Lucia Bosè e i suoi angeli. Storia di una attrice

Il 23 marzo 2020 scompare Lucia Bosè all’età di ottantanove anni, vittima del Coronavirus, tra le pandemie più “democratiche” della storia, una sorta di grottesco remake di situazioni antiche da romanzo manzoniano.

Lucía Bosè, Roma 2015. Photo credits Roberto Rocco
Lucía Bosè, Roma 2015. Photo credits Roberto Rocco

Il 23 marzo 2020 scompare Lucia Bosè. L’ironia del destino vuole che la data di morte sia la stessa, almeno per il giorno e il mese, di un’altra icona del cinema mondiale, Elizabeth Taylor. Le due dive, oltre che in vari eventi mondani, si incontrano a Venezia nel 1971 alla 32esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, dove è presentato il film L’Ospite, diretto da Liliana Cavani, in cui la Bosè è la protagonista femminile principale, ambientato in un contesto ospedaliero (anche se psichiatrico) denso di contraddizioni sociali e organizzative. Nella stessa edizione del festival c’è in concorso il film Under Milk Wood, diretto da Andrew Sinclair, dove la Taylor appare al fianco di Peter O’Toole e soprattutto di suo marito Richard Burton.

INIZIO A SORPRESA

E pensare che la sua storia inizia negli Anni Quaranta del secolo scorso come commessa della pasticceria Galli di Milano, dove un giorno Luchino Visconti si reca per acquistare una confezione di marron glacé. Da un semplice apprezzamento del grande regista nasce una carriera cinematografica e mediatica di respiro internazionale e una liaison soprattutto umana che non tramonta mai. Risulta vincitrice del concorso di Miss Italia del 1947, dove la seconda e la terza classificata sono rispettivamente Gianna Maria Canale e Gina Lollobrigida. Debutta sul grande schermo nel 1950 con il film Non c’è pace tra gli ulivi di Giuseppe De Santis, cui segue, sempre nello stesso anno, la sua interpretazione nel film Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni, che la vuole protagonista anche ne La signora senza camelie (1953).

CINEMA D’AUTORE E DI SENTIMENTI

Nel 1956, dopo i film meno autoriali quali Parigi è sempre Parigi e Le ragazze di piazza di Spagna, diretti entrambi da Luciano Emmer, è attrice protagonista nel film Gli sbandati di Francesco Maselli, che guadagna una menzione d’onore alla Mostra del Cinema di Venezia. In quegli anni ha una relazione sentimentale con Walter Chiari, con cui gira vari film commedia tra cui Era lei che lo voleva! (1953) di Marino Girolami e Giorgio Simonelli, Accadde al commissariato (1954) sempre di Giorgio Simonelli, al fianco di grandi attori del calibro di Alberto Sordi, Carlo Dapporto, Lauretta Masiero e Nino Taranto, e Vacanze d’amore (1955) di Jean-Paul Le Chanois. Nel 1955 sposa il torero Luis Miguel Dominguín, da cui ha tre figli, Miguel, Lucia e Paola, e da cui si separa nel 1967, a causa delle continue infedeltà. Il grande toreador, d’altronde, da sempre vanta un curriculum “sentimentale” di notevole risvolto mediatico, con rotocalchi internazionali che gli attribuiscono relazioni con bellissime donne del mondo del cinema e dello spettacolo tra cui Ava Gardner, Rita Hayworth, Lauren Bacall, Lara Turner.

UNA GRANDE COLLEZIONISTA

Negli Anni Sessanta gira vari film sotto direzioni eccellenti, tra cui Il testamento di Orfeo di Jean Cocteau (1960), Sotto il segno dello scorpione di Paolo e Vittorio Taviani (1969), al fianco di Gian Maria Volonté, e Fellini Satyricon di Federico Fellini (1969), il quale guadagna una nomination all’Oscar come miglior regista nel 1971. Tra le pellicole più interessanti girate negli anni successivi Nathalie Granger (1972), diretta da Marguerite Duras, Cronaca di una morte annunciata (1987) di Francesco Rosi, L’avaro (1990) di Tonino Cervi, Volevo i pantaloni (1990) di Maurizio Ponzi, Harem Suare (1999) di Ferzan Özpetek, e I Viceré (2007) di Roberto Faenza. Nel 2000 realizza nella cittadina di Turégano, nei pressi di Segovia, in Spagna, un museo dedicato agli angeli, dove sono esposte circa 80 opere di artisti contemporanei, la cui ispirazione le deriva da una passeggiata effettuata anni prima su Ponte Sant’Angelo a Roma, ma soprattutto dal suo particolare rapporto di amicizia con Pablo Picasso, che le dedica dei piatti con gli angeli. Tra l’artista spagnolo e l’attrice italiana c’è un rapporto di grande affetto e amicizia al punto che la Bosè diventa un’importante collezionista con circa 40 opere. La Bosè ha una spiccata sensibilità all’arte, intrattenendo rapporti di amicizia e condivisione affettiva anche con tanti altri illustri artisti del calibro di Ernest Hemingway e Salvador Dalí.

AZZURRA COME LA SUA ANIMA

Nelle ultime apparizioni televisive e pubbliche i suoi capelli sono azzurri, lo stesso colore della sua anima, come se con l’avanzare dell’età il suo corpo dovesse esprimere visivamente il suo mondo interiore, fatto dei suoi angeli e di una bellezza che alla fine le ha fatto mettere in secondo piano il cinema rispetto alla famiglia e l’ha portata a recidere il rapporto con il padre dei suoi figli, alla ricerca di una verità, che non avesse ombre, che non subisse compromessi. Per quanto la sua carriera si sviluppi nell’epoca delle cosiddette maggiorate, la sua arte cinematografica piace per lo più ad artisti e intellettuali, da subito si differenzia da quel mondo fatuo dei concorsi di bellezza del dopoguerra, da cui emergono anche tante altre attrici salite alla ribalta internazionale, ma che non si confondono con lei, che sempre conserverà il suo posto privilegiato per chi ama la limpidezza della semplicità, la bellezza della verità.

Marco Eugenio Di Giandomenico

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Marco Eugenio Di Giandomenico
Docente di Logica e Organizzazione di Impresa presso l'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Presidente dell'Associazione Ethicando.