Lo scrittore Stefano Massini si infuoca in tv col suo appello: “la cultura non è inutile”

Durante il suo consueto intervento del giovedì nella trasmissione di La7, l’autore si è scagliato contro un Governo che vede i luoghi della cultura come qualcosa di molto lontano dalle priorità da far ripartire. Nomi noti del cinema, musica e spettacolo si sono uniti al suo appello

Stefano Massini a Piazza Pulita
Stefano Massini a Piazza Pulita

La forza e il vigore con cui lo scrittore Stefano Massiniha inneggiato all’importanza del mondo della cultura durante la puntata del 9 aprile 2020 di Piazzapulita, trasmesso su La7, si è già trasformato in un appello corale. Dall’arte al cinema, dal teatro alla musica, sono già tantissimi i personaggi che hanno aderito, riconoscendosi pienamente nel “J’accuse” liberatorio dello scrittore: Vasco Rossi, Renato Zero, Carlo Verdone, Jovanotti, Paola Cortellesi, Emma, Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Ambra Angiolini e ancoraPaola Turci, Tosca, Tommaso Paradiso, Ferzan Ozpetek. A sollevare l’indignazione sarebbe il trattamento che viene da sempre – e con più intensità in questo momento storico – riservato al mondo culturale: se da una parte l’isolamento domiciliare e la quarantena hanno dimostrato che è impossibile sopravvivere senza canzoni, libri e film, dall’altra è doloroso constatare come il Governo, puntando a una riapertura graduale delle attività commerciali, continui a considerare teatri, cinema e musei come un fanalino di coda nell’elenco delle priorità.

L’APPELLO DI STEFANO MASSINI: INUTILI CHI?

Oggi il virus che sta cambiando tante cose sta portando anche una nuova contrapposizione: quella tra essere umani necessari e quelli inutili. Oggi abbiamo costantemente dati agghiaccianti sui morti in cui diciamo che erano di una certa età o erano portatori di altre patologie, come dire che anche in quel caso tranquilli tutti perché la loro utilità era già minacciata. Oggi si parla del fatto che devono partire i settori fondamentali, come l’industria, la scuola, i centri commerciali”, inizia così il discorso di Massini davanti alle telecamere di Piazzapulita. E prosegue in un continuo crescendo. “E poi ci sono io, che come scrittore sono un totale parassita della società: i teatri, i cinema, concerti, vedremo se aprire. Si capisce che ci sono dei problemi sanitari mettendo centinaia di persone insieme ma non è quello il punto. Il punto è il modo irritante in cui si dà per scontato il fatto che l’arte, il teatro, il cinema, la musica siano delle cavolate marginali che anche se non cominciano, chissenefrega. Le cose utili, quelle sì, ma noi non ne facciamo parte. Si dà il caso che il paese sia in una sorta di carcerazione obbligata dai motivi sanitari da svariate settimane… Posso dire che probabilmente gli inutili cantanti, gli inutili attori, gli inutili scrittori con le loro inutili opere, con le loro inutili canzoni, con i loro inutili film hanno probabilmente fatto sì che questa carcerazione fosse più sopportabile. Grazie a canzoni e film che hanno inondato computer, telefonini, iPad e televisori siamo riusciti a tenere compagnia alla gente e quindi forse tanto inutili non eravamo“.

L’APPELLO DI STEFANO MASSINI E LA CULTURA IN ITALIA

Rincarando la dose, Massini si è rivolto in particolare al rapporto millenario (dando uno sguardo all’inestimabile patrimonio artistico e culturale) che lega l’Italia alla Bellezza. “Questo fa parte della nostra identità”, ha ricordato. La verità, è che l’appello di Piazzapulita riapre una vecchia ferita, esistente da ben prima dell’arrivo della pandemia. La dicotomia tra eccellenze culturali e gestione politica è una frattura evidente già dal lontano 2010, quando l’allora Ministro dell’economia Giulio Tremonti si pronunciò con il fatidico motto “con la cultura non si mangia”. Una sentenza ampiamente sfatata ma che ancora riecheggia nella scarsa lungimiranza che spesso rischia di affliggere le istituzioni. Nel discorso di Massini c’è forse anche la presenza di questo spettro. E alza un interrogativo: “perché non ripartire proprio dalla cultura?” Intanto, arriva dal Governo il via libera alla riapertura delle librerie a partire dal 14 aprile: una scelta ambigua, che gira attorno al problema senza affrontarlo, che stona con la quarantena con e l’obbligo dei cittadini di stare a casa (quando gli “sgarri” sulla quarantena sono stati ad oggi fin troppi). Che potrebbe risultare addirittura dannoso per le librerie stesse, le quali tuttavia non rappresentano che un piccolo aspetto di tutte quelle numerose realtà artistiche e professionali che rientrano nella filippica di Massini. Nel suo discorso, inoltre, lo scrittore ha tenuto a precisare come ogni concerto, ogni esibizione, ogni mostra, ogni prodotto culturale porti con sé una miriade di addetti e dipendenti retribuiti. C’è la nobile bellezza sì, ma al pari di un reale indotto economico.

L’APPELLO DI STEFANO MASSINI: CONCLUSIONI

C’è una frase bellissima del grande Aldous Huxley che dice: ‘Ogni essere umano ha la sua letteratura e quella letteratura sono i suoi ricordi’. I capitoli più importanti di questo nostro libro coincidono guarda caso con quello spettacolo o quel film che hai visto quella volta o con quel concerto in cui hai cantato a squarciagola in quel determinato stadio. Quindi significa che l’arte, la cultura, la bellezza non sono scemenze di cui si può fare a meno e chissenefrega, ma sono qualcosa che è parte radicale dei ricordi e della sete di bellezza che abbiamo ognuno per parte propria“, ha concluso. “Quindi sì, il mio è un appello stasera. Un appello per dire che se dobbiamo ripartire dobbiamo farlo con un occhio alla bellezza perché la bellezza è essenziale, la sete di ricordi passa dalla bellezza”.

CHI È STEFANO MASSINI

Stefano Massini è nato a Firenze nel 1975. Scrittore profondamente legato all’ambito del teatro, ha pubblicato testi teatrali quali Processo a Dio, Memorie del boia, La fine di Shavuoth, L’odore assordante del bianco, Trittico delle Gabbie eDonna non rieducabile. Memorandum su Anna Politkovskaja. Da maggio 2015 è consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano. Il suo romanzo Qualcosa sui Lehman, ha vinto i Premi Super Mondello, Campiello Selezione Giuria, Premio De Sica, Premio Giusti e Premio Fiesole. In Francia l’edizione francese pubblicata nel 2018 ha ricevuto il Prix Médicis e il Prix du meilleur livre étranger. L’interpretatore dei sogni, edito da Mondadori nel 2017, è il suo secondo romanzo, anch’esso diventato spettacolo teatrale. I suoi ultimi libri sono: Dizionario inesistentee Ladies Football Club. Ha collaborato ai testi per la seconda edizione dell’evento Danza con medi Roberto Bolle, su Rai1 il 1 gennaio 2019; interviene con i suoi racconti ogni giovedì sera in prima serata nella trasmissione Piazzapulita di Corrado Formiglisu La7.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.