ogni adulto.

ASPETTANDO IL MOMENTO GIUSTO

Magari ha un indubbio tratto autobiografico e Ginevra Elkann firma la sceneggiatura con Chiara Barzini. Insieme hanno creato personaggi bambini e adulti tra i quali non c’è molta differenza. Ognuno di questi vive un’attesa, un desiderio. Chi di vivere la famiglia unita, chi di avere più libertà e meno responsabilità, chi chiede di avere rispetto per il proprio credo, chi vuole scrivere una storia che diventi un film. In ognuno di questi personaggi c’è qualcosa della Elkann, la stessa che da adolescente sognava di diventare regista e che dopo un percorso di studi anche in questa direzione, ha aspettato di essere veramente pronta prima di mettersi dietro la macchina da presa. Al 2005 risale il cortometraggio Vado a messa, la prima opera cinematografica ufficiale di Ginevra Elkann che solo nel 2019 ha deciso di debuttare con un lungometraggio. In tutti questi anni Ginevra Elkann ha vissuto il cinema e la sua industria da un’altra angolazione. Da produttrice, da distributrice. Ha lavorato a livello internazionale e italiano, ed è anche grazie a lei se negli anni passati abbiamo goduto della visione di film meravigliosi nei nostri cinema. Tra tutti Dallas Buyers Club. In quegli stessi anni in cui attendeva di maturare la sicurezza registica e di avere la giusta sceneggiatura da dirigere, Ginevra Elkann ha fatto altrettanta ricerca artistica attraverso la Pinacoteca Agnelli di Torino di cui è Presidente. La commistione tra queste due arti, una più classica e una più effimera, non potevano non fornirle le giuste ispirazioni per il suo film.

LA FOTOGRAFIA DI GHIRRI

Magari appare esteticamente come una foto polaroid di fine anni ‘80. Ha un vero e proprio filtro nostalgia. Reale, concreto, umano. Un filtro che ha qualcosa di “familiare”. E così ci racconta Ginevra Elkann: “c’è un artista italiano che io amo tantissimo, Luigi Ghirri, che ha lavorato tantissimo con la polaroid e ha rappresentato molto del nostro Paese. Per me è stato molto di ispirazione attraverso i suoi scatti del mare d’inverno, degli spazi vuoti. Abbiamo guardato molto alla sua fotografia e a quella degli anni 70 e 80”. In effetti in questo film c’è molto di Ghirri. Le scene in spiaggia, quelle in cui i personaggi sono di spalle, gli spazi larghi all’aperto. Magari è proprio una foto di famiglia. Una foto ricordo che esprime tanta dolcezza attraverso le parole, i desideri, le luci, le musiche. D’altronde lo diceva lo stesso Luigi Ghirri che in una foto cercava “un punto di vista sul mondo esterno e una visione su un mondo più nascosto, interiore, di attenzione, di memorie spesso trascurate”.

MAGARI, COME UN DESIDERIO

Quello di Magari è un mondo esterno fatto di situazioni comuni ma anche interno, fatto di fantasie sulla famiglia perfetta. Un mix bello e vulnerabile di riprese fatte a mano e fisse, mescolando la vivacità dei più piccoli con la staticità dell’ambiente circostante. Magari è la storia di Alma, Jean e Sebastiano. Sono tre fratelli molto legati tra loro che, per le vacanze di Natale, vanno da Parigi, città in cui vivono sereni anche se in un ambiente bizzarro con una madre di fede russo-ortodossa, a Roma in cui ritrovano il padre, uomo assente, anticonformista e completamente al verde. Magari è una commedia sentimentale in cui bambini cercano una perfezione e gli adulti mostrano la loro totale imperfezione. Alma, Jean e Sebastiano insieme al padre e alla sua nuova compagna un momento di sospensione dalle loro vite, un momento quasi surreale, vacillante tra forti dolori e grandi sorrisi. Il tutto con lee speranze che “magari” un giorno la loro famiglia così scombinata possa riunirsi. Del cast dell’opera prima di Ginevra Elkann fanno parte Alba Rohrwacher, Riccardo Scamarcio, Milo Roussel, Ettore Giustiniani, Oro De Commarque, Brett Gelman.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.