Russian Doll, la serie tv che smaschera le trappole della nostra mente

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La trama è semplice e geniale: la protagonista Nadia si trova a rivivere all’infinito il giorno della propria morte. La serie tv “Russian Doll” affronta dinamiche comuni a tutti gli esseri umani, con una buona dose di ironia.

Nadia è una ragazza americana di origine russa, vive a New York e crea videogiochi. È il giorno del suo 36esimo compleanno e le sue amiche Maxine e l’artista Lizzy le hanno organizzato una festa. Ma le cose non vanno per il verso giusto e Nadia muore. Peccato che, risvegliandosi nel bagno di Maxine, si ritrovi a rivivere una, dieci, cento volte la stessa identica giornata (e il proprio decesso). Con qualche piccola differenza.
Detta così sembrerebbe la trama già scritta di Ricomincio da capo, l’indimenticabile “giorno della marmotta” interpretato da Bill Murray nel film del 1993. L’ispirazione non manca, ma Russian Doll – una delle serie Netflix più riuscite del 2019 – è un prodotto veramente originale. Ideata da Natasha Lyonne, Leslye Headland e Amy Poehler, la serie, che non manca di spiccate dosi di senso dell’umorismo, racconta i loop e le trappole in cui ciascuno di noi si caccia per non superare i traumi e le sfide della vita.

TRAPPOLE E LOOP MENTALI

I lutti, le sconfitte, gli amori finiti, la paura del fallimento, i sensi di colpa per qualcosa che si è fatto o non si è fatto diventano le scuse e i legacci per cacciarsi all’interno di una comfort zone dalla quale non uscire mai, ripetendo pedissequamente le stesse azioni e ricreando progressivamente un ambiente cristallizzato nel quale non si cambia mai. Peccato che non sia così, peccato che nel frattempo il tempo passa e non ci accorgiamo che le cose che ci circondano marciscono (nella serie, persone, rapporti, cibi vanno a male). La ricerca di Nadia (Natasha Lyonne) e di Alan (Charlie Barnett), che la bella ragazza russa incontra sulla sua strada, si compie nel tentativo di scardinare la trappola, le matrioske cui allude il titolo, di trovare il bug, e così andare oltre.
Nonostante la narrazione si svolga come in una qualsiasi serie tv, la regia e i personaggi di Russian Doll assomigliano a un certo teatro sperimentale newyorchese, anche nei costumi. Una nota per gli appassionati d’arte contemporanea: se ne parla spesso e volentieri, con interpretazioni argute, ironiche e interessanti.

Santa Nastro

USA, 2019-ongoing
Ideatore: Natasha Lyonne, Leslye Headland, Amy Poehler
Genere: tragicommedia, mistery
Cast: Natasha Lyonne, Greta Lee, Yul Vazquez, Charlie Barnett, Elizabeth Ashley
Stagioni: 1
Episodi: 8
Durata: 24′-30′ a episodio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #54

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.